"Il momento è delicato, ma non è tempo di processi o scorciatoie. Il commissariamento oggi è impensabile, ma chiunque voglia guidare la Figc deve trovare un accordo col governo. Solo così si esce dall’impasse. Lo scontro non porta a nulla, fa solo baccano". Questo il pensiero espresso ai microfoni de Il Messaggero dal presidente della Federbasket Gianni Petrucci sulla situazione caotica del calcio italiano, sconvolto anche dalla vicenda che ha causato un terremoto ai vertici dell'AIA: "Non voglio entrare nel merito della vicenda arbitrale del designatore Rocchi – chiarisce subito – perché siamo davanti a una situazione ancora in fase di accertamento. Esprimere giudizi oggi è rischioso: puoi avere torto domani. Bisogna aspettare e concentrarsi su tutto il resto. Il dramma è iniziato perché abbiamo sbagliato i rigori, ma non c’era Gabriele sul dischetto. Nel calcio si passa dal paradiso all’inferno in un attimo. Se avessimo vinto, ci sarebbe stato tutto questo caos? Nel 2006 partimmo tra le critiche, con giocatori fischiati dai tifosi e impossibilitati a uscire dal ritiro. Poi vincemmo il mondiale".

Già, in pieno scandalo Calciopoli, quando proprio lui, da numero uno del Coni, commissariò la FIGC con Guido Rossi.
"I fatti accertati erano molto più gravi; adesso non sappiamo ancora di cosa stiamo parlando".

Eppure si invocava il commissariamento già prima delle dimissioni di Gravina: è un capro espiatorio?
"Il calcio è sempre stato litigioso e diviso. Pensare che una sola figura possa essere il problema o la soluzione è troppo semplicistico".

Quali responsabilità ha davvero la governance uscente sul mancato rinnovamento?
"Il punto chiave è uno solo: bisogna andare d’accordo con il governo. Lo sport è dello Stato, che delega al Coni e poi alle federazioni. Se manca l’appoggio, le riforme non si fanno. Io ho attraversato sei legislature: Berlusconi, Berlusconi-bis, Prodi, Amato, D’Alema e Monti. Se non sei in sintonia con chi guida il Paese, ti fermi. È inutile girarci troppo intorno. Il calcio è il primo sport nazionale, ma le riforme riguardano tutti. Non si capisce perché alcuni settori, come il cinema, ricevano sostegni e lo sport professionistico no". 

Anche lei è passato dal Coni a una federazione: cosa pensa della possibile candidatura di Malagò?
"Giovanni ha grandi capacità manageriali, è un amico e un ottimo dirigente, ma ce ne sono anche altri. Spesso scherziamo su chi ha vinto più medaglie, ma un presidente non si giudica solo da quelle. I meriti sono sempre delle federazioni".

In Figc serve continuità o rivoluzione?
"Né l’una né l’altra. Sono parole che non mi piacciono. Servono idee, non vernice esterna. Non capisco perché chi vuole candidarsi non abbia prima parlato con governo e CONI".

Tra le ipotesi, anche il coinvolgimento di grandi ex calciatori come Albertini, Baggio, Maldini o Del Piero.
"Io proposi Albertini come vice-commissario e ha già fatto un ottimo lavoro. Gli altri sono nomi importanti, ma non devono diventare strumenti per raccogliere voti".

Sezione: News / Data: Mer 29 aprile 2026 alle 12:57
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Christian Liotta
Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.