Bella intervista della Gazzetta dello Sport a Denzel Dumfries, che non si sottrae neppure alle domande più scomode. Ecco alcuni stralci delle parole dell'esterno nerazzurro, finalmente a disposizione di Chivu dopo aver saltato le prime due partite del Mondiale.
Dumfries, innanzitutto come sta visto che non ha giocato le prime due?
"Benone, dai, sono a disposizione per il River. Dopo l’ultima partita con l’Olanda, ho avuto qualche problema fisico e non ho voluto rischiare. Alla fine della stagione hai sempre dei dolori, una certa stanchezza".
Ma la stanchezza era anche mentale?
"No, questa volta era tutta fisica. Anche se è normale che ci sia anche un po’ di stress dopo tutto quello che è successo, bisogna accettare sempre quando il tuo fisico e la tua testa ti lanciano dei messaggi. Ora però è tutto alle spalle: voglio contribuire anche io a far nascere una nuova Inter".
Ecco, come sarà questa “nuova” Inter? Cosa state cambiando?
"Ora siamo in una terra di mezzo, questo Mondiale per noi è l’inizio di qualcosa di nuovo, ma anche la fine di qualcos’altro. Ma s’è già visto che Chivu è davvero un ottimo allenatore, con uno staff molto valido, e poi cambieranno alcune cose, ovviamente. È importante anche per noi giocatori ricevere nuova energia e nuove idee. E penso che il nuovo tecnico sia in grado di farlo. Le prime due settimane di lavoro sono andate molto bene. E non vediamo l’ora di continuare in questa competizione così bella".
Ha parlato di nuove idee, quali sono di preciso?
"Siamo all’inizio, non possono essere idee che cambiano completamente il modo di giocare, ma correttivi in alcune fasi della partita, ad esempio nell’altezza in cui portare il pressing. Sono più che altro degli adattamenti perché in 4 anni abbiamo creato un nostro modo di giocare con Inzaghi che ha portato risultati eccellenti. Con il nuovo allenatore faremo lo stesso, aggiusteremo assieme a lui dei dettagli, seguiremo concetti nuovi. Magari giocheremo un po’ più alti, ma c’è un clima molto positivo perché Chivu è davvero bravo a spiegarsi: la nuova energia, il nuovo spirito mentale nasce da lui".
Questo spirito serve da spugna per cancellare l’ultimo mese da incubo?
"Non abbiamo vinto un titolo, anche se eravamo in grado di farlo, questo è un fatto. Finire con zero trofei per una squadra ambiziosa e forte come la nostra è molto dura perché avevamo obiettivi precisi a cui ci siamo avvicinati tantissimo... Se ci soffermiamo su questo esatto momento, è chiaro che non ci siamo ancora del tutto ripresi mentalmente, ma penso sia normale, siamo esseri umani e non solo calciatori. Bisogna essere onesti: non si può dire che non sia successo niente. Allo stesso tempo, però, stiamo cercando di trovare insieme la giusta positività per tenere alle spalle il passato. Nessuno perderà mai l’orgoglio di giocare per uno dei club più importanti del mondo. Più forte di ogni delusione è la motivazione a ripartire".
Alla fine ha capito cosa è successo?
"È molto duro da accettare, ma è una finale: o la vinci o la perdi. Certo, noi l’abbiamo persa male, 5-0, ma il Psg è stato la squadra migliore e quel 31 maggio non era per niente la nostra giornata. Non abbiamo mostrato ciò di cui siamo sempre stati capaci: non vincevamo i duelli, eravamo in ritardo lì dove di solito siamo sempre pronti. Bisogna accettarlo e ricominciare. L’anno prossimo avremo un’altra possibilità e abbiamo tutto per riprovarci. Ora il mondo sa che l’Inter è capace di arrivare in finale, il prossimo passo sarà dimostrare che l’Inter può vincerla. È l’ultimo passo che ci manca, il più difficile perché qualcuno in partenza ci è ancora davanti, ma è un passo che possiamo e vogliamo fare. Basti pensare che all’inizio nessuno diceva che saremmo potuti arrivare in finale, ma l’abbiamo fatto due volte. Ora è il momento di provare a vincerla...".
Quanto è stato scioccante perdere il vostro vecchio allenatore in quel modo?
"È stato molto difficile per me e per tutti, eravamo molto legati a Inzaghi. Sono arrivato qui all’Inter insieme a lui, tutto quello che ho costruito all’Inter è stato con lui. Per quattro anni siamo stati come una famiglia, per questo il suo addio è stato la fine di un ciclo che non è solo calcio, ma la vita è così e va sempre avanti e ti dà nuovi stimoli. Sono molto felice che Inzaghi abbia trovato una nuova avventura, ma anche noi andiamo avanti felicemente. Abbiamo un nuovo grande allenatore per cui lottare".
Ma quelle voci sull’addio di Inzaghi, mai da lui smentite, vi hanno condizionato nella preparazione alla finale?
"No, ma è chiaro che leggevamo... Sentivamo voci che portavamo dentro, ma senza parlarne tra di noi perché ognuno era concentrato solo sulla finale. Vi assicuro che nella testa c’era solo il Psg e nient’altro".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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