Ci piace pensare che la celebre canzone di metà anni '70 cantata da Lucio Battisti con la collaborazione del grande Mogol, abbia fatto da immaginaria colonna sonora in testa alla classifica al termine della trentunesima giornata di campionato. L'Inter, che i più consideravano ormai fuori da una lotta scudetto che a Natale sembrava già vinto dalla Beneamata, compie il blitz da sogno in casa del nemico calcistico per antonomasia e avverte Milan e Napoli: “Scusate, ma ci siamo anche noi”. Si, l'Inter di Simone Inzaghi, grazie al successo contro la Juventus, è tornata prepotentemente in corsa per tentare di bissare il tricolore conquistato la scorsa stagione e, se così fosse, significherebbe seconda stella. Obiettivo di straordinaria importanza e suggestione per il club di Viale della Liberazione.
All'Allianz Stadium si è vista un'Inter brutta, ma cattiva. Assolutamente concentrata, nella sofferenza di una partita dominata per larghi tratti dai bianconeri, a portare a Milano il bottino pieno, una volta passata in vantaggio con il doppio rigore targato Cahlanoglu. La voglia di vincere. Ecco l'ingrediente indispensabile per la volata finale, l'ingrediente che caratterizza le squadre che alzano i trofei. Come già scritto in passato, in casa nerazzurra per qualche tempo ci si è adagiati sul fatto che si fosse giocato bene per settantacinque minuti a fronte di due dolorose sconfitte. Mi riferisco al maledetto derby di campionato e all'andata degli ottavi di Champions League contro il Liverpool. Che l'Inter avesse giocato bene quelle due gare nessuno lo discute, ma mi preoccupava che la cosa fosse ritenuta sufficiente per considerare la sconfitta solo un fastidioso incidente di percorso e non una pericolosa involuzione, soprattutto mentale, che ha autorizzato le avversarie a credere che l'Inter fosse improvvisamente divenuta vulnerabile. Poi abbiamo assistito ad una serie di gare pareggiate contro squadre nettamente inferiori, anche per il cattivo stato di forma di giocatori determinanti e per l'assenza di un elemento imprenscindibile come Marcelo Brozovic.
Ora sembra che la Beneamata abbia deciso di riattaccare la spina per scendere in campo con quell'elettricità che non deve mai mancare. Anche verbalmente. E allora ben venga l'Inzaghi che alla vigilia della trasferta di Torino dica che sarebbe stata la partita giusta per risorgere e ben venga l'Inzaghi che ieri, alla Tv di casa, ha dichiarato che questa Inter sia in grado di vincere tutte le partite che mancano al termine del campionato. Oggi il Meazza si veste a festa con circa sessantamila spettatori per la sfida con il Verona. Occasione fondamentale per dimostrare che la vittoria di domenica scorsa abbia veramente riacceso il sacro fuoco. Mancherà per squalifica il non esaltante Lautaro Martinez di questa stagione, nonostante l'attaccante argentino sia in doppia cifra con quattordici reti realizzate.
Salvo sorprese, a fianco di Dzeko giocherà dal primo minuto l'altro argentino Joaquin Correa. Il ventisettenne ex Lazio, pupillo di Simone Inzaghi, finora ha inciso pochissimo causa anche una serie di infortuni che ne hanno oscurato potenzialità e talento. Correa aveva iniziato molto bene proprio a Verona, seconda giornata del torneo, quando con il risultato bloccato sull'1-1, è entrato in campo realizzando nel finale di gara una bellissima doppietta che ha regalato la vittoria. Bis offerto nella gara interna contro l'Udinese, quando l'argentino ha segnato nella ripresa un'altra doppietta decisiva per la vittoria finale che aveva riportato l'Inter in scia di Milan e Napoli che al tempo menavano la danza in testa alla classifica.
Poi Correa è sparito dai radar, le poche volte in cui è stato chiamato in causa non ha più inciso, mostrando anzi una certa inconsistenza che non fa emergere la tecnica purissima. Oggi può avere la grande occasione per smentire chi pensa che i trentuno milioni spesi per lui, arrivato in prestito con obbligo di riscatto, siano stati un grave errore di mercato. Correa ha caratteristiche che potrebbero risultare decisive in un finale di stagione che impone giocate in grado di risolvere le partite al di là dello schema. Staremo a vedere. Intanto godiamoci il ritorno dell'Inter al tavolo di gioco che conta. Sperando di poter calare le carte vincenti.
“Ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?”
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