La vittoria di cortissimo muso contro l'Arsenal ha avuto una doppia valenza positiva per la Beneamata. La prima, i tre punti che proiettano i nerazzurri in ottima posizione nel gruppone di Champions League dopo quattro gare disputate. La seconda è che Simone Inzaghi abbia dimostrato di saper vincere le partite anche vestito da Trapattoni, il grandissimo Giovanni Trapattoni, se le circostanze lo richiedessero. E mercoledì, nel secondo tempo, le circostanze della sfida europea contro una grande squadra come l'Arsenal, richiedevano quell'atteggiamento che ha messo in mostra la capacità di soffrire da squadra che non voleva assolutamente buttare all'aria la vittoria, come successo invece contro la Juventus.
È chiaro che ora non sia auspicabile pensare di andare a dama concedendo sempre il pallino all'avversario dopo essere passati in vantaggio. Il gruppo di Inzaghi è stato pensato e costruito per imporre la sua forza, sia a livello di singoli che collettiva, contro chiunque. Ma in un calcio dove una squadra come l'Inter gioca ad alti livelli ogni tre giorni, costretta dunque ad allenarsi sempre meno, è importante sapersi anche ridisegnare a gara in corso. Archiviata, per il momento, la pratica europea, ci si rituffa nel campionato che domani propone al Meazza una importantissima e suggestiva Inter-Napoli.
A San Siro arriva la capolista allenata dal grande ex Antonio Conte. Nella conferenza tenuta ieri, il tecnico leccese ha dichiarato di ricordare con emozione le due stagioni passate sulla panchina nerazzurra che hanno partorito cronologicamente un secondo posto, una finale di Europa League persa 3-2 contro il Siviglia e nel secondo anno uno scudetto che mancava nella bacheca nerazzurra da ben undici anni e che purtroppo è stato vissuto con gli stadi vuoti, causa pandemia. Conte, lo juventino per antonomasia, ha saputo con il suo lavoro conquistare gran parte di una tifoseria che lo aveva accolto con legittimo scetticismo per il suo ingombrante passato. Ma non è servito molto tempo per riconoscere come Antonio Conte si sia immedesimato con grande professionalità nel mondo Inter, inculcando nelle teste dei frequentarori della Pinetina quella mentalità vincente che mancava dai tempi di José Mourinho.
L'epilogo dell'avventura interista dell'attuale tecnico del Napoli non è invece piaciuta al popolo bauscia e non poteva essere altrimenti. Abbandonare la nave dopo la vittoria per mancanza di fiducia in una società che non poteva e voleva svenarsi sul mercato, ha interrotto bruscamente un rapporto che poteva invece continuare ad essere vincente. Ma Conte ha preferito badare ai suoi interessi e l'Inter è stata brava a voltare pagina in poco tempo, investendo su Simone Inzaghi. E i risultati ottenuti finora, certificano la bontà della scelta.
Il Napoli capolista arriva a Milano dopo la batosta interna patita contro l'Atalanta. I partenopei vantano ora un punto di vantaggio sull'Inter, tre su Atalanta, Fiorentina e la sorprendente Lazio. I nerazzurri campioni in carica giocheranno dunque per una vittoria che significherebbe sorpasso in vetta e l'Inter nuovamente al primo posto, nonostante qualche problema ancora non del tutto risolto, avrebbe un significato molto forte anche se il campionato sta per celebrare solo la dodicesima giornata.
A soli quattro giorni dai settantacinquemila che hanno riempito lo stadio contro l'Arsenal, domani il Meazza presenterà un nuovo sold-out a tinte nerazzurre. Sarà una partita difficile, intensa, forse non bella, ma che darà nuove risposte sullo stato di salute dell'Inter e del Napoli di Conte che, conoscendolo, non vorrà abbandonare il sogno, anche se lo scivolone con l'Atalanta può aver tolto loro qualche certezza.
Ah, dimenticavo. Torna a San Siro per la seconda volta da avversario Romelu Lukaku. In questo caso, nessun dubbio. Anche questa volta, nessuno lo applaudirà.
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