Il pareggio di Genova contro la Sampdoria ha giustamente deluso il popolo nerazzurro. Quella partita, contro la penultima in classifica e con grandi problemi extracampo, andava chiusa ancora prima che l'arbitro fischiasse l'inizio delle ostilità. L'Inter seconda in graduatoria aveva vinto meritatamente il derby una settimana prima, l'avversario non doveva avere speranze. Ma le partite si vincono buttando il pallone all'interno della porta avversaria. È la regola base del calcio, semplice, ma basilare. Il match è invece terminato con un triste 0-0 perchè la Beneamata non è riuscita a segnare.
Ma le gare vanno lette al di là del risultato se si voglia fare un'analisi seria, corretta, e non condizionata da prevenzioni e antipatie. Sarebbe stato grave, per il giudizio sull'allenatore, se l'Inter non avesse vinto perché incapace di creare occasioni da rete. E invece il tabellino della gara di Marassi parla di ben venticinque tiri scagliati verso la porta blucerchiata difesa dal bravo Audero. Molte occasioni per passare, dunque, alcune clamorosamente fallite. Ricordiamo il tiro al volo di Dimarco a pochi passi dalla porta avversaria con il pallone colpevolmente svirgolato.
Sotto accusa, però, è finito ancora una volta Simone Inzaghi, questa volta criticato anche dalla Curva che sino a lunedì scorso aveva sostenuto il mister senza se e senza ma. Quindi apprendiamo che Inzaghi, che da calciatore di mestiere faceva il centravanti, avrebbe dovuto lui battere Audero e regalare i sospirati tre punti. Che l'Inter manchi di continuità, lo abbiamo più volte scritto. Che la squadra, in questa contraddittoria stagione, tenda a non aggredire subito le partite con le cosiddette piccole è senz'altro un'amara verità che chiama in causa anche il tecnico.
Ma a Genova, a mio avviso, l'Inter ha fatto quello che doveva fare, pur non entusiasmando. La colpa, grave, è di non aver concretizzato le azioni sviluppate, specialmente nel primo tempo. E ora, abbandonata l'ultima speranza di poter essere l'anti Napoli, l'Inter si trova nel mischione di quelle squadre che aspirano a entrare nelle prime quattro. Tant'è.
Più preccupante mi pare sia quanto successo a Marassi tra due big della squadra, due protagonisti assoluti dello scudetto targato Antonio Conte. Lukaku e Barella hanno dato il peggio di loro in quel frangente. La reazione condita da insulti di Big Rom all'ennesima sbracciata di Barella, denota che qualche problema nel gruppo esiste e non si può fare finta di nulla, ma bisogna intervenire subito per ripristinare il sacro concetto che il “noi” debba prevalere sull' “io”.
Radio Appiano ci dice che i due sono comunque grandi amici e che tutto sia rientrato. C'è da augurarselo vivamente, perché Nicolò Barella, al netto dell'atteggiamento a volte indisponente, è sempre tra i migliori in campo e la sua presenza è indispensabile. E se l'Inter vorrà terminare la stagione al meglio, avrà anche bisogno che Lukaku torni sereno e quindi voglioso di migliorare al più presto le sue prestazioni. Questa sera al Meazza contro l'Udinese sapremo se il gruppo sia sia veramente ricompattato come avvenne dopo la famosa riunione che precedette la sfida di Champions vinta a San Siro contro il Barcellona.
L'Inter si appresta a disputare tre gare in otto giorni che potranno indirizzare fortemente il prosieguo della stagione. All'andata un'Udinese formato Real Madrid diede una dura lezione ai nerazzurri che crollarono dopo il vantaggio iniziale firmato dalla splendida punizione di Barella. Ora quell'Udinese, pur rimanendo avversario temibile, non c'è più e l'Inter ha il dovere di non tradire i settantamila che anche questa volta riempiranno il Meazza. Mercoledì 21 altri settantamila e passa sospingeranno la squadra contro il Porto dell'ex Conceicao nell'andata degli ottavi di finale di Champions League, E domenica 26 all'ora di pranzo si reciterà in quel di Bologna, dove nella scorsa stagione si consegnò definitivamente lo scudetto a chi non avremmo mai voluto consegnare.
Insomma, basta isterismi, ma testa bassa e pedalare. Società, tecnico e squadra. Lo merita il pubblico nerazzurro in amore che c'è stato, c'è, e sempre ci sarà.
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