¿Por qué? La domanda ricorrente dopo Inter-Barcellona 1-0 riporta alla memoria la celeberrima invettiva di José Mourinho nell'aprile 2011 contro i blaugrana, i quali, anni dopo, da protetti a livello arbitrale in ambito europeo, si sono sentiti per una volta penalizzati soprattutto per colpa di una decisione presa dalla coppia Vincic-Van Boekel nel recupero del secondo tempo (il tocco di mano da rigore di Dumfries). A livello comunicativo Xavi si è trasformato nel suo peggior nemico sportivo, lo Special One, concentrando le riflessioni della sua analisi post-partita soprattutto sulla direzione arbitrale del fischietto sloveno e del VAR olandese che ha provocato la sua indignazione. Un episodio controverso che fa il paio con le polemiche che si accesero a margine del tesissimo doppio confronto del 2010, anno di gloria per i colori nerazzurri grazie al Triplete. Proprio a quelle, prima della sfida dell'altro ieri, si era riferito il leggendario 6 dei catalani parlando ai giornalisti di 'fiducia nell'onestà' degli arbitri che andrebbero umanizzati permettendo loro di spiegare pubblicamente i loro errori. Concetto ribadito a caldo, in conferenza stampa, dopo i 90' di San Siro: "Sono indignato per le decisioni arbitrali. Ci sono stati episodi confusi, avrei voluto chiarirmi con l'arbitro, capire se si è sbagliato, capire perché ha annullato il gol: è un'ingiustizia ma è il calcio. Ora ci mancano tre finali, ci è già successo a Monaco di perdere, dobbiamo fare autocritica e riprendere con intensità e ritmo, ma oggi l'indignazione è molta".
Insomma, gira che ti rigira, si torna sempre a dodici anni fa, e l'ambiente catalano non fa neanche nulla per nasconderlo: parlare di finale tra sei giorni al Camp Nou è lo slogan aggiornato della famigerata 'remuntada', mai concretizzata contro il calcio anti-materico del Vate di Setubal. E il club culè ci ha messo anche il carico da novanta, invitando già mercoledì mattina il pubblico che sarà presente allo stadio a fare la sua parte come 12esimo uomo. Insomma, si giocherà in un'autentica bolgia, un'esperienza che la Beneamata non sperimenta dall'ottobre 2019 e dalla quale uscì con le ossa rotte per il risultato ma fortificata nell'autostima sul piano della prestazione. Alla vigilia, l'allora tecnico Antonio Conte disse chiaro e tondo di non voler giocare con 'l'elmetto per difendere la porta' prima di annunciare ai giornalisti il forfait di Romelu Lukaku. Dopo tre anni la storia si ripete: senza Big Rom nel match di ritorno sarà praticamente impossibile giocare in ripartenza contrapponendo la verticalità immediata all'orizzontalità della versione ormai anacronistica del tiqui-taca mostrata dal Barça alla Scala del Calcio. Difendere bassi è una situazione che piace soprattutto ai tre centrali di Simone Inzaghi, che si trovano a loro agio quando hanno poco campo da controllare e si esaltano nel respingere gli assalti prodotti da un palleggio lento. L'aver dimostrato di saper fare una delle due fasi di gioco non è un'assicurazione sulla qualificazione agli ottavi pensando al return match, anche perché esterni di passo come Dembélé e Raphinha, inspiegabilmente invertiti di fascia a Milano, difficilmente steccano due volte di fila. Servirà coraggio nell'aggredire in avanti, pur senza avere Brozovic, alias l'uomo che detta i tempi, ritrovando quella sicurezza nell'uscita della palla che meno di un anno fa era stata sciorinata in un altro tempio del calcio spagnolo come il Bernabeu, al cospetto del Real Madrid (senza Benzema, va detto) che a giugno sarebbe diventato campione d'Europa.
Perché non si sia più vista quella versione dell'Inter, al netto della pesantissima perdita di Ivan Perisic, è la domanda delle domande, così come rimane senza spiegazione il motivo per cui la squadra abbia tirato fuori lo spirito giusto con un mese e mezzo di ritardo rispetto all'inizio della stagione. "Bella domanda... Abbiamo sbagliato l'atteggiamento, ci siamo detti che questa era la prima cosa da cambiare. Oggi questo atteggiamento ci ha portati a vincere", ha detto Hakan Calhanoglu, match winner martedì sera, rispondendo alla curiosità di Fabio Capello. Già, l'atteggiamento, ovvero il modo di comportarsi in certe situazioni, anche molto diverse tra loro come saranno Reggio Emilia e Barcellona nei prossimi cinque giorni. Dopo questo doppio impegno avremo alcune risposte ai tanti perché.
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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