Che riflessioni ha fatto dopo l'Europeo? È la prima domanda alla quale è chiamato a rispondere Luciano Spalletti al primo appuntamento post-Europeo con la Nazionale italiana. "Sono state tante. I fattori sono sempre diversi, non è mai uno solo il fattore nell'arrivare a una gara di quel tipo. Ho trascorso una brutta estate, bruttissima. Il discorso andava sempre lì. Quando si parla di fallimento Europeo bisogna fare un'analisi un po' più corretta. Non abbiamo onorato la nostra forza e la nostra storia: mi sento responsabile di ciò che è successo. Probabilmente gli ho messo troppa pressione addosso e non gli ho dato la possibilità di gustarsi la maglia dell'Italia. Io devo essere attento nel prendere cose nuove per portare un messaggio differente, devo essere il primo a credere che si abbia una forza differente rispetto a ciò che abbiamo fatto vedere. Sono il primo a non volersi arrendere di fronte a qualsiasi difficoltà e ad avere fiducia nel lavoro che posso portare avanti. Non hanno responsabilità i giocatori che erano con me in Germania e nemmeno quelli che sono rimasti a casa. Ora si apre una pagina nuova e visto che adesso bisogna analizzare anche la carta d'identità credo sia questo il momento per fare qualcosa di differente. Questo, inevitabilmente, esclude altri calciatori. Vado a creare un nuovo gruppo, una nuova squadra, trasferendo loro meno pressione addosso e facendoli sentire più la bellezza della maglia azzurra" ha detto il commissario tecnico dell'Italia in conferenza dalla sala stampa di Coverciano, dove gli azzurri sono chiamati a preparare le due sfide di Nations League contro Francia e Israele, in programma per il 6 e il 9 settembre.
Perché Okoli e Brescianini? Per giocatori come Acerbi, Darmian e Jorginho porte definitivamente chiuse?
"È facile portare Acerbi, il suo rendimento è sicuro. Ma dobbiamo giocare una competizione tra due anni e delle personalità nuove. Da un giocatore di 27-28-30 anni sai cosa aspettarti, un giocatore di 20-22 anni può cambiare totalmente dandogli fiducia in competizioni che non ha giocato. Le porte non sono mai chiuse per nessuno, ma è chiaro che voglio concedere questa prova a questi ragazzi e andremo a valutare che risultati si hanno. Questi ragazzi dovranno mostrare una voglia straordinaria di portare a casa anche una rimessa laterale e si andrà a vedere se si è pensato male oppure no. Okoli e Brescianini li ho chiamati perché è sempre il campo ciò che decide tutto. Okoli ha fatto vedere di avere una forza fisica ottima e velocità in campo aperto. Poi nelle valutazioni e nel posizionamento deve migliorare certe cose, ma quello è possibile. Mentre i cento metri in dieci secondi o li sai fare o non li sai fare".
Cosa pensa del calciomercato aperto? Dispiaciuto per la decisione di Barella di operarsi?
"Sul calciomercato sono allineato a tutto ciò che hanno risposto tutti i miei colleghi, è una roba incredibile che crea ulteriori difficoltà. Secondo me la sintesi è che giocare mentre si è in trattativa con un'altra squadra è come fare l'amore con una e pensare a un'altra. Barella mi ha chiamato subito dopo la convocazione e mi ha messo al corrente della sua difficoltà: gli voglio bene, è un professionista serio e in questo caso non posso cambiare la direzione del vento, posso solo adeguare un po' le vele. Per cui debbo avere l'alternativa e aspetto Barella per la prossima convocazione. Ho parlato con Volpi, medico sociale dell'Inter, ma di solito a parlare sono i nostri medici e a loro è stato spiegato bene il problema. Deve farsi questo intervento e l'hanno programmato per questa sosta qui. Nel ragazzo io ho fiducia, l'ho trovato sincero: ha difficoltà respiratorie ed è bene metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio".
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