Il progetto Fifa rischia di saltare: tutte le big, comprese Inter e Juventus, sono in stato d'allerta. Così tuona la stampa all’indomani della scadenza del bando per la presentazione delle offerte per l’assegnazione dei diritti tv per il nuovo Mondiale per Club FIFA che si giocherà dal 15 giugno al 13 luglio 2025 e per l’edizione successiva del 2029. Una deadline alla quale non si è presentato nessuno e che mette comprensibilmente al rischio la realizzazione dell’evento. A mancare a Infantino and Co sono le proposte per l’acquisizione dei diritti televisivi ma anche, cavillo non da meno ma che desta meno preoccupazione, le strutture, nonostante sabato dovrebbero essere annunciati gli impianti della manifestazione (LEGGI QUI).
Un imprevisto, per così dire, che la FIFA sta cercando compulsivamente di risolvere, perché il rischio è di far saltare un banco non da poco conto. E proprio di conti parliamo, quelli fatti dai club tenendo conto degli introiti che dovrebbero - a questo punto il condizionale è d’obbligo - incassare dalla partecipazione al Torneo in questione. Calcoli che hanno condizionato il lato economico ma anche quello sportivo, l’uno causa e conseguenza dell’altro, quindi mercato e pre-season. Il campanello d’allarme suonato ha urtato la sensibilità di alcune società coinvolte che non appena hanno fiutato la minaccia hanno già sollevato malumori, parlando di eufemismi.
I milioni promessi ai club partecipanti sono 800 all’incirca, una cifra che le società non intendono negoziare e la minaccia di disertare è stata l'immediata reazione. Mal di pancia che hanno spinto, non a caso, Infantino ad aprire negoziati con l'Arabia Saudita per trovare gli sponsor necessari a sbloccare la situazione. Situazione che inizia intanto a creare fermento anche sui campi dai quali non arrivano notizie lietissime per i vari allenatori in giro per l’Europa: dal Real all’Inter, passando per il Barcellona e il City. Mbappé, Barella, Ter Stegen, Rodri per citare i più in risalto. Fatto sta che da Inzaghi a Pep i tecnici perdono pedine e pure importanti. Lesioni quasi tutte muscolari che si aggiungono ai già noti affaticamenti e forme da ritrovare sparsi qui e lì per le rose con gli sforzi dei vari impegni estivi sui campi internazionali in eredità. Volendo guardare in casa nostra, il tecnico piacentino si può dire vittima di una stagione atipica e fatta d’alta intensità e densità del calendario che ha imposto e impone preparazione, approccio e gestione d’adattamento differenti rispetto al passato. Reduce dal ko nel derby, insuccesso preceduto da due vittorie e due pareggi in campionato e dall’immenso punto raccolto a casa di Guardiola, l’allenatore dei campioni d’Italia deve fare i conti con un Lautaro dalla forma da ritrovare, un Mkhitaryan sfinito dalla scorsa stagione, un Barella alle prese con la distrazione al retto femorale della coscia destra, un Pavard da ‘ritrovare’… per citare, anche in questo caso, alcune delle evidenti motivazioni che hanno inceppato la macchina nerazzurra, partita ad una velocità inferiore rispetto a quella con la quale aveva concluso l’annata scorsa.
Ingranaggi che scricchiolano ma che, complice la previsione del Mondiale per Club all’orizzonte, impegno che avrebbe dilatato la stagione, Inzaghi ha la fortunata ma non casuale opportunità di poter sostituire e/o ruotare. Più che di opportunità però sarebbe più consono parlare di necessità, quest’ultima soddisfatta sì da un mercato più strategico che costoso e per l’appunto tutto fuorché esorbitante ma che ha, oltre che allargato il catalogo di scelta, non a caso, condizionato e probabilmente indirizzato le mosse dei dirigenti di Viale della Liberazione tenendo conto proprio di premio finale che avrebbe ripagato sforzi e inevitabili possibili defezioni conseguenti, una 'risoluzione', non solo metaforica e con accezione di congedo. Quasi un miliardo di euro, che a molti in passato era suonato come 'scaccia Super League', desiderio mai sopito nel cuore e nei pensieri di qualche Presidentissimo europeo. 'Contentino' che se oggi dovesse venire a mancare potrebbe far rinvigorire quegli stessi pensieri più reconditi messi a tacere (e neanche così tanto) di un nuovo campionato 'genera denaro' oltre che mettere in luce crepe dei muri della Fifa che i sindacati sono pronti a far tremare. Uno scenario, quello che si delineerebbe nel caso in cui non si dovesse riuscire ad organizzare il Torneo, che potrebbe minare non di poco gli equilibri politici di un calcio che oggi fa i conti già sul rettangolo verde, ancor prima che tra le grandi sedi dalle pareti a vetri.
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