Credeva di averle viste tutte, l’Inter, in questa stagione; ma una beffa così mancava, e sinceramente la squadra nerazzurra ne avrebbe fatto volentieri a meno. Perché questa è una beffa che assume i contorni dell’autolesionismo, quasi del masochismo; tutto questo per una partita che comunque, pur non brillando sul piano del gioco espresso per buona parte di gara, la formazione nerazzurra stava portando a casa, grazie al bell’uno-due firmato da Hernanes e Rodrigo Palacio. E anche il rigurgito d’orgoglio del Livorno, che aveva trovato il gol dell’1-2 su dormita difensiva che ha finito con l’agevolare il gol di Paulinho, sembrava controllato bene perché l’Inter le azioni per chiudere i conti le ha eccome. Poi, accade l’imponderabile…
CHE TI PASSA PER LA TESTA? – Sicuramente, è la domanda che tutto il popolo nerazzurro, con risvolti indubbiamente più o meno triviali, hanno rivolto al minuto 85 a Fredy Guarin, che finisce vittima di due secondi di black-out. Che ribaltano tutta una serata. Il colombiano, che già poco prima aveva buttato via una buona occasione con un Bardi che usciva nemmeno fosse stato controllato da un joy-pad impazzito, si inventa una mossa che più scellerata non si può: un pallone allucinante, un assist clamoroso che finisce col mandare in tilt Walter Samuel, il quale, va detto, ha anche un po’ di responsabilità per farsi sorprendere e non andare più deciso in chiusura (forse però, come ha detto Mazzarri, non ne ha avuto il tempo), preferendo non rischiare il rosso, ma finendo inevitabilmente con l’agevolare l’inserimento della zanzara elvetico-nigeriana Innocent Emeghara, che quando vede Inter si scatena come pochi trovando la rete del rocambolesco 2-2. Campanello d’allarme fortissimo per il Guaro, che ha deciso di finire da solo nell’occhio del ciclone, solo pochi giorni dopo il rinnovo.
L’OTTOVOLANTE – Cinque secondi che cambiano una partita, forse una stagione: finisce nel caos, con Botta che entra troppo presto e viene ammonito, e con Mazzarri che impreca, si morde i pollici, afferma senza mezzi termini che perdere punti in questo modo è “una vergogna”. Impossibile dargli torto, ma quando due dei tre punti che sembravano presi vengono buttati così dalla finestra, la colpa non può essere della sfortuna, del destino avverso, delle congiunzioni planetarie sfavorevoli, dell’oroscopo che ti ha previsto una brutta giornata. No, la colpa è tutta da assumere interiormente, dividere in parti uguali, per poi tornare a casa battendosi il petto. La gara di ieri sera simboleggia forse al meglio (peggio?) quella che è stata un po’ l’intera annata dell’Inter: pregi e difetti mai visti così condensati in soli 95 minuti. Momenti comunque convincenti alternati a passaggi a vuoto pericolosissimi; un inizio inquietante sul piano offensivo, quasi una fotocopia del match contro l’Udinese, poi una sensazione di sicurezza ritrovata, che però svanisce con errori banali, basti vedere Samuel che prima chiude su tutti in maniera eccelsa poi si perde Paulinho sul corner dell’1-2 fino al flop su Emeghara. Una girandola di emozioni che alla fine dà una somma inferiore a zero, e che diventa anche difficile da commentare. Troppe le occasioni buttate all’aria, questa forse la più sanguinosa; e francamente, ormai gli alibi da concedere ai giocatori, specie per non aver voluto puntare con decisione a chiudere la partita quando gli avversari sembravano alle corde, sono finiti…
CAMBIO SFAVOREVOLE – Sicuramente, quello che sarà rimasto più deluso di tutti, in un’Inter uscita alla chetichella dal campo dopo il triplice fischio finale, è lui. Hernanes aveva trovato il suo primo gol in nerazzurro, sbloccandosi dopo quattro mesi e festeggiando con il suo marchio la fabbrica, la spettacolare capriola in stile capoeira. Non aveva forse iniziato bene il match ieri, il Profeta, ma alla lunga l’ex laziale si è rivelato essere il migliore dell’intera squadra, ispirando le principali azioni pericolose dei nerazzurri. Purtroppo pagherà troppo presto il fiato corto, finisce presto in riserva e Mazzarri decide di sacrificare lui per mettere in campo Guarin. Un cambio che più negativo, alla fine, non poteva rivelarsi, per i motivi ormai ben noti. Una sostituzione che, al di là del debito d’ossigeno, farà però indubbiamente discutere, perché comunque con l’uscita del brasiliano è venuta meno la capacità di gestire bene il pallone, fattore determinante che l’Inter ha pagato perché né Alvarez né il colombiano hanno fornito risultati apprezzabili in tal senso.
BELLA FIGURA – Il tema era quello che ha percorso l’intera stagione: l’Inter affrontava ieri una squadra infarcita di giocatori usciti dal vivaio nerazzurro. Una sfida al futuro che nel complesso tutti i giocatori a disposizione di Domenico Di Carlo hanno onorato al meglio, a parte forse Ishak Belfodil che in attacco ha faticato a far sentire la propria presenza. Per il resto, Bardi incolpevole sui gol ma quasi sempre molto reattivo nelle altre circostanze; se escludiamo l'errore su Palacio, bene Ibrahima Mbaye che specie ad inizio match ha fatto buone cose sulla fascia; Marco Benassi ha provato a spaventare Samir Handanovic dalla lunga distanza e ha mostrato buona compattezza in mezzo; rognosetto Alfred Duncan che dal suo ingresso in campo si dedica alle attenzioni speciali verso gli avversari. Insomma, nel complesso una prova positiva: da questo punto di vista, perlomeno, l’Inter può sorridere anche se timidamente…
AVANTI ADAGIO – Cosa aspettarsi ora? Ormai abbiam capito che a parlar di partite facili con questa Inter si corre un guaio, e sabato contro il Bologna di Davide Ballardini il motivo potrebbe riproporsi. Quindi, superate le belle sensazioni di inizio stagione e arrivati a questo punto, è preferibile accantonare tutte le aspettative e lasciare che la stagione si consumi facendo il suo corso, fino all’aspro finale. Quello che verrà verrà, sarà la base per capire come ripensare il prossimo campionato.
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