Alla vigilia di Fiorentina-Inter, finale della Coppa Italia 2023, è Cristiano Biraghi il giocatore scelto dai viola per presentare il match in conferenza stampa al fianco di Italiano. FcInterNews.it, presente all'Olimpico di Roma col proprio inviato, vi riporta le dichiarazioni del calciatore gigliato alla vigilia della sfida contro i nerazzurri.
Ad inizio stagione avresti mai immaginato di giocarti due finali?
"L'ho sempre pensato anche quando facevamo fatica, e l'avevo anche detto dopo il ko per 3-0 a Istanbul. Avevo detto che bisognava stare uniti e seguire il mister, solo così potevamo uscire da quel momento. Ero convinto, mi alleno tutti i giorni e sapevo che la strada era quella. Creavamo tanto e subivamo gol, ma c'è sempre stato gioco e determinazione di proporre un calcio offensivo. Era solo questione di tempo e di aspettare qualche compagno nuovo, oltre ad un pizzico di fortuna. Ero convinto che avremmo fatto una stagione importante".
Nei momenti di difficoltà hai toccato delle corde particolari nello spogliatoio in quanto capitano?
"No, anche se è normale che essendo capitano quando le cose non vanno si cerca di trovare il problema, ma nelle difficoltà non è mai semplice. Quello che cercavo di fare, ma è stato facile, era continuare a credere in quello che stavamo facendo. Nelle difficoltà è facile perdere la retta via, invece il mister ha messo un'idea di gioco che tutti abbiamo subito ascoltato e capito che era la cosa migliore per rendere al meglio. Anche nelle difficoltà non è stato difficile stimolare i miei compagni, siamo un gruppo fantastico dove tutti remano dalla stessa parte".
Il gruppo ne è uscito fuori con la compatteza, la sensazione è che a Basilea sia uscito fuori l'orgoglio.
"Il gruppo è importante. Quando arrivi a raggiungere due finali in un anno vuol dire che una serie di cose sono state fatte a livello importante e una di queste è la compattezza, il non perdere giocatori durante l'anno. Sono componenti che alla fine di maggio ci portano ad una finale di Coppa Italia e di Conference League".
Ti immagini Firenze in festa?
"Non lo so, non so se non voglio immaginarlo perché mi piacerebbe vederlo. Anche ieri nell'allenamento a porte aperte o nelle trasferte in Europa abbiamo sentito il sostegno, l'entusiasmo si respira appena apri la porta di casa. Siamo qua, siamo pronti: la squadra ha percepito cosa c'è a Firenze e l'importanza di questa finale per la gente di Firenze che non è abituata a vincere tutti gli anni. Vincere in una città così passionale penso sia una cosa straordinaria".
Cosa è scattato nella squadra a Basilea? Quele è stata la svolta?
"Una svolta in particolare non c'è, ma con la continuità dei risultati che abbiamo avuto e con l'ambientamento dei nuovi le cose sono cambiate. È cresciuto l'entusiasmo. A Firenze il tifoso è particolare, va capito, è un tifoso che per la Fiorentina mette da parte anche la vita e questo è stato importante anche per i nuovi capirlo. Questo ha creato qualcosa sia a livello di campo che di atteggiamento e di spirito molto importnate. Domani vogliamo portare Firenze dentro il campo, questo ci darà una spinta in più".
Che Fiorentina dovrà esserci in campo domani?
"Penso sia semplice: la Fiorentina andrà in campo senza avere rimpianti. Farà il massimo, sono sicuro. Poi non so se vinceremo, ma alla fine della partita non avremo niente da recriminarci".
Che emozione provi ad essere capitano in due finali dopo aver ereditato la fascia da Astori?
"Portare la fascia a Firenze non è come portarla da altre parti, ma non è un peso: è un orgoglio. È importante portare avanti l'ideale di Davide, lui è arrivato prima di me e l'obiettivo era riportare la Fiorentina ai livelli di un tempo. Purtroppo il capitano è venuto a mancare e io, Pezzella e Badelj abbiamo fatto una promessa: pensare solo al bene della Fiorentina".
Che aria si respira nello spogliatoio?
"Per molti è la prima finale da giocare, ma non vedo apprensione o preoccupazione. Vedo tanta voglia di arrivare il prima possibile ad iniziare la partita, poi domani, appena inizierà la partita, tutte le emozioni si lasceranno un po' andare".
A Basilea avete dato lo stop alla partita per il malore al tifoso, questo racchiude un rapporto tra squadra e tifosi che non si vede in tutte le piazze italiane.
"Penso sia stato doveroso appena abbiamo saputo del malore fermare un attimo per capire cosa fosse successo. In campo ci avevano parlato di una situazione al limite, in quel momento non c'erano medici ed era importante richiamare l'attenzione di qualcuno. Il legame con i tifosi è molto bello e rispettoso, soprattutto da dopo la tragedia di Davide con la Fiesole si è creato un rapporto che va oltre il calcio. Questo aiuta molto la squadra, soprattutto nelle difficoltà".
Che effetto vi hanno fatto le parole di Mattarella al Quirinale? E che Inter ti aspetti domani?
"È stato molto emozionante arrivare col treno e andare subito dal Presidente della Repubblica, è un onore incontrarlo. Ci ha fatto entrare subito in clima finale. Mi aspetto un'Inter che è finalista di Champions League. Mi aspetto uan squadra con giocatori di fortissimi, che sanno gestire partite di questi livelli. Secondo me con la rosa al completo è la più forte d'Italia, ma ci siamo anche noi. Giustamente loro sono favoriti, ma se siamo arrivati qua meritiamo delle attenzioni anche noi. Usciremo senza rimpianti".
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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