Marzo doveva essere il mese in cui l’Inter avrebbe dovuto muovere passi importanti verso l’Europa calcistica che conta. Così non è stato, anzi: la squadra di Mancini non è riuscita a vincere nemmeno una partita, scivolando sempre più in basso in classifica e fallendo ogni obiettivo stagionale. Tanti rimpianti per un'annata fallimentare che aumentano esponenzialmente analizzando la partita di ieri: un’Inter arrabbiata, padrona del campo e spinta da giocatori che hanno fatto finalmente valere la propria classe. E’ stata la vittoria della cooperativa del gol, lì davanti: Hernanes a dettare i tempi, Palacio e Icardi ad intendersi a meraviglia e a segnare (21 gol per Maurito in stagione, 12 per il Trenza) e un D’Ambrosio in grande spolvero sulla fascia che non ha fatto sentire l’assenza di Davide Santon. Ma quello che per la prima volta accade è che alle tante parole di rivincita ascoltate in settimana, si assiste da una prestazione da squadra vera. Certo, le insicurezze difensive continuano ad esserci e la squadra è ancora lontanissima dall’essere considerata rifondata o, perlomeno, costante nei progressi. Probabilmente è troppo tardi, ma l’Inter ieri ha provato a cambiare rotta. Ora il derby, da affrontare senza Fredy Guarin e Marcelo Brozovic: attenzione a non sottovalutare perlomeno l’assenza del croato. Anche se nelle ultime partite sembra in calo fisico, la verità è che dai suoi piedi passano moltissimi palloni, tanto che Brozo è da considerarsi un ingranaggio fondamentale del centrocampo nerazzurro. Non ci sarà e Mancini dovrà reinventarsi la mediana.
È QUESTIONE D’ATTEGGIAMENTO - D’altronde Al Pacino l’ha sempre ripetuto: “La vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia”. Così i giocatori dell’Inter, sbattuti con le spalle al muro da critica e tifosi, hanno dovuto reagire e trovare la forza di lottare per quei dieci centimetri. Perché è dal primo passo che si incomincia a vincere una maratona e i nerazzurri questo devono fare: cercare di placare la furia bipolare che talvolta li assale e inanellare una serie di risultati consecutivi, senza più sbalzi di prestazioni, da ottime a imbarazzanti, come avviene troppo spesso. Bisogna tenere sempre vivo il fuoco che permette a giocatori come Hernanes di tornare ad essere decisivo o che dà a Icardi il tempo giusto per inserirsi e tagliare in due la difesa veronese, segnando il ventunesimo gol stagione. O, ancora, quel quid che permette ad Handanovic di allungarsi e parare il quarto rigore stagionale (su cinque da parare, un record mostruoso).
LA PROFEZIA… E LA REALTA’ - “Basta, questa è l’ultima delusione della stagione dell’Inter” così recitava Hernanes dopo la dolorosissima esclusione dalla Coppa Italia, sfumata al 94’ della partita ad eliminazione diretta contro il Napoli. No, non è andata decisamente così. Hernanes è sempre stato criticato: troppi i venti milioni (18 più due di bonus) spesi per lui appena un anno fa, troppo poco incisivo il brasiliano in questi mesi interisti. Eppure ieri sera il Profeta gioca una partita totale, risultando decisivo: nel primo tempo spacca la partita a più riprese con i suoi dribbling, mentre nella ripresa una sua cavalcata palla al piede propizia il gol di Rodrigo Palacio. Nel complesso, il match di Hernanes è stato contraddistinto da una presenza costante e da giocate non più solo fini a se stesse. Profeta, dove sei stato finora?
LE TRE ARMI DELL’INTER - Il tandem d’attacco Mauro Icardi - Rodrigo Palacio è, lo dicono i numeri, il migliore possibile per l’offensività dell’Inter. Dinamico, duttile e soprattutto (come Hernanes) decisivo. Quando uno segna è l’altro ad assistere. E poi viceversa. L’ArgentInter va che è un piacere e ora che Maurito sta imparando a muoversi anche fuori dall’area di rigore il feeling tra i due continua a migliorare. Mancini difatti vuole tenere entrambi i giocatori e chissà che l’anno prossimo, quando si spera che Palacio avrà definitivamente risolto i cronici problemi alla caviglia, non possano essere scritte nuove pagine di questa collaborazione. Intanto, sono 31 i gol prodotti dal duo, ieri assistiti da uno special guest: Danilo D’Ambrosio. Non scopriamo certo ieri le qualità di chi, assieme a Santon, rappresenta il miglior prototipo d’esterno in rosa, ma la partita dell’ex Toro è stata ottima: buona gamba, presenza fissa in attacco a creare superiorità numerica e ad allargare il campo, molti tentativi di cross e il servizio a Palacio della palla che è valsa l’assist del vantaggio iniziale. E la sua percussione nel finale porta al 3-0. D’Ambrosio e Santon devono essere i titolari delle fasce almeno da qui fino alla fine della stagione.
HANDA… E ORA CHE SI FA? - E’ stata l’ennesima grande partita del portiere sloveno che, come di consuetudine, ha effettuato qualche miracolo e ha parato il quarto rigore su cinque in questa Serie A. Grandi, grandissimi numeri. Basteranno ad ottenere l’adeguamento contrattuale che l’ex Udinese richiede? Per sua stessa ammissione, non si sa. “L’Inter non ha ancora deciso cosa fare”, ha fatto sapere Handa a fine partita. Lo sloveno inoltre vuole la Champions League e, attualmente, l’Inter non può garantirgliela. Cech, Reina, Bardi, Romero. Potrebbe essere (anche) l’estate dei valzer dei portieri. Ma ora ci sono altre otto partite da giocare. Per dare una parvenza di senso ad una stagione che, se affrontata con l’atteggiamento di ieri sera, avrebbe potuto avere sicuramente un sapore diverso.
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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