Se non il più atteso, quello tra Cristian Chivu e Cesc Fabregas era inevitabilmente l'incrocio tra panchine più 'curioso': da un lato l'allenatore dell'Inter, dall'altro l'allenatore che sarebbe potuto essere dell'Inter e che invece è rimasto a Como. "No, grazie", è stato il messaggio recapitato dallo spagnolo in Viale della Liberazione dove era stato 'convocato' per il post-Inzaghi quando in lista comparivano tre nomi su tutti: quello di Fabregas, appunto, di Vieira e di Chivu. La scelta è ricaduta sull'ex Triplete e il resto è storia... Storia che l'Inter sta ancora iniziando a scrivere ma inizia a farlo divertendosi. Certo, cinque sconfitte fino a questo momento, con qualche asterisco doveroso del caso ma pur sempre cinque, che 'macchiano' l'avvio stagionale dei vice campioni d'Italia che contro il Como salgono in cattedra e mandano in archiviazione i due ko del post-sosta Nazionali che avevano riaperto i dubbi. Lautaro, Thuram, Calhanoglu e Carlos Augusto mandano ko i cugini comaschi e propiziano il weekend di Sant'Ambroeus. A indirizzare il match è il solito Lautaro Martinez che dopo lo strike col Pisa valso il gol contro la 29esima avversaria diversa in carriera, ha mietuto anche la 30esima vittima e con la rete sottoscritta contro il Como, l'unica squadra italiana incrociata a non aver mai assaggiato una sassata letale del capitano nerazzurro è ora soltanto il Chievo Verona.
Primi quarantacinque minuti di partita giocata a due volti dalla squadra di casa: aggressività e ritmi altissimi per metà primo tempo alternati a gestione tattica che permette agli ospiti di fare capolino ma anche possesso sterile che non desta preoccupazione alcuna ai veri padroni del match che però nonostante la totale gestione vanno a riposo con un solo gol di vantaggio. Il forfait di Morata per un problema all'adduttore da valutare non ha scoraggiato i lariani che tentavano di acquistare fiducia con lo scorrere del cronometro mentre i nerazzurri avevano messo in modalità gestione il joystick. Qualche squillo di Nico Paz e la maldestra idea di Fabregas di non snaturarsi permettono ai ragazzi di casa di tessere a dovere la trappola ben costruita. Lo spagnolo lo capisce e cambia qualche pedina trovando un momento di up nella ripresa, quando sì l'Inter riparte ad alto ritmo ma per qualche minuto sembra improvvisamente lasciare spostare l'inerzia del match alle longitudini opposte. I nerazzurri divorano il raddoppio con Dimarco e Thuram in corsa verso il 2-0, Marcus sfiora ma non aggancia l'occasione che avrebbe potuto far esultare per la seconda volta il Meazza. Il risultato non è ancora al sicuro e un paio di giri d'orologio dopo Butez tiene ancora sull'1-0 che fa sperare i suoi che iniziano a spingere per una manciata di minuti. Ancora grande iniziativa di personalità di Luis Henrique, che si è preso primi piani e applausi, in un San Siro che fino a qualche giorno fa temeva, inaugurati nel primo tempo con l'assist per l'11esimo gol stagionale del capitano; poi arriva il primo spauracchio per i milanesi.
Il primo vero brivido per l'Inter arriva quando per poco non prende il gol del pari su iniziativa di Jesus Rodriguez per Douvikas che manda di poco alto, graziando Sommer, in difficoltà ancora poco dopo: l'ex Bayern si lancia in un'uscita avventurosa e avventata su un generoso Valle che anche in questo caso fa un regalo al portiere svizzero e al pubblico di casa. Fabregas da bordo campo si esalta: il suo Como ha alzato i giri del motore e per qualche minuto mette all'angolino i nerazzurri che ora soffrono e fanno sbracciare Chivu. Ma la magia finisce poco dopo: un recupero di Zielinski toglie le castagne dal fuoco, permettendo in un momento dai tratti particolarmente delicati un respiro a Barella e compagni che ripartono dalla bandierina dal lato opposto del campo e dalla bandierina risolvono. Lancio di Calha e tap-in di Thuram che ad un passo da Butez, stavolta lo beffato e supera. Il calcio dà e il calcio toglie e nel momento migliore della squadra ospite, l'Inter riprende il totale e definitivo controllo di una partita che finisce col dilagare. È al 71esimo che arriva il momento più sopra le righe di Chivu in escandescenze dopo aver scoperto dal tabellone dell'errore che indicava l'uscita dal campo del giocatore sbagliato. Allarmismo più che comprensibile quello dell'allenatore della Beneamata, che aveva le sue ragioni a voler tenere in campo Nicolò Barella, parte in causa del terzo gol firmato da Calhanoglu ma propiziato da intensità, resilienza, qualità, fame del 23 nerazzurro che si tiene stretto un pallone che innesca il tiro di Calhanoglu, copia e incolla di quello fatto alla Fiorentina e 3-0 Inter. Il turco ammazza finalmente la partita, ma quando sembra già finita arriva lo sporco ma efficace tiro di Carlos Augusto assistito da Dimarco, al servizio dei compagni per la seconda volta in serata, ed è poker dell'Inter, clean sheet, 30 punti e un momentaneo primo posto in classifica che non conta molto, ma dice qualcosa. E regala un Sant'Ambrogio nel segno del 30... prima di un'Immacolata all'insegna del Liverpool nella speranza di ritrovare la lode.
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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