Nella sera d’esordio di Sanremo, gli occhi dell’Italia sono puntati anche su un altro grande palcoscenico: lo stadio Giuseppe Meazza, dove è andato in scena in scena il ritorno di Playoff di Champions League 2025/26 in cui l’Inter di Cristian Chivu è chiamata a fare un'impresa. Quella che in Spagna chiamano remuntada. Parola che i nerazzurri conoscono bene. Passare dalle parole ai fatti è meno semplice di quanto possa sembrare, specie se ad affrontare l'indomabile Bodo Glimt sarà una Beneamata orfana del suo capitano. I vicecampioni d'Italia ospitano la compagine di Kjetil Knutsen dopo il 3-1 incassato in Norvegia lo scorso mercoledì nel match d'andata, senza Lautaro e Calhanoglu ma con un in formissima Pio Esposito, titolare davanti in coppia con Thuram e un altrettanto smagliante Piotr Zielinski in cabina di regia, supportato da Barella e Frattesi sulle mezzali e Luis Henrique e Dimarco sulle corsie. Il compito di proteggere Sommer, come al solito a difesa dei pali, è affidato al trio arretrato Bisseck, Akanji, Bastoni. 

PRIMO TEMPO - L'Inter mette subito in chiaro le cose recitando un copione già svelato alla vigilia da Federico Dimarco che aveva ampiamente annunciato una gara fortemente offensiva. E così è stato. Nella prima mezz'ora lo spartito è a tinte esclusivamente nerazzurre con i padroni di casa che picchiano fortissimo verso la porta di Haikin praticamente dal minuto tre, quando il tuffo di testa di Esposito è stato il primo di una serie di innumerevoli tentativi che i nerazzurri provano verso la porta dell'estremo difensore con la divisa viola dalla sud però vede piovere miracoli. La porta degli ospiti sembra stregata e sebbene i tiri verso il 12 degli avversari sia il parco giocatori di Chivu quasi nella sua interezza il risultato resta inchiodato sullo 0-0 fino al 45esimo. Nessuna esultanza spacca il ritmo di una gara gestita quasi completamente da un'Inter che non va mai sotto il 64% di possesso palla. Una sola la nota gialla da registrare al 36', quando il Bodo impegna per la prima volta Sommer, spettatore non pagante di una serata che vede lo svizzero scaldare i guantoni soltanto a nove minuti dal duplice fischio per mano di Evjen che di testa prova a insidiarlo ma invano. Sommer blocca anche se in due tempi e lo show torna a svolgersi tutto nell'altra metà campo. È proprio nell'area di rigore di Haikin che succedono gli episodi che hanno gatto sussultare i tifosi di casa, chiamati all'attenzione da due episodi che sulle prime destavano qualche dubbio, facilmente poi risolto: al 43esimo i nerazzurri reclamano un fallo di mano ma il contatto di Berg è effettivamente con l'ascella ed Hernandez fa proseguire. Poco dopo Barella viene steso da un avversario che però prima tocca palla rendendo di fatto regolare il contatto che porta a cadere il 23 di Chivu. L'arbitro spagnolo concede un solo minuto di recupero che non salva gli interisti, andati a riposo negli spogliatoi col rammarico di non essere riusciti a capitalizzare innumerevoli occasioni vanificate da cinismo e incisività insufficienti: Bodo ancora sopra di due reti nell'aggregate e ultimi quarantacinque giri d'orologio a disposizione per l'Inter.

Il secondo tempo riparte ancora con l'Inter con pallino e gestione della partita in mano e i primi tentativi verso Haikin li tentano Dimarco e Frattesi, ma entrambi mancano l'obiettivo. Il Bodo dal canto suo riparte con un po' di verve in più che nei primi quarantasei minuti e sembra spingere un tantino in più complicando la vita dei difensori nerazzurri che ora devono alzare l'intensità e il primo a farne le spese è Manuel Akanji, costretto a uscire dal campo per l'intervento dello staff medico dopo uno scontro di gioco che gli ha provocato una ferita che lo svizzero ha prontamente risolto con un turbante. La vera grande brutta notizia arriva qualche giro d'orologio dopo e a scriverla è proprio l'ex City che regala clamorosamente palla a Hogh che, a tu per tu con Sommer, si emoziona calciando addosso al portiere che respinge ma trova un prontissimo Hauge che fa 0-1 e torna a provare l'ebrezza di gioire a San Siro, sua ex casa nella parentesi al Milan di qualche anno fa. Chivu prova a dare una scossa ai suoi e al 62esimo opta per un triplo cambio: fuori Zielinski per Sucic, Luis Henrique per Diouf e Frattesi per Bonny. È Inter a trazione anteriore nel tentativo quasi disperato di sovvertire un destino che ormai sembra scritto. Un 'sembra', prontamente cancellato da Evjen che si inserisce perfettamente bruciando di prima intenzione Sommer: doppio vantaggio del Bodo e pass per gli ottavi che si prefigura nitidamente. Ma l'Inter non rinuncia a fare la sua partita e spezza incredibilmente il tabù al 76esimo e dopo un'azione carambolata alla fine Alessandro Bastoni infligge ad Haikin l'inzuccata giusta e stavolta la respinta dell'israeliano non basta: la palla ha superato la linea di porta, l'orologio di Hernandez suona, gol dell'Inter. Il tempo a disposizione per i padroni di casa è in fase di esaurimento come le energie. Le ripartenze dei norvegesi sono ancora velenose ed estenuante l'attenzione difensiva con la quale hanno schermato per 180 minuti e rotti gli italiani che dal match di San Siro non raccolgono quanto sperato e l'unica gioia che riescono a registrare è, oltre al gol di Bastoni, che purtroppo per lui e i compagni giova solo per risarcimento personale del karma dopo la brutta settimana trascorsa dopo i fatti del derby d'Italia, il rientro di Denzel Dumfries. Dopo un'assenza lunga tre mesi per via dell'infortunio alla caviglia che lo ha costretto all'intervento chirurgico, l'olandese torna in campo e subentra Yann Bisseck prendendosi la standing ovation di un San Siro che ha cominciato a svuotarsi dopo il secondo gol del Bodo e ha quasi esultato più per il comeback di Denzelone che per la rete di Bastoni. Reazione comprensibile, è ormai solo questione di minuti prima che Hernandez metta il fischietto in bocca dopo i tre minuti di recupero concessi dall'arbitro spagnolo. Fischio che arriva al 93esimo e pronuncia la terribile sentenza: l'Inter saluta l'Europa ai playoff di Champions, avvolta però nell'indomo abbraccio di una Curva Nord che non ha mai smesso di cantare. 

Sezione: Focus / Data: Mar 24 febbraio 2026 alle 23:00
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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