Non ci sarà già domani la festa per lo Scudetto, ma questo è probabilmente l'ultimo dei crucci in casa nerazzurra, al di là dei titoloni universali usati per rimarcare qualcosa che presumibilmente non fa strappare i capelli a nessuno. La cosa importante per la squadra di Cristian Chivu è continuare ad avvicinarsi a quell'obiettivo che ormai è lì all'orizzonte ma che per tagliare occorre fare un altro passo in avanti, magari già da domani nel match dell'Olimpico-Grande Torino contro il Torino di Roberto D'Aversa che Chivu presenta in conferenza stampa ad Appiano Gentile.
Che atteggiamento chiede in questo momento ai suoi uomini domani?
"Quello di sempre, quello giusto che serve a portare a casa la partita. Abituarsi ai momenti di una gara, cercare di essere dominanti e capire i momenti fondamentali di una gara".
Come vivete questo momento di attesa dello Scudetto nello spogliatoio? Ci descrive l'atmosfera?
"Siamo sereni come sempre e consapevoli del lavoro svolto, di quanto abbiamo lavorato per metterci in questa condizioneoltre che del fatto che mancano ancora partite e punti. Ci stiamo avvicinando ad uno dei nostri obiettivi oltre che nostro sogno".
Come ha tirato fuori questo rendimento dopo la sosta?
"Voi dite dopo la sosta, ma io parlo di stagione intera, perché siamo arrivati alla sosta con grande vantaggio. Siamo arrivati alla sosta con delle critiche per quel che riguarda le aspettative ma avevamo 6-7 punti di vantaggio. Poi abbiamo avuto l'opportunità di recuperare giocatori e fare buone prestazioni, abbiamo portato a casa la partita con la Roma poi siamo andati a Como, consapevoli delle difficoltà, e l'abbiamo portata a casa. Ci siamo messi da soli in una condizione che ci permette di sognare".
Guardando indietro al momento in cui ha preso la squadra, si può parlare di impresa?
"Negli ultimi anni questa squadra ha sempre cercato di fare imprese ed è sempre stata competitiva su tutti i fronti. Quando alleni l'Inter hai grandi obiettivi, la società è questa e ha costruito qualcosa di importante. I giocatori hanno fatto vedere negli ultimi anni quanto riescono ad essere competitivi quindi per noi è un obbligo cercare di esserlo su tutti i fronti".
Cosa avresti voluto chiesto che noi non abbiamo mai chiesto?
"Non mi viene in mente niente, siete tanto bravi a fare domande che a volte mi sorprendete. Forse l'anno prossimo a pensare qual è stato il mio vissuto nell'Inter, se sarò ancora qui, vi dirò che domande mi aspettavo da voi".
Come sta Bastoni? E può essere la giornata giusta per Sucic?
"Volevo fare una battuta, ma è meglio non la faccia... Bastoni è tornato, sta meglio, ha ancora fastidio ma stringe i denti. Ha fatto condizionamento atletico in settimana e ha cercato di fare le cure che gli permettono di essere più sciolto nelle cose da fare. Oggi si è allenato con la squadra, vedremo domani. Petar sta bene, negli ultimi due mesi ha avuto una tripla frattura alla mano, una cosa che non abbiamo mai detto per timore che qualcuno gli facesse male. Tanto di cappello per un ragazzo di 23 anni che si è messo a disposizione, ha capito le difficoltà de momento soprattutto nell'essere corti, e ha giocato tante partite condizionato dal gesso Ora che sta bene è tornato a pieno regime e non è più condizionato nei movimenti visto che era frenato in certi duelli".
C'è qualcosa in comune nell'atteggiamento della squadra nelle ultime partite tra i due tempi?
"Tutti parlano di quello che è accaduto ultimamente ma le ultime quattro partite non sono tutto. È una stagione intera da valutare, magari all'inizio si facevano bene i primi tempi e poi si calava nei secondi, ora la percezione è un'altra. Io parlerei di una squadra che ha messo la faccia, che ha fatto 78 gol solo in campionato, non so che differenza reti abbia... Abbiamo sempre cercato di fare la prestazione, ora si capiscono i nostri sogni e quindi abbiamo alzato le ambizioni cercando di essere più concreti e rispettando le energie che abbiamo in questo momento".
Ma questi numeri sono una dichiarazione programmatica in vista del prossimo anno?
"Non guardo mai i numeri dal punto di vista difensivo. I gol si fanno e si prendono specie quando ti prendi rischi nel pressare e stare con una linea difensiva alta. La bravura è della squadra, di come si pressa, dell'intensità che si mette, nell'accettare qualche duello sapendo di non avere coperture per 40 metri. La cosa importante è cercare di essere propositivi, per la qualità di questa squadra sarebbe un peccato non sfruttarne la forza offensiva e le qualità individuali. Sono finiti i tempi delle migliori difese che vincono i campionati o degli scontri diretti da vincere per poter fare qualcosa. È un calcio più moderno, dinamico e di intensità; noi abbiamo fatto dei miglioramenti ma possiamo ancora migliorare e dobbiamo capire questo. Abbiamo visto Bayern Monaco-Real Madrid 4-3, il calcio sta prendendo una nuova piega dove tutto è più verticale, intenso e veloce e bisogna adattarsi".
Come sta Lautaro? Qual è il piano di rientro?
"È migliorato, settimana prossima dovrebbe rientrare".
Gioca Sommer domani?
"Vedremo".
Tra 10 anni, come ricorderà questo gruppo e quali sono state le fotografie di questa stagione? E in cosa si sente migliorato?
"Non so se arrivo a dieci anni... Io faccio la mia esperienza, ho la fortuna di allenare un ambiente che conosco bene e avevo la fortuna quando sono arrivato in prima squadra di conoscere un po' tutto e tutti. Non mi ha sorpreso niente della mia percezione da fuori sul piano professionale. Quello che mi ha colpito è stata la parte umana, hanno fatto qualcosa di straordinario; a volte questi ragazzi non sono riusciti a raggiungere determinati obiettivi e hanno subito delle ingiustizie che non meritavano. Mi prendo l'identità di quello che cerca di fare, il senso di appartenenza; mi prendo anche l'unità di un gruppo che sa stare bene nonostante le difficoltà quotidiane dentro una squadra. Quando hanno capito di poter rimanere competitivi, andando controcorrente rispetto alla narrazione di inizio anno che parlava di ciclo finito, sono rinati e hanno trovato la motivazione per essere quello che sono sempre stati. Non è un caso che siamo primi in classifica con un margine importante e in finale di Coppa, potevamo e dovevamo fare meglio in Champions ma mi prendo le responsabilità per la gestione di quella partita specifica, non ha nulla a che fare con quello che è accaduto nel girone. Sono orgoglioso della parte umana di questi ragazzi, li amo da morire e me li tengo stretti. A volte mi viene in mente che la scelta di un giovane allenatore ha creato qualche disagio perché quanto fatto ha influenzato la serenità del gruppo ma ho sempre detto le cose in faccia e loro sanno chi sono e quali sono le nostre ambizioni".
C'è la curiosità di portare qui Aleksandar Stankovic e di fare come con Pio Esposito?
"Stiamo andando oltre questa giornata, parliamo di mercato e della squadra che sarà. Lo seguiamo con attenzione, sappiamo quanto di buono ha fatto da quando ha lasciato la Primavera dove c'ero io. Per me è come un figlio, lo conosco da quando aveva 4-5 anni; sappiamo tutti che crescita ha avuto in questi due anni tra Svizzera e Belgio. Se abbiamo deciso di fargli fare un'esperienza in un campionato competitivo giocando anche la Champions è stata una scelta consapevole per quella che speravamo fosse la sua crescita. Lo guardiamo con molta attenzione, quando si parlerà di mercato penseremo a lui senza problemi".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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