Cristian Chivu è l'uomo copertina dell'Inter fresca di vittoria del 21esimo Scudetto. Un uomo che sin dall'inizio non ha usato filtri e si è mostrato per quello che è, un pregio assai apprezzato anche dai giocatori nerazzurri che si sono fidati di lui. A proposito di giocatori che lo hanno avuto come allenatore, chi l'ha imparato a conoscere prima di altri sotto questa veste è Mattia Zanotti, prodotto del vivaio Inter e oggi in forza al Lugano. Sky lo ha intervistato per parlare di Chivu e dei suoi trascorsi a Milano: "Quando l’ho avuto io era proprio all’inizio della sua carriera. Ho fatto tre anni con lui e il rapporto è stato bellissimo. Lui, avendo vissuto tanti spogliatoi importanti, capiva subito in che momento eri: quando eri arrabbiato, quando eri felice, quando le cose non andavano. Nell’approccio era umano al 100%, per noi era quasi un padre, un vero uomo di spogliatoio. E poi aveva un’umiltà incredibile: parliamo di uno che ha vinto il Triplete e che veniva a chiedere a noi ragazzi come vedevamo gli allenamenti o certe situazioni. Questo vuol dire sapersi rimettere in gioco. Sin dall'inizio aveva idee ben chiare, voleva vincere, ma sempre con un’idea precisa. E soprattutto ci ha insegnato cosa significa essere squadra e cosa serve per arrivare tra i professionisti. Oggi, a 23 anni, capisco ancora meglio tante cose che ci diceva".
Eppure l'exploit di questa stagione era inatteso anche per chi lo conosceva e ne apprezzava le qualità: "Non me l'aspettavo così velocemente, sarei ipocrita a dirlo. Ha fatto un salto incredibile, perché è passato in pochissimo tempo dalla Primavera, al Parma e poi subito all’Inter. Però che ci sarebbe arrivato col tempo sì, perché ha questa capacità umana che secondo me è fondamentale. È stato bravissimo anche perché si è trovato in una situazione non facile: veniva dopo un allenatore come Inzaghi, che ha fatto cose incredibili. Chivu è stato bravo a rimettere a posto la testa dei giocatori e a fare un’annata incredibile. Spero davvero che riesca a vincere tutto, perché sta facendo qualcosa di grandioso".
Una delle scommesse vinte da Chivu in questa stagione ha un nome e cognome: Francesco Pio Esposito. L'attaccante è stato trattenuto all'Inter dall'allenatore, che lo conosce da quando aveva 7 anni e lo ha visto crescere sotto tutti i punti di vista. Anche Zanotti ha solo parole positive per il centravanti con cui ha condiviso le giovanili nerazzurre: "Per me è sempre stato fortissimo. A livello di settore giovanile lo metto tra i primi tre con cui ho giocato, insieme anche a Valentin Carboni. È un attaccante diverso da quelli di oggi: è alto, grosso, difficile da marcare, ma anche tecnico. Ha davvero tutto. E poi la cosa che mi ha sempre impressionato è che faceva sempre gol. Sempre. È una qualità che non si insegna. Però non mi aspettavo arrivasse a certi livelli in così poco tempo, perché l'Inter è il top. Ma sapevo assolutamente ci sarebbe riuscito. Dopo quello che ha fatto allo Spezia, dove ha distrutto la categoria, mi aspettavo il salto in una squadra intermedia della Serie A e invece ha dimostrato di poter già giocare in una big. Sono stati bravi anche all’Inter a credere al cento per cento in lui e lui ha dimostrato che lì ci può stare tranquillamente. Non è facile entrare in una squadra così al primo anno e spero davvero che possa diventare il titolare per tanto tempo, perché secondo me è un attaccante che può stare tra i migliori a livello mondiale. Ha tutto per farlo"
Infine una riflessione: manca davvero,, come si dice, il talento nei giovani in Italia? Zanotti va controcorrente: "Secondo me il talento c’è sempre stato. Nella mia Primavera c’erano giocatori fortissimi: Casadei, Esposito, Carboni… Tanti oggi giocano già ad alti livelli. Il problema non è il talento, è il passaggio alla prima squadra. Il gap è troppo grande. Secondo me serve più coraggio. Bisogna credere un po’ di più nei giovani, come hanno fatto qui al Lugano con me e come l’Inter e Chivu con Pio".
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