Adriano Galliani la aspettava da anni, probabilmente dai tempi dell'adolescenza, questa partita. Il frame dell'emozione sono gli occhi lucidi di Barella nell'istante del ricordo di Gianluca Vialli. L'imbucata del gioiellino classe '97 verso Darmian (in offside) è l'inizio prediletto per la ricerca degli spazi. Poi il binario monzese s'attiva con Dany Mota che si prende gioco di Acerbi sulla linea di fondo mancando il passaggio decisivo per l'assist a centro area. La sventagliata di Bastoni dopo un'azione avvolgente lancia l'impatto di Darmian che sopravanza Carlos Augusto trafiggendo la speranza brianzola. La metodica del tempo fregato: esecuzione implacabile. Analoga a quella di Pessina, che scarta il cioccolatino a Ciurria: deposito del rovescio, fuochi d'artificio in avvio. Botta e risposta servita.

LA FATALITÀ. Il pressing di Lautaro aggressivo al punto giusto: Pablo Marì viene condotto sul temporeggiamento dell'errore. Copertura smaniosa della capacità tecnica avversaria e timbro del nuovo vantaggio. La praticità del pragmatismo interista: una sovrapposizione dello sfruttamento dell'errato sviluppo avversario. I tempi d'inserimento del triangolo perfetto, come quando Barella smista la traiettoria per Dimarco, che spara alto il proiettile destro dopo una circolazione del possesso devastante. Quando prende velocità Dany Mota può essere una spina nel fianco per i difensori inzaghiani e lo dimostra quando scavalca Acerbi e Skriniar senza trovare l'assist vincente.

L'ATTIVISMO DEI FRONTI. L'avvio di ripresa è particolarmente attivo nella spinta casalinga, ma l'occasione di Lautaro con la testa porta in dote la possibilità, mancata, dell'allungo. Sinistra e destra: l'avvolgente giro-palla porta il piatto di Darmian al servizio per Dzeko, che manca il bersaglio grosso da buona posizione. La pioggia intensifica i duelli, ma soprattutto apre le ali del dinamismo. Al quarto d'ora di gioco qualche minuto di spinta monzese porta l'assetto interista a chiudersi a riccio. Lukaku sbaglia tutto quello che si può sbagliare negli appoggi, Inzaghi s'adopera per aumentare la freschezza in mediana e Palladino accresce la qualità tra le linee e si gioca la carta Gytkjaer per scompigliare la compostezza difensiva nerazzurra. Il gioco si spezzetta e, con un arbitraggio tutt'altro che lucido, si proietta nell'incognito di un finale da scrivere. Bastoni si fa largo e la caramgole premia il destro di Lautaro che si schianta sul legno a Di Gregorio battuto. È un segno del destino, come il tocco di Dumfries sul cross di Ciurria e l'annesso tentativo di stacco di Caldirola che consegna un pareggio al banco dei conti.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 08 gennaio 2023 alle 08:14
Autore: Niccolò Anfosso
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