Dopo un inizio tutt'altro che facile nella fredda città norvegese di Bodo, dove l'Inter ha incassato all'andata un 3-1 difficile da ribaltare ma non impossibile, a San Siro ieri sera non è arrivato nessun colpo di scena. Nessuna rimonta, il possibile è diventato impossibile e da vicecampioni, i nerazzurri salutano l'Europa ai play off di Champions League. Nulla che non sia spiegabile calcisticamente parlando riguardando i 180 minuti complessivi o anche soltanto i novantaquattro di ieri sera, e ha ragione in tal senso Nicolò Barella quando dice "questo è il calcio", eppure contro i fisicati, arcigni e attenti norvegesi qualche soluzione alternativa la squadra di Chivu avrebbe potuto trovarla. "Abbiamo provato a sbloccarla in tutti i modi, non ci siamo riusciti" ha detto l'allenatore di casa a Sky nel postpartita, e il problema sta esattamente in quello. 

I primi quarantacinque minuti di gara sono quasi a senso unico ma gli innumerevoli tentativi verso la porta di Haikin mandano l'Inter a riposo sullo 0-0 e una posizione complessiva di svantaggio con metà clessidra già vuota. La corsa contro il tempo non è però l'unica insidia per i ragazzi di Chivu che non sembrano mai trasmettere quel fuoco dentro che spesso hanno mostrato e che in campo continentale non fanno ardere da ormai parecchio. I numeri non sorridono al tecnico romeno che da Madrid in poi ha collezionato sei sconfitte europee e che oggi fanno rumore alla luce di un'eliminazione ai playoff per mano del Bodo/Glimt. Avversario tosto che dopo Madrid ha dispensato lezioni di ferocia anche a Milano, dove la squadra di Knutsen ha ottenuto un risultato storico che comprensibilmente il club celebra anche sui social. Risultato storico, appunto, che l'Inter s'addossa non con leggerezza e che trascende le spiegazioni tecnico-tattiche e altrettanto giustamente brucia senza discussioni alcune. Con buona pace di Barella che subito a bordocampo dopo il triplice fischio argomenta anche in maniera corretta oltre che sincera e lineare, la domanda che sorge dopo il 5-2 finale nel doppio confronto col Bodo è: una squadra come l'Inter come fa a non evitare che 'cose come queste' non succedano (semicit.)? Se è vero che l'errore di Akanji che porta al gol di Hauge è fortuito e capita proprio ad uno dei migliori interpreti stagionali di Chivu, altrettanto vero è che di fatto finisce con l'essere l'elemento che spacca la partita risultando determinante, come altresì determinanti sono gli errori e la mancanza di lucidità nel compiere la scelta giusta al momento giusto.

Frazioni d'attimi che finiscono sul taccuino dello staff tecnico che al netto di una risposta mediatica solleciteranno ad Appiano domande su come siano riusciti a perdere una partita dominata a dir poco. E poco non dicono i numeri che attestano la natura di una gara che per quanto creato l'Inter dovrebbe già avere in tasca gli ottavi e in scioltezza peraltro. Eppure ad accedere alla fase ad eliminazione diretta è proprio la squadra dirimpettaia che per nove undicesimi ieri era norvegese e ancora una volta ha fatto indietreggiare gli italiani in campo, di nuovo finiti a schiantarsi contro i glaciali scandinavi. Freddezza mancata proprio ai nerazzurri che si sono lasciati fermare da rimpalli, imprecisioni, tiri fuori anche se di poco dallo specchio della porta, pali, Haikin, difensori e chi ne ha più ne metta: il Bodo sembrava un iceberg contro il quale alla fine l'Inter si è schiantata a furia di sprecare con negligenza, nel primo tempo soprattutto, pagata col naufragio. A mandare in mayday mood i nerazzurri sono l'ex Milan Hauge ed Evjen: dopo aver atteso per quasi un'intera ora di gioco in attesa del primo errore che poi arriva e mette in discesa la strada verso la festa norvegese e manda in pausa riflessione l'Inter che ora dovrà rialzarsi subito e rifarsi in campionato, dove tra una settimana e mezzo ci sarà un'altra prova del nove che potrà e darà altre risposte stagionali. A strappare un sorriso a Chivu, che vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, è Denzel Dumfries, rientrato dopo tre mesi dall'infortunio alla caviglia che lo ha costretto all'intervento chirurgico. E l'altra nota positiva di serata è il gol dell'orgoglio di Alessandro Bastoni che pur senza esultare si prende tutto l'affetto di uno stadio Meazza che si stringe attorno a lui, coccolandolo dopo la complicata settimana vissuta. Abbracci e pacche sulla spalla che non mancano mai a Chivu e ai suoi ragazzi che però oggi hanno qualche domanda da porsi, accantonando quel +10 in campionato. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 25 febbraio 2026 alle 08:00
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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