Sulla Gazzetta di mercoledì scorso - argomentando della sfida in panchina tutt'altro che "normalizzata" fra Inzaghi e De Rossi - Luigi Garlando era stato a suo modo profetico: "(...) tutto ciò che accade all’indomani di Mou lascia una sensazione di ridimensionamento, la quiete dopo i fuochi d’artificio". Checché infatti se ne potrà ora raccontare del (fantasmagorico?) primo tempo romanista di sabato - tale da prendere letteralmente in contropiede anche i nerazzurri... - ecco dunque che l'esito finale di Roma-Inter dovrebbe invece indurre i commentatori più onesti a riclassificare gli stessi giochi pirotecnici sparati sulla sponda giallorossa anche dopo l'avvento di DDR. Cosicché, i precedenti mortaretti fatti scoppiare contro il Verona e la Salernitana andrebbero presto derubricati a fuochi fatui, al pari della bomba carta fatta esplodere contro il Cagliari (4-0!) da declassare quanto prima a semplice 'cipollina': altro che forte detonazione! Tutte "squadre abbordabili", secondo la stessa onesta opinione di De Rossi che - a proposito della precedente sfida casalinga contro gli isolani - si era spinto fino ad elogiare il suo staff che l'aveva "tenuto fuori dai pensieri sull’Inter per preparare Roma-Cagliari". Ecco, meglio dunque per lui e per i tifosi giallorossi essersi baloccati con 3 gioie estemporanee perché poi è sbarcata a Roma l'Inter capolista che non ha fatto altro che dare corpo ai funesti pensieri del neo tecnico giallorosso. E qui si innesta la narrazione di comodo del direttore del Corsport che - per (tentare) di salvare la sua credibilità nel preferire Lukaku a Thuram e soprattutto per tenersi buona la sua sparuta rappresentanza di lettori - è arrivato a sbagliare focus temporale su Roma-Inter. Nel senso di aver 'privilegiato' - come incipit del suo editoriale festivo - i "venti minuti dal 46° al 65°" in cui sarebbe mancata la Roma, anziché lo stesso arco temporale di 'latitanza nerazzurra' intercorso dal 26° al 45°. Non foss'altro perché i nerazzurri hanno poi prevalso in tutti i dati del tabellino finale: gol fatti, tiri totali, tiri in porta, possesso palla e corner. Ed il cantore di Paramatti (a dispetto di Pavard) - che vorrebbe ammorbare il racconto nerazzurro con altro pressapochismo - avrebbe forse fatto miglior figura a scrivere che Sommer, con 10 reti nelle prime 22 presenze, aveva incassato "meno di 1 gol OGNI 2 PARTITE" anziché "meno di 1 a gara" (pur essendo, il suo coefficiente, aritmeticamente corretto...). Tornando a DDR, il tecnico giallorosso aveva comunque ben poco da sorridere allorché le immagini televisive lo avevano inquadrato subito dopo il provvisorio vantaggio romanista alla fine del primo tempo. Del tutto ignaro della 'forza bruta' nerazzurra che si sarebbe abbattuta sui giallorossi nella 2a frazione. Con i nerazzurri che mica potevano correre il rischio di farsi accusare di lesa par condicio capitolina, finendo magari con l'incrinare lo storico gemellaggio in essere con la tifoseria laziale. Nel senso che se i biancocelesti si erano già visti interrompere in stagione, proprio dall'Inter, ben 2 filotti di vittorie - il primo col prenatalizio Lazio-Inter 0-2 di campionato dopo un tris assortito di loro successi casalinghi ed il secondo con Inter-Lazio 3-0, semifinale di Supercoppa, a seguito di ben 5 vittorie consecutive biancocelesti in Serie A - i nerazzurri non potevano che concedere la replica. Non esimendosi dallo sfidare la Roma all'Olimpico proprio di sabato alle ore 18:00 per il 3° anno filato onde ottenerne l'identico risultato: una vittoria convincente spezzando dunque la sequenza giallorossa dei tre successi consecutivi. Ora, prima di passare agli elogi della truppa di Inzaghi - alla luce della pur controversa sceneggiatura di Roma-Inter - bisognerebbe andare cauti nel tessere lodi sperticate alla nuova gestione di DDR. Sempre ricordando che le 3 precedenti vittorie giallorosse erano arrivate contro la terzultima (Verona), l'ultima (Salernitana) e la penultima (Cagliari) della classifica, resta il rilievo oggettivo che contro i nerazzurri sono risultati insufficienti 2 reparti romanisti su 3: la difesa ha imbarcato 4 gol fra le cosiddette mura amiche mentre le 2 punte più attese (Lukaku e Dybala, "fuoriclasse" secondo Zazzaroni), hanno fatto scena muta. In attacco s'è salvato il solo El Shaarawy, peraltro con una rete dalla balistica alquanto fortunosa e frutto di una ripartenza giallorossa che non trova precedenti nella casistica stagionale delle reti subite dai nerazzurri. Bene invece ha fatto il centrocampo romanista con Pellegrini e Paredes a dettare tempi di inserimento e geometrie sorprendendo la retroguardia nerazzurra nel primo tempo.
Dell'Inter cos'altro aggiungere oltre a quello che è già stato detto e scritto altrove di encomiastico: i nerazzurri si sono esibiti in un atto di forza che ha sprigionato una voglia di rivalsa senza precedenti. Era infatti solo la 2a volta - dopo Inter-Sassuolo - che i nerazzurri subivano una rimonta dopo un loro iniziale vantaggio. Con la non unica differenza che nelle fila romaniste - tra un ex nerazzurro (Lukaku) ed uno mancato (Dybala) - nessuno si è rivelato (per fortuna!) all'altezza di un castigamatti come Berardi...
L'esito di Roma-Inter lascia dunque in eredità ciò che in questo momento del campionato interessava di più alla variegata utenza nerazzurra: i 3 punti fondamentali dell'Olimpico, da preferire di gran lunga agli eventuali trastullamenti per certe inconsuete 'galanterie' di DDR con le sue sincere attestazioni verso il gioco superiore dei nerazzurri. Se non altro perché è notorio come le stesse non facciano proprio classifica, per quanto arricchiscano di etica sportiva il curriculum di chi ne può vantare la paternità.
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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