Non serve averlo visto giocare, dal vivo o in tv, per definirlo il più grande di tutti. Edson Arantes Do Nascimento, in arte Pelé, è un immagine senza tempo che abbaglia chiunque ami il football. Il pallone rotolava con grandi interpreti anche prima di Pelé, ma solo dopo è diventato il sogno da inseguire fin da bambino. Prima e dopo Pelé. Ecco, sarebbe giusto istituire un calendario laico nel calcio. Chi ha avuto la fortuna di vedere anche un solo frammento, una sola immagine della Perla Nera, capisce come un uomo in carne e ossa come tutti, possa essere stata magia pura. Non c'era l'HD, non c'era il 4k, non dovevi avere la connessione perfetta. Bastava accendere la vecchia tv col centrino della nonna in bella vista, per rimanere estasiato da quella pelle nera avvolta dalla maglia bianca di una squadra chiamata Santos. Una squadra diventata leggenda grazie a questo predicatore del gioco del calcio che, senza un ruolo definito, faceva cadere gli avversari come birilli prima di scaraventare, o appoggiare, il pallone in rete. Il Brasile ai suoi piedi. Il mondo dello sport, non solo del calcio, ai suoi piedi.
Pelé è poi entrato definitivamente nelle nostra quotdianità quando, con la maglia verde e oro di una straordinaria Selecao, ha battuto la nostra grande Italia nella finale di quel memorabile mondiale giocato in Messico nel 1970. Lo stadio Atzeca, gremito all'inverosimile per una sfida da sogno con gli azzurri reduci dall'epico 4-3 in semifinale contro la Germania. Quella finale fu vinta da più forti. Quella finale fu decisa dal più grande di tutti. Alto solo un metro e 75, Pelé, allora trentenne, aprì le danze al 18esimo del primo tempo con un colpo di testa che sfidò la legge di gravità. Un cross da sinistra, la Perla Nera si stacca in elevazione insieme all'interista Burgnich, uno dei più forti marcatori dell'epoca. Ma Burgnich non sfidò la natura, una volta raggiunto il massico stacco a lui consentito, iniziò la naturale discesa verso il terreno di gioco. Pelé no, 'O Rei rimase in cielo per poi colpire perfettamente il pallone di testa, ne uscì una sassata che non diede scampo al grande Ricky Albertosi. Vano fu il pareggio di un altro interista, alias Roberto Boninsegna. Il Brasile vinse 4-1, Pelè offrì un delizioso assist a tal Carlos Alberto, in occasione del poker verde oro. L'Italia pallonara pianse per quella sconfitta, ma quel numero 10 che di umano aveva solo le sembianze, diventò ancora di più l'oggetto del desiderio.
Quante volte, giocando con gli amici in un cortile o su un prato verde, abbiamo sentito la frase: “E chi sei Pelé?” per commentare una bella giocata dell'amico, compagno o avversario che fosse. Chi vuole tentare l'ardua impresa di trovare un difetto a Pelé calciatore, si sforza di ricordare come il più grande di tutti non abbia mai giocato in Europa. È vero e purtroppo a pagarne le spese del suo mancato arrivo nel Continente, è stata proprio l'Inter. Dopo il mondiale del 1958 in Svezia, vinto dal Brasile trascinato da un Pelé allora diciassettenne, il Presidente nerazzurro Angelo Moratti passò all'azione anticipando altri club interessati e chiuse l'acquisto del ragazzino prodigio. Pelé avrebbe vestito la maglia nerazzurra e avrebbe incantato San Siro, il contratto era stato firmato e andava solo depositato. L'aneddoto è stato raccontato da Massimo Moratti e anche da Ronaldo il Fenomeno che aveva ricevuto la confidenza dallo stesso Pelé. L'operazione non si concretizzò perchè il Brasile non poteva perdere il suo ambasciatore nel mondo. Ci fu una vera rivolta popolare che costrinse i dirigenti del Santos, convinti anche dal governo, a fare marcia indietro. Angelo Moratti strappò il contratto, Pelé rimase nella sua tana. Ma quella tana per gli amanti del calcio era mondo, la PerlaNera non aveva confini.
Edson Arantaes Do Nascimento, in arte Pelé, è morto a 82 anni, sconfitto da un avversario non leale che lo marcava da anni. Mercoledì riprende la serie A e a San Siro si giocherà una importantissima e attesissima Inter-Napoli. Prima della sfida sarà osservato un minuto di silenzio per omaggiare 'O Rei, che all'Inter è stato vicino. Sarebbe bello se per una volta, una benedettissima volta, le due tifoserie si unissero in un silenzio e poi in uno scrosciante applauso per ricordare Pelé e il suo alter ego Diego Armando Maradona. Intanto loro stanno già palleggiando e la palla, in terra, non cadrà mai.
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