Che c'azzecchino - nei commenti semiseri sui nerazzurri dopo la 3a giornata di Champions - gli "Schwarzgelbe" (i gialloneri) del Borussia, i Duran Duran, la Fontana di Trevi e l'Atletico del Cholo è presto detto. Si dà infatti il caso:
1) che il club svizzero vesta gli stessi colori sociali dei tedeschi di Dortmund, anche se l'unico "Muro" che possono vantare gli elvetici rispetto a quello dei tifosi tedeschi - celebrato come "Die Gelbe Wand" (il muro giallo) - è quello di grosso spessore che avvolge da sempre i caveau delle loro banche iperprotette... Che continua a conferire loro tutto un altro tipo di sicurezza, pardon, di "Sicherheit". Infatti, sono già 7 anni che la Svizzera ha dovuto rinunciare al segreto bancario nei confronti dell'estero... Tolti infatti i franchi svizzeri, gli acquisti esenti dai dazi doganali (da cui il fenomeno dei frontalieri dello shopping) e, soprattutto, Michelle Hunziker, ormai è rimasto poco delle attrazioni elvetiche di una volta. Guarda caso, fra i primi, sono stati proprio gli evasori fiscali più incalliti a cominciare a "schifare" quel paese. Altro che la Svizzera "idilliaca" descritta magistralmente dalla bambina studiosa nel tema di Natale in "Io speriamo che me la cavo"...
2) che la denominazione abbreviata del club rossocrociato, Young Boys, ricordi più che altro - per smaccata assonanza e senza aver vissuto appieno gli anni '80... - il titolo di uno storico brano del gruppo inglese dei Duran Duran, "(The) Wild boys", tratto, combinazione, dall'album Arena. Tutto in tema, insomma, sebbene l'impianto bernese si chiami "Stadion Wankdorf" e non, chessó, "Winterthur Arena"... Comunque sia, il leader della band rimane sempre Simon Le Bon e su questo dovrebbero essere d'accordo anche (quasi) tutti gli interisti di sesso maschile... Con riferimento alla qualità del gioco proposto dall'omonimo Inzaghi, beninteso!
3) che il terreno di gioco degli svizzeri sia in materiale artificiale, pardon sintetico. Facendo paventare quanto la sfida Young Boys-Inter di CL potesse assumere quasi i contorni artefatti di un'amichevole estiva piuttosto che le vesti di una gara ufficiale della massima competizione europea per club. Ed allora come si fa - dopo aver accennato all'erba ARTIFICIALE ed alla sfida "POSTICCIA" - a non chiudere in bellezza la parentesi europea evocando una congrua chicca cinematografica, una delle pellicole di culto del Principe De Curtis come "Totò truffa '62"? Non si resiste, dai. Giusto alla luce del nesso che in quel film ad episodi Totó (con la spalla di Nino Taranto) si destreggi da par suo nella FINTA vendita - meglio, nella truffa - perpetrata al potenziale acquirente della Fontana di Trevi. Allorché a costui Totó aveva raccontato di essere stato un suo bisnonno a farla costruire, chiamando apposta uno scultore dalla Svizzera. Ma quando il credulone gli obietta che sulla guida sta scritto che (la fontana) è opera del Bernini, Totò è lesto a giustificarsi con una vincente argomentazione. Quella che, siccome l'artista veniva da Berna ed era piccoletto, tutti lo chiamavano, appunto, con quel (supposto) diminutivo. Ah: a conferma di quanto Totò fosse un genio dalle battute "anticipatrici", nessuno avrebbe però potuto immaginare che in quella allusione sulla (bassa) statura dello "svizzero in oggetto" potesse cascarci dentro, ai giorni nostri, anche l'incolpevole Sommer...
Sì, insomma: tutto questo per dire che lo Young Boys sta un po' "truffando" la contesa europea per aver rispolverato il mito tramontato(?) delle cosiddette "squadre materasso" delle vecchie Coppe. Non foss'altro che per la penultima posizione in graduatoria, gli 0 punti ed i 9 gol incassati senza segnarne manco uno in 3 gare, nonché per il fatto di navigare nei bassifondi della classifica anche del campionato elvetico (attualmente è terzultimo), che non è proprio la Premier League inglese... Eppure viene "spacciato" come squadra da Champions per aver forse usato il ranking come una obsoleta(?) WILD card. Un pass che farebbe esattamente scopa con quell'assonanza (WILD Boys) citata all'inizio. Ma arriva testé un whatsapp indignato dal Kanton Bern - dunque in lingua alemanna - in cui si spergiura che i gialloneri siano i campioni elvetici in carica. I mittenti saranno mica imparentati con colui che voleva comprare la Fontana di Trevi?
Ma per venire finalmente all'ultimo degli "intrusi" citati all'inizio, ecco che, per ironia della sorte, entra in gioco pure l'Atletico del Cholo. Giusto perché ci sarebbe una sorta di filo, non necessariamente di Arianna, che unisce l'appellativo di quella squadra madrilena - che fu l'ultima ad eliminare i nerazzurri dagli ottavi della scorsa Champions: i "colchoneros" (i materassai) - ed il dispregiativo di "squadra materasso" associato, appunto, agli svizzeri. Club che contribuirà - con la sua sconfitta contro i nerazzurri - a facilitarne il cammino verso gli ottavi dell'edizione in corso. Sembra dunque un segno del destino che, per cullare un ottimale prosieguo nella nuova Champions, l'Inter abbia proprio ceduto alle lusinghe di una nostrana pubblicità che consiglia, h24, nuove "soluzioni per dormire"...
Su Young Boys-Inter ci sarebbe poco altro (di serio) da aggiungere se non che quelli della Gazzetta, alla vigilia della partita, si siano spinti ben oltre le Colonne d'Ercole del buon gusto giornalistico evocando - per l'infido terreno di gioco bernese - funerei paragoni con un certo camposanto inglese della "pallacorda" (alias tennis). Ecco l'estratto spudoratamente jettatorio, subito ripreso dalla Redazione di FcInterNews: "Sembra quasi il 'cimitero di campioni' di Wimbledon, lo storico campo numero 2 (oggi numero 3) del torneo di tennis dove cadono spesso le teste di serie. Solo che lì, in Inghilterra, il motivo è misterioso. Qui a Berna, no". Un parallelo horror che, a conferma del metaforico Stretto di Gibilterra summenzionato, servirebbe, invece, per tracciare un confine netto tra le TESTE DI SERIE - cadute in un certo campo di Wimbledon - ed ALTRE INDICIBILI solo chinate sulla tastiera...
Alla luce allora del fatto che i nerazzurri siano riusciti ad espugnare lo Stadion Wankdorf, urgerebbero ora almeno 2 stigmatizzazioni: ricordare a certuni della rosea che i nerazzurri praticano, da sempre, uno sport diverso dal tennis e, di conseguenza, imporre agli stessi soggetti la riscrittura della narrazione circa la (facile) caducità sul campo sintetico bernese delle squadre più blasonate o di altre solo affini. Visto che - limitandosi solo a quest'anno - anche l'Aston Villa in Champions nonché il Sion ed il Grasshoppers nella Super League svizzera avevano già tracciato un altro solco...
Sempreché i destinatari di queste esortazioni non vogliano confermare, impudentemente, di essere proprio delle braccia rubate all'agricoltura...
Orlando Pan
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