Serata di cultura e calcio presso Palazzo Reale a Milano, dove si è tenuta la presentazione di “La Madunina svetta in Europa”, due volumi dedicati a Inter e Milan, in perfetto tempismo con il derby all'orizzonte. Tra i presenti, oltre al moderatore Fabio Ravezzani anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, l'assessore allo sport Chiara Bisconti, l'autore dei libri Marco D'Avanzo e due rappresentanti dei simboli calcistici di Milano, Esteban Cambiasso (che si è fatto attendere a lungo, causa chiusura tardiva dell'allenamento) e Gianluca Zambrotta.
Pisapia, dichiaratamente interista, ha realizzato entrambe le prefazioni e non ha nascosto un certo imbarazzo pensando al libro dedicato al Milan: “Quando mi hanno chiesto di scrivere due prefazioni ho pensato a due cose: ai miei amici interisti, che non avrebbero capito la prefazione al libro del Milan e per questo non mi hanno parlato per molti giorni; al fatto che questo libro mi ha fatto conoscere e ricordare momenti bellissimi, elemento di rilievo di questi libri. Ricordare sconfitte e dolori, ma anche grandi gioie, è molto importante perché è il bello dello sport, antagonismo vero e non contrasto. La speranza è che le due milanesi continuino a essere un punto di riferimento a livello internazionale”. Parola poi a Marco D'Avanzo, autore di entrambi i libri: “L'idea è nata dopo il Triplete dell'Inter. Avevo a disposizione i dati ufficiali delle partite europee e ho scritto entrambi i testi. Gabriele Porri mi ha aiutato a scrivere il libro sull'Inter, mentre Claudio Lippi ha contribuito alla redazione del testo sul Milan. Prima ho scritto il libro sui nerazzurri, poi visto l'entusiasmo riscontrato presso i tifosi ho pensato a completare il cerchio con la versione milanista. Per chi tifo? Sono torinista”.
Ricordando la finale di Champions League tra Juventus e Milan, Zambrotta ricorda: “E' stata una sfida tutta italiana all'estero, un onore per i nostri colori. Per me e per i miei compagni della Juventus è stata una delusione perché abbiamo perso, ma giocare una partita così è il sogno di molti, sin da piccoli”. Sulla mentalità diversa tra nazioni, in particolare Italia e Spagna, il terzino ex Barcellona ha detto: “Il Milan ha avuto sempre il suo stile, un gioco offensivo. Anche i catalani puntavano molto sull'attacco, ma pensavano meno alla fase difensiva. A Barcellona insegnano sin dalla Cantera a dare spazio al talento, dando fiducia ai fuoriclasse che poi portano in prima squadra. Aggiungo però che il Milan, negli ultimi 5-6 anni, in Europa ha mostrato un calcio spettacolare, non certo come quello del Barça”.
Esiste un problema di mentalità diversa tra Italia ed Europa? A rispondere è il Cuchu: “Al di là del modo di dirlo è un concetto giusto, poi c'è chi lo usa per attaccare e chi per dare un opinione. In Champions conta di più il possesso palla, in Italia si punta sulla concretezza, si pensa a chi segna e a chi vince. In mezzo c'è però molto altro e in Europa conta. La Champions ti impone ad avere una mentalità votata al gioco e noi, per fortuna, siamo riusciti a cambiare la nostra mentalità e a vincere. Il momento che ci ha portato a girare pagina è stata la partita di Kiev, quando da un modulo difensivo abbiamo deciso di attaccare a tutto campo. Poi la partita di Londra: tutti si aspettavano che dopo aver vinto incasa saremmo andati lì a difenderci, invece avevamo in campo quattro giocatori offensivi. Non siamo andati a Londra a contenere, ma a far male all'avversario. Le scelte sono quelle dell'allenatore, poi è la personalità dei giocatori che conta”.
A una domanda di FcInterNews.it a sindaco e assessore sulla questione stadio (“A Milano è auspicabile un nuovo impianto o San Siro può reggere il confronto?”)
Pisapia: “So che si stanno facendo lavori al Meazza in vista dell'eventuale finale di Champions League nel 2014 e dell'Expo 2015. Intanto speriamo che tutto sia pronto per la finale
Bisconti: “Sono certa che San Siro abbia grandi potenzialità e meriti di essere valorizzato”.
A Cambiasso e Zambrotta, abbiamo chiesto se pensano che uno stadio di proprietà possa portare dei vantaggi anche nelle prestazioni in campo:
Zambrotta: “Sicuramente è diverso il fatto di giocare in uno stadio condiviso, per una questione di attaccamento ai propri colori e per un fatto di terreno di gioco. San Siro non è nelle migliori condizioni, si gioca sempre più spesso. Avendo uno stadio di proprietà che viene sfruttato un paio di volte la settimana sarebbe un vantaggio
Cambiasso: “Giocare in uno stadio tuo può dare un'altra sensazione, anche se avere la fortuna di giocare a San Siro ogni 10-15 giorni non è poca cosa. Io sono nato nell'80 e ricordo la festa di inaugurazione del Mondiale '90 con l'Argentina in campo, purtroppo sconfitta. Consideriamo anche la capienza, ci piace vedere San Siro pieno con 80 mila persone, solo che non capita spesso. La Juve per esempio ne ha fatto uno con una capienza inferiore, per questo diventa una bolgia facilmente. Ma il Meazza, quando è pieno, lo senti come uno stadio di proprietà”.
Autore: Fabio Costantino
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