Tra i migliori difensori centrali italiani della sua epoca, Fabio Galante è stato punto di riferimento di un'Inter che si è fatta molto amare dai tifosi nerazzurri, quella che precedette e condivise l'avvento di Ronaldo il Fenomeno e regalò tante emozioni. Oggi apprezzato osservatore per il club di Viale della Liberazione, Galante ha rilasciato un'intervista a Radio Nerazzurra in cui ha affrontato vari temi personali e generali sulla squadra.
Ciao Fabio! Non ci sarebbe il bisogno di presentazioni per Fabio Galante. Però è giusto comunque presentarti: sei nato il 20 novembre 1973 a Montecatini Terme. La tua famiglia era nerazzurra oppure no?
"Il mio babbo era sicuramente interista, mia mamma non si interessava al calcio, mio fratello juventino anche se da quando ho iniziato a giocare a grandi livelli, ha poi cambiato squadra".
Qual è il tuo primo ricordo che hai dell'Inter?
"Il mio primo ricordo dell'Inter è sicuramente legato al giorno della presentazione. Quando sono arrivato alla Pinetina con Mazzola, Facchetti e con il presidente Moratti che mi hanno accolto alla grande. Le tante domande della stampa e dei giornalisti. É stato veramente un giorno che ricorderò per tutta la vita. Poi, a 23 anni, venivo a giocare in una delle squadre più forti al mondo".
Chi è stato il tuo primo compagno di camera durante il primo ritiro nell'estate del 96?
"In realtà aver condiviso l’esperienza in Under-21 con Fresi è stato molto importante perché lui arrivò un anno prima di me all’Inter e sicuramente mi ha anche fatto la migliore delle pubblicità come neanche il miglior procuratore sportivo poteva farmi. Quando eravamo in Nazionale, Totò mi chiamava sempre e mi parlava dell’Inter quando io ero a Genova. Lui, appunto, era a Milano ma ci si sentiva spesso e mi diceva 'Fabio ti porto all’Inter, ti porto all’Inter!'. Infatti, così è stato. Totò Fresi è stato veramente importante per me! Poi abbiamo anche condiviso la camera, anche se, alla fine, giravo molto in quel periodo lì perché poi preferiva dormire da solo. Ricordo che ho dormito anche con lo Zio Bergomi".
Ecco, appunto Bergomi. Noi l'abbiamo sentito, anche lui in questi giorni, e ci raccontava che faceva parte anche del suo ruolo di capitano cercare di inserire i ragazzi giovani, quelli del vivaio, quelli che venivano da fuori o gli stranieri. Con te ha avuto dei consigli particolari?
"Lo Zio non ha bisogno di presentazioni specialmente in casa nerazzurra. È stato importante per me perché come hai detto te era accorto, ci faceva capire l'importanza di essere all’Inter, i valori, lo stato di appartenenza. Beppe è stato importante, mi ha dato consigli ma sicuramente io l’ho ringiovanito è la cosa più importante per lui anche perchè gli ho fatto giocare un mondiale a 34/35 anni in Francia. É stato importante per me perché veniva a prendermi tutte le mattine quando ci dovevamo allenare: è stato un buon autista".
Estate del 1997: cambia tutto! Arriva un ragazzo brasiliano con un look totalmente rasato: Ronaldo, il Fenomeno! Volevo sapere da te come ti poni nei confronti di un giocatore così speciale negli spogliatoi durante gli allenamenti, durante le partite. Perché sai è facile dire che poi quando hai Ronaldo in squadra lui deve essere trattato in un modo invece per tutti gli altri valgono delle regole differenti.
"Si parla di uno tra i più grandi calciatori della storia del calcio. Non me ne vogliano i miei compagni ma io penso che con me Ronaldo abbia instaurato subito un rapporto veramente di amicizia e poi, lui, con il suo carattere andava d'accordo con tutti. Si faceva ben volere. È stato veramente un compagno di squadra esemplare perché non si arrabbiava mai, era sempre disponibile malgrado la sua forza, lo volevano da tutte le parti. Con me, non so, per il mio modo di fare, avevamo la stessa età, giovani, entrambi fidanzati quindi spesso andavamo a cena insieme con le compagne. In ritiro ero molto vicino a lui. Aveva come procuratore Giovanni Branchini seguito da Davide Bega che era mio carissimo amico, una delle persone che ho conosciuto insieme allo zio Bergomi quando sono arrivato a Milano. Ronaldo ha visto in me una figura semplice, buona e affettuosa che non stava vicino a lui perché era Ronaldo. E vero che Ronaldo era Ronaldo, io arrivavo dal Genoa, e si, avevo già visto e giocato contro grandi campioni. Nel ricordare gli anni ‘90, non sto a elencarti tutti i forti attaccanti che dovevo marcare. Arrivo all’Inter dove c’è: Pagliuca in nazionale, Bergomi in nazionale, Zamorano, Zanetti, Djorkaeff, insomma c'erano tanti campioni in quella squadra oltre agli italiani come Colonnese, Moriero, Fresi e via dicendo. Con Ronaldo ci siamo trovati, ogni tanto lo sento ancora. E mi fa sempre piacere".
E poi c'era una persona speciale in quel gruppo lì quello che tirava un po’ le fila che era Gigi Simoni.
"Simoni, abbiamo detto tante cose nel momento che purtroppo è mancato. Gigi più che un allenatore era un padre di famiglia. Con la sua intelligenza e il suo modo di gestire aveva capito che aveva la fortuna di avere un Ronaldo in squadra e avere un gruppo che sosteneva Ronaldo. Io mi metto nei panni di chi gioca adesso nel Barcellona con Messi o nella Juve con CR7, secondo me alla fine oltre ad aver la fortuna di avere quei campioni devi saperli gestire in una maniera particolare. Simoni, Ronaldo lo faceva sentire, si, il più forte, però aveva dei modi di fare per non farlo sentire superiore. Quindi alla fine Gigi con noi aveva sempre la parola buona, sapeva alzare la voce nel momento giusto, mai con modi maleducati. Anche noi, chi giocava di meno chi di più, tutti noi, abbiamo avuto un rapporto bello. Mi dispiace che abbiamo vinto solo una Coppa Uefa, che oggi è l’Europa League, sicuramente per Gigi e quel gruppo, per Ronaldo in squadra avremmo sicuramente meritato di più. Il gruppo sarebbe potuto durare qualche anno di più, poi sappiamo la storia com’è andata dall’esonero e tutto il resto".
La tua più grande delusione e la tua più grande gioia nell’Inter.
"Sicuramente la delusione che a 26 anni, che ero nello splendore di una carriera di un calciatore, andare via dall’Inter. Mi ricollego a quello che ho detto prima sul gruppo: Moratti, che lo ammette, l’errore più grande che ha fatto è stato l’esonero di Simoni e affidare la squadra l’anno dopo a Marcello Lippi. L’esonero di Simoni, aveva portato al ritorno di Lucescu, Castellini, Hodgson, annata disgraziata! Nasce tutto dall’esonero di Simoni e l’arrivo di Lippi poi, forte dall’esperienza nelle altre squadre, decise di rompere il gruppo. La mia più grande delusione è stata di andare via presto, avrei potuto fare molto di più, insomma la mia carriera non è finita lì ho fatto altri 5 anni al Torino e 6 anni a Livorno, 11 anni a grandi livelli. Le gioie le ho riassunte in quello che ho detto prima: Coppa Uefa e aver giocato con grandi campioni. Sono molto legato all’Inter, quando vado in giro tanta gente si ricorda della mia Inter".
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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