Partite sporche, partite secche, partite non "inamidate" abbastanza, partite macchiate con l'onta di un pareggio in casa della penultima... È davvero ampia la scelta dei programmi di lavaggio (e stiratura...) con cui Inzaghi ha dovuto finora arrabattarsi per riuscire a fare il "bucato" di stagione dei nerazzurri. Idealmente, beninteso! Poi non è dato sapere se Simone sia stato anche consigliato - giusto da esperte massaie di fede nerazzurra - circa la necessità di impiego di qualche dose aggiuntiva di Ace Gentile (la famosa candeggina della pubblicità, specifica per i "colorati"), detergente dalla denominazione quanto mai appropriata per le incombenze quotidiane nella lavanderia "dell'omologa" Appiano...

Ora magari l'evocazione di un certo elettrodomestico potrebbe far tornare in mente a più di un appassionato un vecchio avviso ai naviganti trapattoniano. Solo che non volendo ancora tornare del tutto seri, va precisato subito che il monito del Trap non sarebbe, però, quello a rischio di denuncia per maltrattamento ("Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco"), da inoltrare eventualmente all'Ente Nazionale per la Protezione Animali (ENPA)... Bensì giusto quell'altro stante il quale "Fare l’allenatore dell’Inter è come essere in una lavatrice che fa centrifuga". Nel senso, secondo il vangelo di Giovanni, che per vincere all'Inter ci sono voluti molti anni "e il grande Mourinho" (cit.).

Oddio, per essere perfettamente aderenti alla casistica trapattoniana, bisognerebbe identificare con precisione chi sarebbe ora, alla Pinetina, maggiormente esposto al rischio di "centrifuga": se lo stesso allenatore nerazzurro (Inzaghi) o, di nuovo, il suo "bucato" stagionale (le gare dell'Inter sopra descritte). E comunque il prode Giuanin da Cusano Milanino ci aveva visto giusto con quella sua primordiale uscita dialettica vecchia ormai di oltre 3 decenni: "Cinque anni all’Inter, in questa centrifuga, sono come quindici anni in un altro club". Lustro completato lasciando peraltro in eredità un 2° posto in campionato a pari del Milan e la conquista della 1a Coppa Uefa nerazzurra proprio nella sua ultima stagione a Milano (1990-91). Concetto che Trapattoni ebbe modo di ribadire anche in seguito, almeno in un altro paio di occasioni ed a ragion veduta: dopo l'arrivo sulla panchina nerazzurra di Gasperini (2011: "L'Inter è una centrifuga, frulla tutto e tutti") e dopo quello, cinque anni più tardi, di Pioli (2016: "Se si lascia centrifugare, rischia di perdere le emozioni e le cognizioni di sé stesso e di ciò che deve fare”).

Ma di centrifuga sul conto di Inzaghi - almeno che si sappia - il Trap non si è mai azzardato ad argomentare. Nemmeno l'anno scorso, all'inizio dell'avventura nerazzurra di Simone, allorquando il tecnico piacentino si era trovato a che fare con un gravoso lavoro di ricostruzione da certe "macerie" contiane, ben consapevole anche delle vicissitudini finanziarie della società. E se Inzaghi - che nel frattempo ha già messo 2 coppe in bacheca al primo anno di Inter più un altro titolo, buttato secondo i suoi detrattori o solo sfiorato per gli estimatori - non vuole correre il rischio di finire prossimamente censito negli aforismi del Trap (al netto di un'altra Supercoppa vinta in questa stagione), deve forse arrivare ad una precisa convinzione: derogare a qualche aspetto della sua ortodossia tattica sul 3-5-2. Ossia (provare a) variare modulo in corsa - anziché limitarsi a fare solo sostituzioni ruolo per ruolo - almeno nei frangenti di quelle partite difficili da sbloccare. E se, come pare, in questo intento ci starebbe proficuamente riuscendo persino il dirimpettaio Pioli - derelitto perché finito quasi a rischio esonero solo un paio di partite fa, ma già in fase di transito forse definitivo dallo storico modulo 4-2-3-1 al 3-4-2-1 (o 3-4-3) - nulla vieta di pensare che anche Inzaghi potrebbe trarre identico beneficio adottando, all'occorrenza, scelte più "coraggiose".

Ammettere e correggere le proprie "spigolosità" è da allenatori intelligenti. "Lasciarsi andare" a qualche soluzione tattica apparentemente spregiudicata si rivelerebbe mossa da tecnici ancora più scaltri: la cosiddetta prova provata di saper oltretutto fiutare gli umori variabili della piazza (leggasi curva) e, forse, pure di proprietà e dirigenza. Personalmente nutro infatti seri dubbi sul fatto che il recente summit di Appiano - "introdotto" dalla bega di campo Barella-Lukaku - si sia concluso a tarallucci e vino.

Orlando Pan

Sezione: Calci & Parole / Data: Ven 17 febbraio 2023 alle 16:45
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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