È tornato in Italia Hernan Crespo, anche se solo virtualmente. In collegamento con C'asa Sky Sport', Valdanito tra le altre cose è tornato sul suo passato italiano e su alcuni aspetti che lo legano al mondo Inter, nominando anche il suo attaccante albiceleste 'preferito'.
C’è un calciatore di oggi che ti somiglia?
"Faccio un po’ fatica perché ormai sono riuscito a dissociare il Crespo calciatore e il Crespo allenatore. Non vorrei caricare nessuno, faccio fatica a pensare qualcuno. Ci sono centravanti che mi piacciono, lasciando stare i Ronaldo e Messi, dei terrestri c’è Lewandoski che mi piace molto. Suarez, Benzema… Probabilmente però dico Lewa perché è alto e concettualmente più pulito. Non è una questione di somigliarmi o meno, semplicemente una questione di gusti. Poi, giù il cappello per i Suarez e Benzema".
Ronaldo il fenomeno era più forte di CR7?
"Per quelli della nostra generazione Ronaldo il Fenomeno era il fenomeno. CR7 ha avuto la fortuna, come Messi, di incontrarsi e migliorarsi a vicenda. Per Ronaldo il fenomeno era diverso. Probabilmente noi, dell'epoca, non gli abbiamo dato quello stimolo in più che hanno oggi Ronaldo e Messi per migliorarsi ulteriormente".
Prima dell’infortunio era inarrivabile?
"Senza dubbio Ronaldo ha una continuità incredibile ma il modo in cui Ronie arrivava al gol, la bellezza del gesto tecnico, la fantasia che usava per smarcarsi sono inarrivabili. Credo che CR7 è stato il frutto di un lavoro enorme, ha lavorato tantissimo per arrivarci, è una macchina da gol, però i suoi occhi hanno necessità di vedere qualcosa anche a livello di fantasia non ha e che il Fenomeno aveva".
Che ne pensi della Lazio attuale? È più forte di quella del 2000?
"Non vogliamo diventare nostalgici, non voglio dire cosa sia meglio o peggio perché sono epoche diverse. All’epoca il calcio italiano era la mecca del calcio, tutti volevano venire in Italia. Il Brescia di Baggio, Guardiola… lottavaz per non retrocedere, ti fa capire il livello dell’epoca. Se si va a ritroso trovo non sia giusto fare il paragone".
Qual è stato il miglior Crespo?
"Quando sono arrivato alla Lazio, al Milan, all’Inter era, non dico più facile, ma ho fatto meno metri perché era una squadra professionista. L’anno al Parma in cui vendono Veron e Chiesa, rimango un po’ da solo, avevamo abbassato il baricentro e fra Coppe e campionato feci qualcosa come 28 gol saltando giocatori, facendo tunnel. In quell’anno mi sono completato come giocatore, a tutto campo. Quando poi sono andato in squadre più grandi, come al Milan o alll’Inter quelle responsabilità ce le avevano altri".
Scegli tra Icardi, Lautaro e Dybala…
"Dipende dal contorno e da chi sono gli altri dieci. Icardi lo conosciamo molto bene, Dybala altrettanto e ora stiamo conoscendo tutti Lautaro. Far parte della sua crescita sarebbe bello. Il nuovo Aguero? Sì, forse un po’ meno pulito nel dribbling ma più uomo squadra del Kun, che tante volte si disinteressa, Lautaro partecipa sempre: può giocare da solo, può giocare in due come sta facendo ora con Lukaku e può giocare nel tridente. Ha una testa che mi piace molto".
L’allenatore che più ti ha formato o cambiato?
"Dico sempre che più o meno ti insegnano tutti qualcosa. La didattica in allenamento di Mourinho ti insegna che possiamo divertirci pur lavorando molto bene. Ma ricordo con piacere anche Mancini".
Perché sei andato via dal Chelsea?
"Volevo tornare in Italia, c’era Mourinho mi diceva ma ti pare? Lì c’è calciopoli. Mi avrebbero fatto un contratto a vita. Ma volevo tornare in Italia perché ero sempre arrivato secondo. Ho lasciato il Chelsea per andare all’Inter e mi sono tolto la soddisfazione di vincere tre scudetti consecutivi”
Cosa non è andato al Chelsea?
"Il primo anno era il primo anche per Abramovich, era un momento di cambiamenti quindi è stato difficile. Io venivo dall’infortunio con l’Inter, avevo bisogno di cure mediche ed essere seguito sebbene fossi già stato operato. Non è stato così e ho avuto una serie di infortuni, ma sono comunque in doppia cifra. La seconda volta, dopo un passato col Milan ho fatto benissimo e anche la squadra, avevamo fatto una stagione straordinaria. Ho dei ricordi bellissimi con il Chelsea però io volevo tornare in Italia. Il mio sogno era tornare in Italia e vincere lo scudetto. Quando mi chiamò Moratti è stato bellissimo perché ho fatto una riunione con il Chelsea che mi voleva rinnovare il contratto e c’era Mourinho mi diceva: 'Ma come vuoi tornare in Italia? Lì c’è calciopoli, sei pazzo'. Mi avrebbero fatto un contratto a vita ma volevo tornare in Italia perché ero sempre arrivato secondo, volevo vincere lo scudetto perché era il mio sogno da bambino e sono tornato all’Inter e alla fine mi sono tolto la soddisfazione di vincere tre scudetti consecutivi".
Andresti ad allenare la Juve?
"Prima me lo devono proporre. Chiaro che l’affetto verso l’Inter o il Milan sia diverso, non lo so. Adesso non è nei miei pensieri, sto bene dove sto, faccio di tutto per migliorare. Ambisco a tornare in Italia ma non so sinceramente se allenerei la Juve. Difficile dirlo perché con i bianconeri ci ho sempre giocato contro, c’è rispetto ma grande competitività e ad ora non saprei dire".
C’è una squadra in Italia che vorresti allenare?
"A me piacerebbe allenare le squadre dove ho giocato. Voglio tornare a San Siro, sempre che non me lo tirino giù (ride, ndr). Sogno tutti i giorni di tornarci, è un posto magico".
Qual è il gol più bello dell’Inter?
"Scelgo una serata, quella della doppietta ad Amsterdam. Sono stati momenti spettacolari, ricordo la serata del 4-3 in Supercoppa, all'andata perdemmo 3-0 con la Roma e al ritorno la ribaltammo. Gli anni all’Inter sono stati magici. Sono arrivato che non si vinceva e averla lasciata con la gente felice che ogni anno si vinceva qualcosa è stata una grande soddisfazione per quello che l’Inter merita. Mi ha dato tanto. A livello di affetto mi ha dato troppo, per quello che era il periodo e per quello che abbiamo fatto".
Come facevi certi gol magnifici…
"Io ho fatto di necessità virtù perché non ero il più veloce di tutti, non ero quello che dribblava meglio e avevo bisogno di imparare tutti gli aspetti del gioco, mi ritenevo completo. Ho provato a imparare tutto perché non avevo una particolarità come segnare da punizione. Ho provato ad essere più completo possibile".
Quale fine potrebbe avere il campionato italiano?
"Spero avrà una fine. Non so quando, ma credo succederà, anche perché serve anche per la questione di Coppe. Sarebbe interessante capire come può finire, come la Juventus a livello di filosofia possa cambiare dopo tanti anni. Credo che la Juve di Sarri migliore sarà il prossimo anno, perché faranno scelte in base al gusto dell'allenatore. Sarà più bella il prossimo anno. C'è da fare grandissimi complimenti alla Lazio per quello che sta facendo, come all'Atalanta, perché per le risorse inferiori rispetto ad altri sta facendo grandi cose per il lavoro e il progetto che hanno. L'Inter con Conte sai per cosa gioca, è una squadra pragmatica che sa quello che vuole. La vedi da fuori e ha un'identità chiara, è tornata protagonista. Il mio caro Milan invece naviga in acque turbolente anche a livello societario, quindi si fa fatica".
Chi sarebbe il tuo partner tra Dybala, Lautaro o Luis Alberto?
"Purtroppo non gioco più ed è difficile. Ma credo che per un attaccante come Immobile che attacca la profondità Luis Alberto sia ideale. Dybala e Higuain si trovano alla perfezione. Ma ripeto, la curiosità è Lautaro. Vederlo ancora, vederlo crescere mi crea molta curiosità. Non dimentichiamo che questa è la sua prima stagione completa dopo Icardi e ha già fatto vedere tanto. Vederlo da vicino e vedere le potenzialità che ha, sarebbe molto stimolante".
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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