Chiaramente il titolo di questo editoriale è una provocazione, ma dopo la prestazione a Verona del Tucu, al secolo Joaquin Correa, qualche dubbio di aver preso un po' tutti un abbaglio nei suoi confronti sovviene. Perché l'artista visto in campo al Bentegodi, capace di portarsi a spasso l'intera difesa di una squadra di Serie A, non può essere lo stesso attaccante considerato inadatto a certi palcoscenici, una zavorra per il bilancio, un giocatore ormai sul viale del tramonto ad appena 30 anni. No, non è possibile. Gioacchino, perché ormai è da considerarsi un italiano di seconda casa, ha legittimato ulteriormente il concetto di poteri occulti attribuiti a Simone Inzaghi che per una trasferta così complessa ha voluto affidargli senza mezzi termini un posto da titolare. Tanto che il punto interrogativo della vigilia fosse il partner d'attacco, non lui. Una fiducia ripagata con gli interessi, perché Correa, in coppia con il feliniano Thuram, ha sconquassato la linea difensiva ballerina del Verona, smascherando rapidamente il bluff tattico di Paolo Zanetti che con un baricentro così alto voleva tenere bassi gli avversari, privi del cervello turco e dunque, sulla carta, in difficoltà nel far uscire il pallone. Uno, due, tre spunti tra le linee e la partita conosce il suo epilogo intorno alla mezz'ora, quando De Vrij, che neanche doveva giocare, dopo aver avviato l'azione del vantaggio firma personalmente la rete dello 0-4. Bottino arricchito poco dopo della zampata, da terra, di una 'vecchia volpe' dell'area di rigore come Bisseck.
Sembra strano, ma in condizioni non certo gradevoli, peggiorate a inizio partita dalla bandiera bianca di Acerbi (unica nota stonata di un pomeriggio trionfale), l'Inter ha lucidato il tricolore sul petto e dopo aver illuso il Verona in avvio l'ha letteralmente sbranato come una pantera libera di agire in un pollaio nell'ora di punta. Proprio l'immagine di Marcus Thuram, che dopo aver ispirato Correa si è preso la scena correndo due volte verso la gloria nel giro di 3 minuti, abbandonato incautamente dalla difesa scaligera e imitando quello che a Ronaldo il Fenomeno riusciva egregiamente: dribbling al portiere e pallone depositato nella rete ormai priva di ostacoli. Nono gol in campionato per il francese. E anche scegliendo lui il Demone ha pescato il jolly. Neanche avesse già visto in sogno la gara.
Quella del Bentegodi è stata anche una rivincita per molti giocatori, non considerati al pari di altri dagli stessi tifosi e spesso criticati a prescindere perché messi a confronto con i leader della squadra. Del Tucu si è detto, la sua è stata forse la 'vendetta' più dolce. Ma anche i vari Asllani e De Vrij, protagonisti in campo (che impatto a freddo per l'olandese!), non godono di certo delle grazie dell'ambiente esterno al club. Al punto da essere considerati sacrificabili in vista della prossima stagione. Per tutti non è certo una prestazione come quella di ieri a cambiare il corso della storia, però prima di bocciare qualcuno sarebbe il caso di pensare al bene comune e al fatto che se dirigenza e staff tecnico continuano a puntarci una ragione ci sarà e magari la stessa sfugge a chi la osserva dall'esterno. La speranza è che tutti i nerazzurri chiamati in causa da qui a fine stagione possano replicare questo genere di prove personali, contribuendo alla causa. E aver recuperato a tutti gli effetti un jolly come Buchanan non può che essere un'ottima notizia.
Fino a domani sera l'Inter sarà in testa alla classifica con l'Atalanta, in attesa di Napoli-Roma. Ma al di là dei numeri, quello che la squadra di Inzaghi ha mostrato al Bentegodi è una chiara e inequivocabile manifestazione di intenti. Le altre squadre prendano nota.
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