Stefano Tino, direttore generale di Betsson Group, è ospite della nuova puntata del podcast 'Maglietta sudata', dove ha raccontato tanti aneddoti relativi alle esperienze di sponsorizzazione di alcune società italiane e internazionali. La più importante, ovviamente, è quella dell'Inter, sulla cui maglia il colosso del gaming appone il proprio brand dalla stagione 2024-2025. Tino racconta come è nata la scelta del club nerazzurro: "Mettiamo la parte del cervello non tifosa ma razionale: l'Inter nasce per una mia volontà dovuta ad un'esigenza. Se entriamo nel campo delle sponsorizzazioni come asset di marketing per un brand, avevamo l'idea di lanciare il brand Betsson in un contesto molto problematico perché il mercato italiano non è saturo ma molto complesso nella concorrenza perché vive di storicità. E quando hai a che fare con brand che sono sul mercato da cinque, dieci, venticinque anni, entrare è pericoloso. Non è semplice creare reputazione e fiducia per un brand; lo puoi fare in tanti modi, poi era un momento storico nel quale c'era la scadenza delle licenze con un mercato che sarebbe pesato da 100 operatori a 46. Dove altri hanno visto un po' di rischio, io ho visto un'opportunità. Ma ho voluto fare qualcosa per accelerare il processo di reputazione e quindi mi attacco al calcio. Che in Italia rimane uno strumento di comunicazione che va al di là del mezzo; non è schermo, voce, logo, ma l'esperienza che tu leghi che dà valore. Quindi per accelerare questo processo ho voluto legarmi alla squadra più forte".

E quindi, arriva la sponsorizzazione della maglia della seconda stella: "Quella rimane in bacheca per sempre, quindi dal punto di vista della visibilità io raddoppio perché due stelle non le vedi sempre. È una maglia da museo, quindi entriamo in quel momento lì. C'è stato un allineamento dei pianeti: ho valuto altre società, compresa la Formula Uno con la Ferrari oppure club come Juventus, Roma, Lazio. Ma la verità è che la Formula Uno rende più difficile l'esposizione per il prezzo che tu paghi; non che l'Inter non costi, noi paghiamo 28 milioni l'anno più bonus per quattro stagioni più uno. I bonus sono legati ai risultati sportivi che hanno poi un riscontro mediatico. Se arrivi in finale di Champions, al di là del risultato, un ritorno ce l'hai. Ci sono anche dei malus, però in questo caso è andata abbastanza bene". E a proposito della finale di Monaco di Baviera, Tino spiega le valutazioni fatte partendo dal suo vissuto personale di quei giorni: "È stata una bella esperienza. Ero a Monaco e ho assistito alla rifinitura insieme ai dirigenti dell'Inter, l'ambiente era supertranquillo come se la finale non fosse una finale. Forse, col senno di poi, erano troppo tranquilli. In quel momento, vedevo quell'ambiente, pensai che avrebbero vinto 3-0 per come erano scherzosi. Poi è successo quello che è successo, ma non potevo essere incazzato nero da sponsor perché la vera visibilità arriva con la finale. La vittoria aggiunge qualcosa ma è talmente piccolo rispetto a quanto hai già ottenuto che dal punto di vista commerciale non posso andare dall'Inter a lamentarmi. Poi dal punto di vista del tifo comprendo che sia stata una serata bruttissima, ma rimane comunque una finale storica. Per un mese è stato anche argomento di conversazione non solo in Italia, noi siamo presenti in 30 Paesi ed era molto amplificata". 

Sezione: Copertina / Data: Sab 25 aprile 2026 alle 15:54
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Christian Liotta
Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.