Il Corriere dello Sport celebra la morte del Fair Play Finanziario. Il quotidiano romano è netto: con la caduta dell'obbligo del pareggio di bilancio, cade l'architrave del sistema avviato da Platini. Lo choc dovuto alla pandemia ha di fatto obbligato al passo indietro, perché per le società sarebbe oggettivamente impossibile rispettare tutti i paletti imposti dal FFP. Dagli introiti da stadio a quelli del mercato: il calcio è stato duramente colpito dal virus e questo è sotto gli occhi di tutti.

Ma non basta il Covid-19 a spiegare il fallimento del FFP. "L’Uefa dice che ha migliorato la salute del football europeo perché in dieci anni il sistema calcio ha ridotto i debiti e rafforzato il patrimonio - spiega il Corsport -. Questo è vero, ma non grazie al FFP. Dal 2009 al 2018 il giro d’affari dei club europei è quasi raddoppiato, grazie a sponsor e tv: difficilmente un’industria che raddoppia il fatturato peggiora i conti. Del miglioramento finanziario, poi, hanno beneficiato alcuni più di altri: due terzi dei nuovi ricavi hanno raggiunto i club inglesi che infatti, nel 2018, facevano il 92% degli utili del calcio europeo, mentre il resto del continente è rimasto in perdita".

Il tutto senza dimenticare le distanze dilatate tra i 5 migliori tornei (75% di fatturato) e il resto d'Europa e anche il doppio binario tra chi accede alla Champions League e chi no. Roma, Inter e Milan, per anni fuori dalla UCL, ne sanno qualcosa. Peraltro, gli stipendi continuano a incidere troppo sulle casse dei club, proprio come accadeva prima dell'istituzione del sistema. E il FFP non ha impedito nemmeno l'ingresso dei miliardari arabi, russi o qatarioti, abili nell'aggirarne i paletti. "La Superlega è la nuova frontiera, l’Uefa è in affanno", sottolinea il CdS.

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Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 26 marzo 2021 alle 10:28 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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