Un 3-3 ricco di emozioni e di difficile interpretazione. L'Inter esce a testa alta dal Celtic Park, ma a ragione può recriminare per aver sprecato un match point che avrebbe reso una formalità la gara di ritorno giovedì prossimo a Milano. Invece ci sarà da stringere i denti, magari iniziando con lo stesso piglio ed evitando di gettare alle ortiche quanto costruito.
LA SFURIATA AL CONTRARIO – Tutti gli addetti ai lavori si aspettavano un canovaccio ben preciso per Celtic-Inter: assedio iniziale dei padroni di casa e almeno 15 minuti di sofferenza per la difesa nerazzurra, nella speranza di rimanere in piedi durante la tempesta. Invece, voilà, succede proprio l'opposto: nel primo quarto d'ora un'Inter prepotente, cinica e solida si trova già sul 2-0 e sfiora persino il tris. Uno choc per gli scozzesi, che probabilmente avevano preparato ben altro avvio. A rimetterli in corsa è solo la disattenzione dei nerazzurri, che espongono il fianco e iniziano a ballare davanti a Carrizo, rimettendo sulle rotaie un treno che stava pericolosamente deragliando. Cliché a quel paese e partita ricca di emozioni, soprattutto per gli osservatori esterni.
CALCIO SCOZZESE – Emozioni, ma anche tanti passaggi a vuoto. Se dal Celtic era lecito attendersi qualche down dal punto di vista tecnico-tattico, dall'Inter no. Eppure i nerazzurri si sono adeguati al clima locale, iscrivendosi per una sera a uno dei tornei più sottovalutati (a ragione) del Vecchio Continente. In particolare a livello difensivo, i numerosi errori, alcuni inspiegabili, hanno agevolato il compito dei cattolici di Glasgow così come avviene ogni settimana nella Scottish Premiership. Non certo un motivo di vanto per i nerazzurri, che pagano ancora i cali di concentrazione e un'organizzazione difensiva su cui Mancini deve ancora lavorare, e tanto.
LA DIFFERENZA NELLA DESINENZA – Cos'hanno in comune Kovacic, Kuzmanovic e Brozovic? La terra d'origine (non la nazione) e la desinenza 'ic'. Oltre al fatto di essere tre centrocampisti dell'Inter. Eppure, con il primo in campo per un quarto d'ora e il secondo rispolverato titolare con alterne fortune, è proprio il terzo, assente, ad aver fatto la differenza ieri sera contro il Celtic. Già, perché se c'è una cosa che i successi convincenti contro Palermo e Atalanta hanno dimostrato, senza rischio di smentita, è l'imprescindibilità del nuovo arrivato. Il quale, tatticamente, ha preso proprio il posto di Kovacic e Kuzmanovic, garantendo un contributo di elevata quali-quantità e permettendo ai colleghi di reparto Medel e Guarin di esprimersi meglio. Non a caso, proprio il colombiano, senza Brozovic, ha fatto un passo indietro rispetto alle ultime due, esaltanti, uscite. Coincidenza? Vedremo a Cagliari, peccato però che in Europa non avremo controprove.
QUALCHE PUNTO IN PIU'? - Giorni fa Roberto Mancini, senza alcuna malizia, ha ammesso che con Mazzarri in panchina l'Inter avrebbe qualche punto in più in classifica. Motivo? La predisposizione della rosa al modulo ormai abituale da un anno e mezzo. Magari è proprio in funzione di tale concetto che il Mancio, nel finale di Celtic-Inter, ha deciso di passare alla difesa a 3 sfruttando la duttilità di Campagnaro. Si è vista così, almeno tatticamente, la stessa Inter che con Mazzarri aveva collezionato poche soddisfazioni e tante delusioni. Non a caso, a parziale confutazione dell'ipotesi manciniana, nonostante questo modulo gli scozzesi il pareggio lo hanno trovato, anche agevolati da una difesa ancora distratta. Chissà se il tecnico jesino è ancora convinto di quella affermazione...
I RIMPALLI DEL TRENZA – Diciamo la verità: questa stagione per Rodrigo Palacio è stata, per usare un eufemismo, sfortunata. A lungo fuori per la caviglia malconcia, l'argentino assai di rado è tornato a essere quella macchina da gol tatticamente perfetta che il tifoso interista ha imparato ad apprezzare. Il suo primo gol, dopo tanti errori sotto porta, rigore compreso, è arrivato solo a dicembre ma nonostante ciò el Trenza è rimasto nel limbo dell'incompiutezza. Qualcosa però, negli ultimi giorni, è cambiato. Perché se la condizione è leggermente migliorata, c'è un fattore che sta facendo la differenza per lui: la fortuna. Palacio sta riscuotendo i crediti con la dea bendata, anche se a rate. A Bergamo è tornato al gol grazie a un rimpallo con Stendardo, ieri ha sfruttato una carambola che lo ha messo di fronte a Gordon e un liscio dello stesso portiere. Risultato: doppietta. In poche parole, adesso il pallone va proprio dove lui sa cosa farne. Ad maiora, Trenza.
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