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Rummenigge: “Lascio il Bayern, non il calcio. Inter? Felice per lo scudetto, preoccupato per l’addio di Conte e per quello che sento”

Rummenigge: “Lascio il Bayern, non il calcio. Inter? Felice per lo scudetto, preoccupato per l’addio di Conte e per quello che sento”

Karl-Heinz Rummenigge, dopo 40 anni di militanza, lascia il Bayern Monaco, ma resta attivo nel mondo del calcio come lui stesso spiega alla Gazzetta dello Sport: "Sono nell’Esecutivo Uefa e sarò impegnato anche per...

Alessandro Cavasinni

Karl-Heinz Rummenigge, dopo 40 anni di militanza, lascia il Bayern Monaco, ma resta attivo nel mondo del calcio come lui stesso spiega alla Gazzetta dello Sport: "Sono nell’Esecutivo Uefa e sarò impegnato anche per l’Eca, l’associazione dei club. Dobbiamo decidere come andare avanti nella vicenda Superlega, si sa, tre società ancora ne fanno parte. C’è lavoro da fare. Vedremo come".

Da ex interista: più contento per lo scudetto o preoccupato per l’addio di Conte e il ridimensionamento economico?"Tutte due. Sono contento perché è tornato lo scudetto dopo tanti anni: fa bene al club e fa bene ai tifosi, ma tutto quello che sento dal lato finanziario mi preoccupa perché certamente la pandemia ha danneggiato tutto il mondo e anche il calcio, ma la partenza di Conte è un problema, perché lui ha gestito tutto in modo eccezionale prendendo il titolo. Mi ha dato la sensazione che tra squadra e allenatore ci fosse un legame forte: auguro all’Inter di gestire la situazione finanziaria perché può condizionare tutto il club, è da evitare".

Si ricorda quando il Bayern cedette Rummenigge a Pellegrini per salvare la società in cattive acque?"Non siamo a quei tempi. Ma non mi aspetto grandi affari dal mercato adesso. Si faranno i colpi alla fine e quelli maggiori saranno delle inglesi, le uniche che hanno ancora soldi. L’effetto del virus durerà a lungo".

Quanto impiegherà il calcio a uscire da questa situazione? E come?"Sperando che la pandemia finisca, l’effetto sul mondo del pallone durerà ancora almeno due anni. Devono tornare i tifosi allo stadio per la cultura del calcio che ha bisogno dell’atmosfera e dell’emozione della gente. E poi c’è il lato finanziario. Gli stadi vuoti hanno danneggiato entrambi gli aspetti. Vanno diminuiti i costi generali: cartellini, già sono scesi, stipendi e commissioni degli agenti. Fifa e Uefa ci devono aiutare, non si può più andare solo su con le spese, bisogna tornare sulla terra".

In 30 anni da dirigente, il Bayern ha avuto uno sviluppo economico-strutturale imponente e dei risultati top sul campo. Tra i due aspetti, quale preferisce?"Abbiamo trovato la filosofia giusta: avere successo ma pagandolo in modo serio e solido. Ci siamo riusciti, una quindicina di anni fa il club valeva 750 milioni, adesso 2,6 miliardi. Per me, da primo a.d. dopo la trasformazione societaria del 2002, è stata anche una scommessa: io giocavo a pallone, non ero laureato in economia. Pian piano ho capito come un club va gestito. Siamo stati un esempio, non abbiamo comprato la luna, talvolta ci siamo autolimitati, ma valeva la pena: siamo indipendenti, abbiamo successo e non abbiamo perso soldi nemmeno per la pandemia".