Non sarà decisiva per la qualificazione ai sedicesimi, ma questa vittoria sicuramente è molto importante. Anzi, si può dire già che vale doppio: perché dall’altra parte, il piccolo Qarabag è riuscito nella mezza impresa di fermare sul pareggio il più blasonato Saint-Etienne, il che significa che alla prima curva del gruppo F l’Inter esce al comando. Il cammino è ancora lungo, ma le sensazioni offerte dalla tanto temuta trasferta di Kiev sono positive: non sarà stata la vittoria cinematografica ottenuta col Sassuolo, ma alla fine vittoria è stata nella maniera in cui forse serviva di più. Si è vista un’Inter solida, attenta, che ha corso pochi rischi anche se il Dnipro ci ha messo tanta buona volontà. E soprattutto, ha mostrato di avere una dote che non fa mai male: il cinismo.
POWER PLAY – Viene da chiedersi se Walter Mazzarri sia appassionato o abbia visto tante partite di sport come pallanuoto o hockey su ghiaccio; ovverosia, quelle discipline dove le superiorità numeriche sono spesso estemporanee e vanno capitalizzate al meglio. Perché l’Inter ha nuovamente mostrato di essere capace di punire in men che non si dica l’avversario non appena questi si ritrova sotto di un uomo. E’ successo l’anno scorso a Parma dove Rolando trovò la rete qualche secondo dopo che i ducali rimasero in dieci per il rosso a Paletta. Ieri, invece, l’attesa è durata quattro minuti dopo la cacciata del capitano Ruslan Rotan: il tempo per Danilo D’Ambrosio, che qualche minuto prima si era divorato un’occasione importante trovando l’opposizione di Boyko, di riproporsi di nuovo in area, uccellare Douglas con un tunnel e anticipare il portiere ucraino con un tocco da calcetto. La rete che vale il vantaggio e la vittoria, che basta e avanza perché il Dnipro, pericoloso davvero solo una volta dalle parti di Samir Handanovic, viene svuotato di ogni energia dopo la rete e consente all’Inter di amministrare al meglio il risultato.
IO SONO LA SICUREZZA – Il tutto al termine di una gara tutto sommato accorta, forse tutto fuorché spettacolare, dove soprattutto nel primo tempo le due squadre hanno preferito non rischiare niente, con l’Inter che comunque si accontenta di tenere a bada i tentativi di sfuriata degli avversari, che, a parte forse i guizzi dell’interessante Yevhen Konoplyanka, offre davvero poco di concreto. Il risultato è che per Samir Handanovic si prospetta un’altra serata con la porta immacolata (a fronte di 17 gol fatti), segnale di una difesa dall’inusitata solidità. E forse nemmeno il più ottimista dei tifosi poteva immaginare che anche l’ultimo arrivato potesse avere un impatto così importante. Appagato, stanco, venuto in Italia per svernare? Niente di tutto questo: Nemanja Vidic ancora una volta si è rivelato un autentico faro, un trascinatore senza pari. Prende Zozulya, il Rooney ucraino, e gli fa capire che tra lui e il Rooney originale, che lui conosce molto bene, di differenza ne passa ancora tanta. Guida il reparto da vero leader, e fa piacere vedere come i suoi compagni stiano facendo il loro meglio per assecondarlo o per farne le veci in caso di sua assenza (vedi Andreolli). Fa piacere la riscoperta di Hugo Campagnaro, tornato in campo senza alcun tipo di ruggine fisica o di mercato.
PSICOLOGIA DEL CAPITANO – E’ un lavoro che ha già dato i suoi frutti con Andrea Ranocchia, finito a gennaio in un gorgo molto simile: dato come vicino al Galatasaray che poi si è tirato indietro dopo essersi sentito respingere la proposta d’ingaggio, alla fine il difensore non solo è rimasto all’Inter, che ha resistito al canto della sirena Antonio Conte, ma, a furor di popolo e dopo una campagna degna di un’elezione alla Casa Bianca, è diventato capitano dell’Inter. Adesso, con Fredy Guarin, si sta tentando un cammino simile: sembrava ormai destinato a lasciare il club nerazzurro, ma alla fine la partenza è sfumata e allora il primo pensiero è stato quello di recuperare mentalmente il giocatore. Che ieri a Kiev è sceso in campo con la fascia di capitano al braccio. Fascia che dopo l’addio di Javier Zanetti sta assumendo una rilevanza sempre più simbolica, diventando l’emblema di coloro nelle cui mani viene consegnata, più di ogni altro, la sorte dell’Inter. Un lavoro di fine psicologia, quello di Walter Mazzarri, che per il momento qualche frutto lo sta dando.
LUNA STORTA – Non si fa in tempo ad esultare per vedere che almeno in Europa League agli arbitri non viene inflitta la pena di quella orribile divisa ‘a pigiamone’ adottata dai fischietti di Champions, con quei pantaloni grigi che ai puristi ricorderanno tanto la leggendaria tuta del portiere ungherese Gabor Kiraly, per lasciare loro la più elegante giacchetta con la greca, che ecco che l’arbitro fa parlare di sé per le topiche clamorose. Negativa la serata di Felix Zwayer, 33enne agente immobiliare di Berlino, che insieme ai suoi assistenti ne combina sostanzialmente di cotte e di crude, scontentando tutti. Soprattutto l’Inter, che si vede in primo luogo negare un calcio di rigore apparso ai più netto per il tocco di mano di Ondrej Mazuch su cross di Guarin, ma anche il Dnipro potrebbe lamentarsi per l’espulsione di Rotan, per un contatto forse meno cattivo di altri ai danni di Guarin. Poi fischi inutili, cartellini estratti un po’ a casaccio, insomma non una bella serata.
SÌ, VIAGGIARE. MA POCO – Nemmeno il tempo di tornare in Italia, che l’Inter dovrà subito prendere il volo un’altra volta: due giorni di allenamenti e poi via, verso la calda Palermo, in casa della formazione di Beppe Iachini che sin qui ha collezionato un pareggio in extremis e una sconfitta, convincendo poco sul piano del gioco. Si tratta del primo tour-de-force stagionale che culminerà con la trasferta di Firenze dopo tre impegni consecutivi in casa. Insomma, un cammino agevole sulla carta e nemmeno troppo sfiancante: tutti i presupposti per continuare su questa strada.
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