La Serie A e il calcio italiano in generale sono alle prese col problema ormai annoso degli impianti: il 75% dei nostri stadi risale a 70 anni fa, alla preistoria calcistica. È un ritardo pesantissimo che si ripercuote sulla vendita dei diritti tv, sui ricavi dei club  dato che solo il 15% delle entrate arriva da botteghino, contro il 38% delle squadre inglesi. Per ridurre lo squilibrio, in dieci città vanno avanti programmi di rinnovamento o di restyling, come a Milano dove da diversi mesi Inter e Milan lavorano sul nuovo stadio di San Siro. Sul tavolo attendono investimenti dei club per due miliardi e mezzo di euro: potrebbero generare un indotto extra-pallone da 10 miliardi, creare 20 mila posti di lavoro, aumentare di 1,5 miliardi il gettito fiscale come è successo in Spagna e Francia.

Il problema è che nessun altro Paese ha così tante leggi, procedure amministrative complesse e lente, dall’esito imprevedibile. E un numero infinitamente più alto di autorità dalle quali ottenere il via libera. Ai microfoni del Corriere della Sera, l'ad Luigi De Siervo sottolinea: "È un tema non più procrastinabile, i tedeschi grazie agli impianti costruiti per il Mondiale 2006 offrono alle tv un prodotto più gradevole del nostro. Con le modifiche alle leggi sugli stadi del 2013 e del 2017 sono stati fatti passi in avanti, abbiamo fiducia che il governo possa semplificare i procedimenti per gli interventi in riqualificazione urbana. C’è troppa incertezza burocratica, la sostenibilità economica dei progetti è sempre a rischio per questi motivi".

Sezione: News / Data: Sab 11 luglio 2020 alle 22:58
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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