Antonio Conte è fatto così: prendere o lasciare. Le bordate rifilate alla dirigenza interista dell'altra sera sono solo l'ultima di una lunga serie di uscite di critica pubblica al proprio datore di lavoro. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, un film già visto e rivisto in passato. Accadde nel 2006/07 ad Arezzo, nella sua prima esperienza in panchina. Stessa storia a Bari, un biennio in cui riporta il club in Serie A. Rinnova il contratto e tre settimane dopo lo rescinde perché "è venuta meno la fiducia". All'Atalanta dura poco, colpa dei dissidi tra lui e i tifosi bergamaschi. Burrascoso anche il divorzio dalla Juventus dopo varie sbandate. "Colmare lo svantaggio in Europa non sarà facile né tra uno, né tra due né tra tre anni. Non si va in un ristorante da 100 euro pensando di pagarne 10. Uno fa i record, poi esce in semifinale di Europa League e si parla di cataclisma", una delle tante dichiarazioni da battaglia ai tempi della panchina bianconera.

Lamentele continue anche in nazionale e al Chelsea, dove entra in rotta di collisione con la manager Marina Granovskaia. Adesso l'Inter, con un finale ancora da scrivere.

Sezione: Rassegna / Data: Lun 03 agosto 2020 alle 09:12 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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