Intervistato da Gabriella Greison per Il Fatto Quotidiano (bello speciale di due pagine), Roberto Mancini ha ricordato i tempi della Sampdoria d'oro, campione d'Italia e finalista della Coppa dei Campioni (sconfitta 1-0 nei supplementari dal Barcellona). Era un calcio 'pane e salame', con tanto talento e pochissima tv. "Oggi non si vedono storie così, perché sono cambiate le condizioni: ma non penso che non possano ritornare. Il calcio è come la moda, il calcio è ciclico. Io sono il primo a rifare quello che mi ha insegnato Boskov, cerco di chiudere il cerchio. Molte volte in allenamento, ai miei ragazzi, cito le sue frasi.

Sento che trasmetto qualcosa di più grande in questa maniera. Le mie frasi preferite, e che ripeto sono: meglio perdere 4 a 0, che 4 volte 1 a 0. Oppure: i giocatori vincono, gli allenatori perdono. Oppure: un grande giocatore vede autostrade che per altre sono sentieri. Poi, beh, certo, ai nostri tempi c’era il presidente Mantovani che faceva tutto il resto… parliamo di un uomo che viene da un altro pianeta, che ha puntato tutto sull’unione del gruppo, per radicare legami, per saldare giunture caratteriali dei suoi ragazzi".

Sezione: Focus / Data: Lun 23 marzo 2015 alle 11:30 / Fonte: Il Fatto Quotidiano
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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