editoriale

Il cammello c’è, manca la moneta. Inzaghi, il migliore disponibile

Il cammello c’è, manca la moneta. Inzaghi, il migliore disponibile

Pagare moneta, vedere cammello. Se prima questa è stata la filosofia di vita dei Claudio Lotito, al quale proprio l'Inter ha sottratto da sotto il naso il quadrupede mediorientale garantendo maggior moneta, adesso può essere...

Fabio Costantino

Pagare moneta, vedere cammello. Se prima questa è stata la filosofia di vita dei Claudio Lotito, al quale proprio l'Inter ha sottratto da sotto il naso il quadrupede mediorientale garantendo maggior moneta, adesso può essere serenamente allargata anche alla strategia di mercato dell'Inter. È finita l'epoca del "Suning i campioni non li vende". Oggi sono tutti sul mercato, anche se come direbbe un George Orwell appassionato di trattative calcistiche c'è chi è sul mercato più di altri. Esempio: Romelu Lukaku ufficialmente non si tocca, lo ha detto anche lui che vuole restare. E non è l'unico. Ma se dalla lontana Albione arrivasse una PEC contenente una cifra di, più o meno, da 9 cifre, qualcuno in viale della Liberazione invece di cestinarla manderebbe subito un WhatsApp a Steven Zhang in attesa di indicazioni. Fa male anche solo pensarlo, ma ignorare la realtà sarebbe controproducente.

Ad oggi l'unica trattativa in corso è per Achraf Hakimi, con il Paris. Leonardo vuole il cammello (il riferimento alle origini dell'esterno è assolutamente casuale), ma ancora non ha ancora pagato la moneta giusta. Che personalmente non dovrebbe essere inferiore agli 80 milioni, bonus compresi se necessario. Una cifra che giustificherebbe una cessione anche in tempi pre-pandemici, non neghiamolo. Alla fine l'operazione andrà in porto, a meno di intromissioni di terze parti, entrambi i club hanno bisogno che sia così. E spiace, davvero tanto, perché Hakimi attualmente è il migliore al mondo nel suo ruolo. A 22 anni, non dimentichiamolo. 

Si dirà: sacrificio Hakimi, tana per tutti. Nessuna nuova cessione pesante, si va avanti con il resto del blocco campione d'Italia. Magari. Beppe Marotta ci ha messo la faccia, ha assicurato ai tifosi che l'addio pesante sarebbe stato uno solo. Ma si è preso una responsabilità che non gli compete, perché le decisioni arrivano da un livello superiore. E quelle decisioni seguono solo il filone finanziario, non sportivo. C'è solo da sperare che dall'estero nessuno si faccia avanti con tanta moneta per altri cammelli (Lautaro il primo nella lista...), perché l'invio del WhatsApp è sempre un rischio concreto. Se oggi la parola ridimensionamento viene pronunciata timidamente dopo l'addio di Antonio Conte e quello probabile di Hakimi, siamo ancora in tempo a depennarla con una gestione saggia e oculata del mercato in uscita e con una riduzione dei costi che non necessariamente passi da addii ingombranti. Non è facile, ma è questo il momento in cui bisogna avere fiducia nei dirigenti.

Fiducia meritata finora, perché al netto di una proprietà che ha reso e sta rendendo loro la vita difficile, neanche fossero pedine del gioco dell'oca, pur prendendo atto della criticità finanziaria e di diktat al limite dell'imbarazzo per un club come l'Inter ad oggi non hanno commesso errori o fatto mosse azzardate spinti dall'ansia. Hakimi è ancora un giocatore dell'Inter, in attesa della giusta valutazione. Via Conte (che dolore...), con un autentico blitz Marotta ha metabolizzato il no di Max Allegri e si è fiondato su Simone Inzaghi, usando tutti gli argomenti necessari per convincerlo a tirarsi indietro dopo l'intesa verbale con la Lazio. E Inzaghi, tra gli allenatori disponibili, è probabilmente la miglior scelta possibile per raccogliere l'eredità del comandante. Certo, poteva rimanere a Roma dove ormai è un simbolo biancoceleste, un'autentica comfort zone in cui da 5 anni sta facendo benissimo. Ma ha accettato un'altra sfida, molto complicata, dove non ha molto margine d'errore e non sarà messo nelle condizioni ideali per vincere. Lo ha fatto per soldi? Forse, ma si è preso un enorme rischio. In barba a chi lo considerava troppo pigro per lasciare la Lazio e mettersi in gioco. Il coraggio è fondamentale per sedere sulla panchina dell'Inter. È un buon inizio.