"Non si poteva pretendere un’altra Inter dopo gli ultimi schiaffoni. Manca qualcosa nella testa per convincersi di essere più forte di quanto sembri in campo. Avanti quindi con tanto possesso (65%) e poche idee. E sì che l’Udinese così bassa lascia giocare. A Nicola va riconosciuto un merito: la sincerità. Lui dice che gioca con il 5-3-2 e così è, perché gli esterni (Ter Avest e D’Alessandro) hanno il conclamato ordine di superare il centrocampo soltanto sotto minaccia. In più, Behrami fa il quarto stopper e la coppia De Paul-Pussetto sa che deve sbrigarsela da sola. Risultato: il primo tiro al 6’ della ripresa (Mandragora che si mangia un rigore in corsa), il primo e unico in porta al 36’ da fuori. Eppure l’Inter non trova quasi mai la chiave per scavalcare il muro. Il 4-3-3 di Spalletti è monotono soprattutto a centrocampo. Brozovic è al minimo sindacale. Valero non regge il ritmo di Mandragora e di Fofana quando Spalletti lo inverte con Joao Mario. Niente incursioni, tagli, triangoli. Aggiungiamo la serata di Keita che aveva l’occasione per sovvertire le gerarchie, con Perisic fuori per scelta tecnica, ma a parte il bel tiro parato fa poco altro. C’è anche il colpo di testa all’indietro di Icardi, ma il resto è manovra orizzontale con sbocco prevedibile sulla fascia e cross impreciso". Questo il commento della Gazzetta dello Sport il giorno dopo l'1-0 nerazzurro ai friulani, con gol decisivo di Icardi su rigore. Un'analisi piuttosto punitiva per la squadra di Spalletti, che in verità - soprattutto nel primo tempo - ha dominato e creato le premesse corrette per portarsi in vantaggio, al di là delle fredde statistiche dei tiri in porta.

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Sezione: Rassegna / Data: Dom 16 dicembre 2018 alle 08:43 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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