Pier­luigi Col­lina, capo degli arbi­tri Fifa, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera riguardante la situazione arbitrale in Italia e non solo. 

Il Var non doveva eli­mi­nare le pole­mi­che? In Ita­lia, e non solo, sono più furiose di prima.
«Non era l’obiet­tivo. Le discus­sioni nel cal­cio sono fisio­lo­gi­che: cin­que per­sone che guar­dano la stessa imma­gine dif­fi­cil­mente arri­vano alla stessa con­clu­sione. È nella natura dello sport. Ten­diamo a foca­liz­zarci sull’uno o due per cento di errore che resta, dimen­ti­cando che oggi la stra­grande mag­gio­ranza delle deci­sioni è cor­retta».

Il tocco di mano è ancora la sto­ria infi­nita del rego­la­mento. C’è una solu­zione?
«C’è: puniamo ogni tocco, senza ecce­zioni. Ma ne usci­rebbe uno sport sna­tu­rato. Al Mon­diale 1998 vidi una gio­cata di Bag­gio con­tro il Cile: mirò volon­ta­ria­mente il brac­cio dell’avver­sa­rio per otte­nere il rigore. La colpa del difen­sore era di avere un brac­cio. Se un cen­ti­me­tro fa la dif­fe­renza, c’è ine­vi­ta­bil­mente sog­get­ti­vità. Il cal­cio è con­tatto fisico e non può diven­tare ogget­tivo come il ten­nis».

Arri­ve­remo ad ascol­tare in diretta le con­ver­sa­zioni con la sala Var?
«Non è solo una que­stione di tra­spa­renza, ma di pres­sione. Se par­liamo sapendo che ci ascol­tano tutti in live, pen­siamo anche alla forma, non solo al con­te­nuto. Quando avremo la qua­lità per farlo in modo natu­rale, ci arri­ve­remo. Spero solo che non si fini­sca a vivi­se­zio­nare ogni pausa cer­cando inde­ci­sioni dove c’è solo ragio­na­mento».

Il fuo­ri­gioco di un cen­ti­me­tro toglie pia­cere al gioco? La regola cam­bierà?
«Stiamo spe­ri­men­tando con la fede­ra­zione cana­dese una diversa appli­ca­zione della norma: non più la parte ante­riore del corpo, ma quella poste­riore. Ma la que­stione è filo­so­fica: vogliamo un cal­cio più favo­re­vole a chi attacca o a chi difende? L’ultimo grande cam­bia­mento nac­que dalla neces­sità di far segnare più gol. Ora si tratta di capire se un cen­ti­me­tro di van­tag­gio a cin­quanta metri dalla porta sia deter­mi­nante. Ma forse a cin­que metri dalla porta lo è».

Sezione: Rassegna / Data: Mer 20 maggio 2026 alle 11:18
Autore: Antonio Di Chiara
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