Ai tempi del Covid-19, 'le mille bolle blu' non hanno nulla a che fare con le visioni oniriche di Mina dopo un bacio ma sono lo scenario distopico prefigurato da virologi ed epidemiologi per evitare l'aumento dei contagi nel mondo del calcio. Una chiusura solo parziale ma comunque rigorosa per mandare avanti un movimento pieno di contraddizioni dopo la famigerata partita fantasma Juve-Napoli e le positività assortite registrate nelle rispettive Nazionali. Casi che hanno portato alla luce tutte le lacune del protocollo Figc, peraltro approvato dal Cts ma messo in discussione a livello costituzionale dall'Asl campana. Un cortocircuito che va ben oltre il confine in cui vive il magico mondo che ruota attorno a un pallone, anche dopo la decisione di decretare il 3-0 a tavolino in favore dei bianconeri con tanto di punto di penalizzazione per la squadra di Gennaro Gattuso da parte del Giudice sportivo. A cui, peraltro, è "preclusa ogni valutazione sulla legittimità di atti e provvedimenti, in qualunque forma adottati, delle Autorità sanitarie e territoriali posti in essere a tutela della salute di singoli o della collettività".
In parallelo alle questioni di campo mischiate a quelle burocratiche, è tornata in gioco prepotentemente la tematica della salute di fronte al fatto compiuto che i focolai di Coronavirus possono scoppiare anche laddove i controlli sono più frequenti rispetto al pianeta dei comuni mortali (che assiste impotente di fronte al ritorno in Italia di Cristiano Ronaldo con un volo autorizzato dalle autorità sanitarie su richiesta del giocatore). Il Genoa, in maniera involontaria, ha riportato la Serie A sulla Terra, nel posto dove la preoccupazione è direttamente proporzionale alla curva dei contagi. Sembrano passati secoli dalla passata stagione arrivata in fondo senza intoppi, con l'esperimento delle Final 8 di Coppa come soluzione più adatta in una situazione che di normale non aveva nulla. La trovata intelligente dell'Uefa fu far disputare le partite in due singoli Paesi europei, in poche città selezionate, evitando viaggi e spostamenti inutilmente rischiosi. Al contrario di quanto è accaduto nelle ultime due settimane, quando in maniera poco lungimirante si è deciso di aprire una finestra apposita per le Nazionali compilando il calendario degli impegni come se non si fosse ancora nel pieno di una pandemia globale. E' qui che il 'virus Fifa', comunemente definito per catalogare quegli inconvenienti che accadono puntualmente ai giocatori negli impegni con la proprie Selezioni, assume nel 2020 un significato sinistro. Non più solo infortuni, ma anche contagi: questa la pesante eredità lasciata ai vari club, precedentemente aiutati in tempi di emergenza dal massimo organismo del calcio continentale con un anticipo di 70 milioni di euro relativi al contributo delle società alle competizioni delle Nazionali. Senza dimenticare i 130 milioni di euro che spetteranno a chi rilascerà giocatori per l’Europeo 2020.
Già, l'Europeo, saggiamente posticipato per privilegiare gli altri tornei che hanno avuto la precedenza fino a che Aleksander Ceferin ha imboccato la strada di un ingiustificato ottimismo pensando che fosse arrivato il momento di aprire parzialmente le porte al pubblico nella partita-pilota di Supercoppa europea. A Budapest, Bayern Monaco e Siviglia si sono sfidati davanti a circa 20mila spettatori, non senza le preoccupazioni dei protagonisti nelle ore precedenti alla gara: "Il match si svolgerà in una città con un tasso di infezione di oltre 100 (per 100.000 abitanti ndr), che è il doppio di quello di Monaco. Questo è un aspetto che deve essere preso sul serio. Ho il mal pancia se ci penso”, ha detto Karl-Heinz Rummenigge, Ceo dei bavaresi, prima della gara. Una decisione sicuramente rischiosa, quella presa da Nyon, come si evince dalle parole di Gergely Karacsony, sindaco della capitale ungherese: "Se avessi avuto io la responsabilità di decidere, la partita si sarebbe giocata sicuramente a porte chiuse. Ma non ho il diritto di decidere, quindi la responsabilità ricadrà su altri”. Tutto perché, per il numero uno dell'Uefa "il calcio senza pubblico non ha futuro". Un'ovvietà partorita da un sognatore che, essendo ai vertici della piramide di un'industria potentissima, dovrebbe cominciare a essere più pratico guardando dritto negli occhi la dura realtà. Questo sport è nato per la gente, ma è fatto dai giocatori. "Football is about players and fans", lo ha detto proprio il numero uno dell'Uefa a Sportschau. Se si continuano a prendere rischi inutili, come fatto negli ultimi 14 giorni, il pubblico rischia di vedere in tv uno spettacolo senza calciatori (pensiamo al derby di Milano condizionato dalle quarantene) con il pericolo non così remoto di dover rinunciare per il secondo anno a un Europeo che sarà itinerante nel tempo più che nello spazio. Tra le mille bolle e i match decisi a tavolino esiste una via di mezzo per non mandare questo calcio malato in quarantena: seguire con scrupolo l'esempio del post-lockdown studiando un nuovo calendario.
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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