Ancora quattro giorni e l'Inter sarà chiamata all'ultima recita della stagione. Quella più affascinante, nella notte più attesa e nel palcoscenico più prestigioso: la Champions League. A distanza di due anni dall'amara serata di Istanbul, dove è arrivata la sconfitta 'a testa alta' contro i miliardari del Manchester City, i nerazzurri si ripresentano nella finale della più importante competizione europea per club. E stavolta con prepotenza. Perché se nell'annata 2022/23 in tanti - anche per convenienza - avevano sminuito la cavalcata degli Inzaghi-boys etichettandola come 'fortunata' per il percorso ed eliminazione (dove ci furono gli incroci con Porto, Benfica e Milan), questa volta, invece, tutti sono stati costretti a rivedere i loro giudizi in nome dell'obiettività e della sportività.
Il Biscione ha tirato fuori i denti in Europa fin dal cammino spedito nell'inedita 'fase campionato' a 36 squadre della nuova Champions League, dove ha chiuso al quarto posto che ha portato alla qualificazione diretta agli ottavi di finale. Senza passare dai fastidiosi ed insidiosi playoff (per informazioni chiedere a Juventus e Milan). Ben 19 i punti messi in tasca dai nerazzurri, frutto di sei vittorie (contro Stella Rossa, Young Boys, Arsenal, Lipsia, Sparta Praga e Monaco), un pareggio (lo 0-0 all'esordio nella tana del Manchester City) ed un solo ko, incassato in pieno recupero in casa del Bayer Leverkusen. Una sconfitta che coincide anche con l'unico gol subìto in questa fase, contro gli 11 fatti. Una qualificazione meritata, senza 'se' e senza 'ma'.
Ancor più deciso l'approccio alla fase ad eliminazione diretta, dove sono stati fatti fuori il modesto Feyenoord (giustiziere del Milan) agli ottavi e, soprattutto, il Bayern Monaco ai quarti e il Barcellona in semifinale. Gli ultimi due sono ostacoli che in pochi, al giorno d'oggi, sono in grado di saltare. E tra quei pochi c'è l'FC, capace di colpire i due colossi bavaresi e blaugrana con 11 gol complessivi (quattro al Bayern, sette al Barça) in appena quattro partite che poi hanno steso il tappeto rosso in direzione Monaco di Baviera, dove sabato 31 maggio è fissato nel calendario l'atto finale contro il PSG di Luis Enrique che quest'anno, là oltre le Alpi, non ha fatto altro che festeggiare trofei.
Certo, l'amarezza e la frustrazione per lo scudetto sfumato (o buttato, come preferite) per un punto - ma anche per l'eliminazione in Coppa Italia e per il ko in finale di Supercoppa Italiana - sono comprensibili e doverose, ma da qui a bollare come 'fallimentare' un'annata senza eventuali trofei ce ne passa. Perché se la stagione dell'Inter senza coppe fosse un 'fallimento', quale termine dovrebbe essere utilizzato per quei club che hanno investito triple cifre di milioni per poi non vincere nulla, collezionare brutte figure e continui esoneri?
L'Inter ha avuto il merito (che per altri è una colpa) di lottare su tutti i fronti possibili. Fino all'ultima giornata per il bis-scudetto, fino alla semifinale in Coppa Italia e fino alla finale in Champions League. Una coppa che adesso parte dell'opinione pubblica e del tifo vede quasi come un 'obbligo' da conquistare e non come un sogno da coronare. Si parla della Champions League e non del 'Trofeo Birra Moretti', e arrivare all'ultimo atto è tutt'altro che scontato. Ricordiamo anche un altro dettaglio non di poco conto: si tratta della settima finale di Champions della storia nerazzurra. La seconda nel giro di tre anni, arrivata nonostante un mercato praticamente nullo e competendo con club che sono anni luce avanti su fatturato e monte ingaggi. Lottare per lo scudetto fino all'ultimo, per la Coppa Italia e arrivare in finale di Champions nella stessa stagione è una cosa normale a cui tutti sono abituati? No. E se una cosa non è ordinaria vuol dire che, appunto, esce dall'ordinario, dal solito, dal comune e diventa quindi... 'straordinaria'. Come la stagione dell'Inter merita di essere definita. Non abbiate paura di dirlo.
'Straordinàrio' agg. [dal lat. extraordinarius, comp. di extra «fuori» e ordo -dĭnis «ordine» (cfr. ordinarius «ordinario»)].
Non ordinario, che esce dall’ordinario, dal solito, dal normale o dal comune.
[Treccani]
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