"Hai occhi da portiere" è un modo di dire per complientarsi con qualcuno della sua vista. E se c'è qualcuno che ha 'occhio per i portieri' è sicuramente qualcuno che il ruolo lo conosce bene. Un nome su tutti, Gianluca Pagliuca, veterano del calcio italiano tra i pali, protagonista prima con la Sampdoria dello Scudetto nel 1991 e poi con l'Inter (Coppa UEFA '99) e la Nazionale azzurra (vice Campione del Mondo '94). Ai microfoni di Time2play l'ex estremo difensore nativo di Bologna analizza proprio la situazione in casa nerazzurra, con focus sulle gerarchie tra i pali
Si aspettava la vittoria dello Scudetto da parte dell'Inter? Che cosa l’ha sorpresa della stagione dei nerazzurri?
"Dopo la cocente delusione dell’anno scorso in cui sono arrivati a un passo dal vincere tanto ma poi non hanno portato a casa nulla, i giocatori avevano una grande voglia di rivalsa. Hanno fatto una ottima stagione vincendo lo scudetto meritatamente: dovessero vincere la Coppa Italia sarebbe la classica ciliegina sulla torta, una doppietta veramente molto importante per tutto il gruppo, a partire naturalmente da mister Chivu".
In tutto questo Chivu è stato, tra le altre cose, bravo a tenere la concentrazione e a non fare distrarre i giocatori dalle voci e dai veleni che in queste ultime settimane hanno colpito l’Inter, con insinuazioni e 'si dice' in merito all’inchiesta in corso sugli arbitri e sul loro designatore Rocchi.
"Mi ha molto stupito questo accanimento sull’Inter e sulla società a proposito di un'inchiesta che, al momento, riguarda solo gli arbitri e non i tesserati né dell’Inter né di altre squadre. Probabilmente è qualche tifoso che scrive sui giornali che non vedeva l’ora di gettare benzina sul fuoco e l’esposizione sui social ha fatto il resto".
Lei ha vissuto sulla sua pelle un momento storico del calcio in cui veramente c’era del marcio che inficiava il regolare svolgimento delle partite (il riferimento è agli episodi arbitrali di fine anni ’90 e inizio anni ’00 che poi portarono alla cosiddetta Calciopoli, ndr): si capiva che c’era qualcosa che non andava?
"Devo dire che avevamo sentore di qualcosa, si capiva che c’erano episodi strani, ma certamente nessuno poteva immaginare che ci fosse un vero e proprio sistema così strutturato. Si pensa sempre al bene e alla buona fede di tutti, che non ci sia mai qualcosa di losco e invece qualcosa di losco c’era".
Parliamo degli anni in cui lei era all’Inter, dal 1994 al 1999: c’è qualcosa che ricorda con particolare affetto di quel periodo in nerazzurro?
"Innanzitutto la possibilità di parlare in società con due persone straordinarie come il presidente Massimo Moratti e Giacinto Facchetti. E poi potevi giocare con il miglior giocatore del mondo, Ronaldo, un piacere e un onore, e soprattutto ti faceva vincere! Eravamo e siamo tuttora un gruppo legatissimo: ci scriviamo ancora regolarmente nelle chat, c’è una grande amicizia".
Tocchiamo il dolente tasto della Nazionale: non solo per la terza assenza consecutiva dai Mondiali, ma anche perché quest’anno si disputeranno (anche) negli USA e lei fu protagonista, la prima volta che questo successe, nel 1994. Che ricordo ha di quell’esperienza, a parte l’amarezza per la sconfitta ai rigori nella finale contro il Brasile?
"Un’esperienza fantastica: vivere un Mondiale da protagonista e arrivare veramente a un pelo dal vincerlo è ancora adesso un’emozione incredibile che fa ancora venire la pelle d’oca quando mi capita di vedere filmati e immagini dell’epoca. Arrivare a un centimetro dall’alzare la coppa è un pensiero che ancora oggi fa malissimo. Se penso però a tanti calciatori italiani di adesso che non riusciranno a giocare un Mondiale nella loro carriera mi dispiace davvero: certo, vincere un Europeo è meraviglioso, ma il Mondiale è un’altra cosa, per un calciatore è una vera laurea".
Una polemica legata a quei Mondiali era stata quella degli orari delle partite, accomodati per il pubblico europeo che le vedeva all’ora di cena ma tremendi per voi che giocavate a mezzogiorno: era davvero un inferno?
"Abbiamo giocato la finale a Los Angeles alle 12.30: certo, era molto caldo ma per fortuna c’era vento e questo aiutava a sopportare l’umidità, a differenza di quanto accadeva a New York, dove la cappa di afa era veramente insostenibile: al Giant Stadium davvero non respiravi.
Torniamo all’oggi con una domanda per il portiere Pagliuca: nell’Inter che ha vinto lo Scudetto un tema di discussione, anche tra tanti tifosi, è stato il rendimento di Yann Sommer, specie sui tiri da fuori, in cui gli è capitato più volte di respingere sui piedi degli avversari, quasi a fare degli involontari assist: che ragione se ne è dato, di questo che appare come un errore tecnico?
"Si tratta di una tecnica di parata che Sommer non riusciva a fare correttamente anche per molta sfortuna, perché tutti gli episodi che citi sono di fatto tiri che sono arrivati molto vicini al corpo, in cui è difficile respingere lateralmente la palla, a differenza di quando la palla è angolata. Ha avuto la sfortuna di ricevere spesso tiri molto forti e centrali, indirizzati sulla sua figura: lì o la blocchi e allora tutto bene, ma se la respingi è difficile buttarla verso l’esterno. Yann Sommer è un buon portiere: l’anno scorso ha fatto bene, quest’anno meno però nonostante tutto l’Inter è stata vincente lo stesso".
Il sostituto di Sommer, Josep Martinez, ha fatto vedere buone cose quando è stato chiamato in causa, eppure ha giocato meno di quanto ci si aspettasse: normali questioni di gerarchie interne oppure secondo lei dà meno sicurezze?
"Io credo che Chivu rispetti le gerarchie: sa benissimo che Sommer probabilmente è all’ultima stagione in nerazzurro però sa anche che è un uomo molto importante per lo spogliatoio e probabilmente non vuole intaccare certe dinamiche. Fa benissimo così e i fatti gli hanno dato ragione. Martinez tra l’altro intelligentemente non fa polemiche".
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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