Gran parte del mercato estivo dell’Inter ruota intorno a quello che sarà il futuro di Valentin Carboni, gioiello della cantera nerazzurra reduce da un’annata in prestito al Monza e, soprattutto, dalla freschissima e sorprendente convocazione nell’Argentina per la Copa America al via tra poche ore negli Stati Uniti. Dopo i primi assaggi di Serie A e l’esordio in Champions League in nerazzurro, l’esperienza in Brianza è servita al classe 2005 per ‘farsi le ossa’ ed avere maggiore continuità: la crescita del mancino di Buenos Aires non è passata inosservata al ct dell’Albiceleste Lionel Scaloni, grande estimatore del ragazzo premiato con l’inserimento nella lista definitiva dei 26 argentini chiamati a difendere il titolo negli USA.
Quale sarà la decisione dell’Inter di Oaktree per Carboni? La domanda apre un bivio con due strade principali percorribili: cederlo per fare cassa e finanziare il mercato o trattenerlo ad Appiano Gentile e puntarci forte per il futuro. Gli altri sentieri portano invece ad una nuova annata in prestito in qualche altro club di Serie A o una sorta di cessione ‘alla Fabbian’, con una transazione di cash immediata (che può rappresentare ossigeno puro per le strategie di Marotta, Ausilio e Baccin) e annessa recompra che possa consentire al club di Viale di Liberazione di non perdere il controllo su uno dei talenti più promettenti del panorama calcistico internazionale.
Per ora la posizione dell’Inter è di attesa: dopo il ‘no’ alla Fiorentina nello scorso mercato di gennaio, la sensazione è che la dirigenza voglia attendere la fine della Copa America, vetrina di prestigio che potrebbe far schizzare la quotazione di Valentin verso l’alto rispetto ai 25-30 milioni attuali in caso di esplosione. E proprio il boom di Carboni nell’Argentina dei grandi è quello che si augura l’Inter, a prescindere da quella che sarà poi la decisione definitiva. In caso di cessione l’occhio andrebbe ai conti (si tratterebbe di una plusvalenza corposa) e al mercato, con parte del tesoretto che verrebbe immediatamente reinvestito su un attaccante più pronto per l’Inzaghi-ball come Albert Gudmundsson, anche se pare che l’eventuale affondo per l’islandese sia legato anche allo slot liberato da Marko Arnautovic; in caso di permanenza o di altro prestito, invece, lo sguardo si proietterebbe più a lungo raggio: l’Inter tratterrebbe a Milano un potenziale top player da continuare a far crescere e sgrezzare, con spazi in campo sempre maggiori con lo scorrere delle date sul calendario. Perché questo è il punto chiave: se Carboni dovesse rimanere in nerazzurro completando l’attacco con Lautaro, Thuram, Taremi e Arnautovic (?), allora gli deve essere data la concreta possibilità di continuare a dimostrare.
Cosa fare, dunque, con l’enfant prodige del calcio argentino? Cederlo per investire su giocatori più pronti nell’immediato o aspettarlo con pazienza e puntarci con decisione per il presente e - soprattutto - per il futuro? Un indizio l’ha dato lo scorso 6 giugno il direttore sportivo Piero Ausilio, raggiunto da Sky Sport a margine del premio Pietro Calabrese: "Il player trading è un peccato? In questo momento penso invece a sviluppare i ragazzi che abbiamo, magari all’interno dell’Inter. Lui (Carboni, ndr) può darsi che possa essere parte della prima squadra dell’Inter già da quest’anno oppure, dopo ad aver valutato insieme a loro cosa è meglio, magari un prestito ancora di un altro anno. Vediamo".
Insomma, Ausilio non ha usato la parola ‘cessione’ ma ha parlato solo di possibilità di un ritorno alla corte di Inzaghi o di un nuovo prestito. Al giorno d’oggi, però, sappiamo bene che “nessuno è incedibile in caso di offerta irrinunciabile” (pluri semicit.). La palla passa agli uomini che occupano gli uffici di Viale della Liberazione - Ausilio compreso - e che, specie nelle ultime sessioni, hanno dimostrato di sapere bene come destreggiarsi abilmente nelle sabbie mobili di un mercato a saldo zero e comandato dal diktat dell’autofinanziamento.
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