C'è chi si sveglia in un un sabato di fine maggio e sa che la sua giornata terminerà con la sua squadra del cuore in finale di Champions League. Parliamo del tifoso dell'Inter, che ha assoporato la fortissima sensazione che regala un evento del genere, già due anni fa. Eccolo il “nemico” armato di trespolo che ti ricorda il gol di Rodri e il fatto che nel 2023 la Coppa dalle grandi orecchie l'abbia alzata il City di Guardiola. Vero, ma l'attesa che si vive, la marcia di avvicinamento ad un appuntamento di tale spessore, la paura folle che vive il simpatico “nemico”, somiglia un po' alla vittoria sul campo. Sì, ma solo un po'. Perché l'Inter di Simone Inzaghi, in due anni è cresciuta a dismisura a livello europeo. Essere arrivati in fondo al nuovo, stressante, formato della più importante manifestazione continentale per club dopo aver eliminato addirittura due corazzate, sia a livello sportivo che finanziario, come Bayern Monaco e Barcellona, certifica che la Beneamata questa sera debba scendere in campo all'Allianz Arena di Monaco di Baviera per vincere e non per ricevere solo complimenti come due anni fa a Istanbul.
Lo scudetto è andato, forse regalato, ma anche “allontanato” da episodi strani nelle ultime giornate. Ma la classifica finale ha detto questo. A Napoli festeggiano per quel punto di vantaggio finale e hanno ragione loro. Ma questa sera l'Inter ha un appuntamento immenso con la storia. Settima finale di Champions, già Coppa dei Campioni. Il bilancio parla finora di tre successi, l'ultimo coincidente con il Triplete 2010 e altrettante sconfitte. Il Paris Saint Germain non ha storia, club nato nel 1970 da una fusione voluta dalla federazione francese per permettere la presenza di una squadra di Parigi nel massimo campionato transalpino.
Ma il club è decollato quando la proprietà è passata nel 2012 al fondo sovrano del Qatar. Soldi a disposizione senza un limite, investimenti massicci sui campioni più celebrati, vedi Leo Messi tanto per citarne uno, campionati francesi in bacheca come se piovesse. Manca però la Champions League, una sola finale disputata finora, quella persa 1-0 nel 2020 contro il Bayern Monaco senza pubblico sugli spalti causa covid. Ora la filosofia è cambiata a Parigi. Meno stelle e più concetto di squadra come è nelle corde del tecnico Luis Enrique. Rispetto a due anni fa a Istanbul l'Inter non parte sfavorita, il pronostico è al 50% , tutto da vedere se questo possa essere un bene. Ma L'Inter la storia ce l'ha e come. E pesa. Dalla Grande Inter di Helenio Herrera agli eroi del Triplete di mourinhana memoria.
Per sorteggio gioca in casa il Psg, l'Inter reciterà in giallo perchè così hanno voluto Lautaro e gli altri dello zoccolo duro. C'è da fidarsi. Settima finale di Champions, dicevamo, la seconda nel giro di tre anni, ripetiamo. Questo, da quando sulla panchina nerazzurra siede un certo Simone Inzaghi. Dopo quattro anni non escludiamo affatto che le strade si separino, a partire da lunedì prossimo ogni giorno sarà buono per discutere e decidere se continuare o meno insieme. Di certo, quando il Demone lascerà l'Inter, il suo successore dovrà veramente superarsi per eguagliare le emozioni che questo grande allenatore ha regalato e sta regalando ai tifosi dell'Inter.
Ed è anche coraggioso Simone Inzaghi, l'unico a spendere alla vigilia della finale due parole piene di affetto per i tifosi della Curva Nord, tifosi che per scelte discutibili, non solo della società, saranno impossibilitati questa sera ad incitare la squadra dagli spalti, per mancanza di biglietti. L'inchiesta non li ha toccati, in galera ci sono altri, loro questa sera mertivano di essere il dodicesimo uomo in campo all'Allianz Arena. Tant'è. Il tempo delle chiacchiere è terminato, la storia chiama. L'Inter disputa la finale di Champions League. E già questo riempie il cuore.
Ma alzala, Capitano!
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