Presente al salotto di Sky Calcio Club, Sandro Piccinini commenta la gara "Conte è più sereno, al di là del confronto con la società è consapevole di avere una squadra più forte quest'anno. Non so se è la più forte, forse sì, però lui è consapevole di potersela giocare bene e questo lo rasserena. Anche di fronte alle prime difficoltà come il derby perso, è tranquillo perché sa delle potenzialità di questa squadra ed è tranquillo perché sa che questo potenziale prima o poi viene fuori anche perché lui è un artigiano. Ieri non era attendibile a livello di fase difensiva che era il reparto da controllare perché il Genoa in fase offensiva non c'è stato però con Bastoni in quel ruolo e più attenzione in mezzo al campo era più sereno. Sa come aggiustare alcune cose. Dopo il confronto con la società lui disse che deve avere modo di godersi i frutti del suo lavoro. In tal senso quel confronto è stato molto utile perché aveva fatto dichiarazioni forti che avevano messo in difficoltà l'ambiente. Molti hanno detto che era una pace di facciata, ma non credo sia così, anche se lo potrebbe sembrare". 

Sul discorso Eriksen aggiunge:
"Eriksen se fosse in una squadra di medio valore, se fosse sicuro della maglia da titolare e della fiducia di tutti, compagni e allenatore, tornerebbe ai suoi livelli. Questo in una grande squadra non può succedere perché in una grande squadra se hai mezzora di pausa l'allenatore si guarda indietro e vede in panchina Nainggolan, Hakimi, Barella, tutti giocatori che scalpitano per una maglia da titolare tra l'altro, poi entra Barella e in tre minuti che fa un assist e si vince la partita un allenatore deve trarre delle conclusioni. Io capisco il potenziale di Eriksen, con il Genoa ha fatto un lancio di cinquanta metri che ci ha lasciati abbagliati, poteva far gol. Ha del potenziale che molti non hanno, ma ha problemi di leaderhip. È un leader delegato, lo devono riconoscere gli altri, non è un leader naturale come Ibrahimovic. In questa Inter Eriksen non ha questa fiducia e non la sente. L'Inter ha grandi alternative in rosa, non si può permettere di aspettare troppo a lungo, ha tanti giocatori di grande personalità. Al Tottenham Eriksen era il cervello di quella squadra, lo facevano sentire importante". 

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Sezione: Focus / Data: Lun 26 ottobre 2020 alle 12:34
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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