"In Italia sono stato criticato molto perché toccavo pochi palloni, però - a essere sincero - il mio gioco è sempre stato così: stare nell'ombra e poi apparire al momento giusto". Intervistato da Dazn, Mauro Icardi torna a parlare degli appunti tattici che venivano mossi nei suoi confronti quando era il numero nove dell'Inter. Un problema che al Paris Saint-Germain, almeno a sentire Maurito, è diventato un punto di forza: "Stando qui oggi, con la classe che hanno i miei compagni, tenendo sempre il pallone e imponendo il gioco, credo di dover stare sempre pronto in area per quando arriva il momento giusto. In Italia si gioca in modo molto tattico e in questo la Ligue 1 è simile: le squadre si mettono tutte dietro ed è difficile segnare. Quindi devi approfittare del momento giusto per metterla dentro. Quando uno segna è la coronazione del suo lavoro settimanale, lo sforzo che fai sacrificando tante cose vivendo lontano dal tuo Paese. Segnare è un premio". 

Quale è la tua forza?
"Non so se ho una forza. Credo di essere costante in quello che faccio, gioco a calcio e dedico il meglio di me a questo per poterlo fare nella miglior maniera possibile. Io credo che alla fine è questo che ti porta i risultati". 

I gol più importanti segnati in Francia.
"Per importanza e per emozione, i due gol segnati nel mio primo Clasique sono stati qualcosa di importante. Tutti mi parlavano dell'importanza della partita, quindi qua a Parigi sono i gol più importanti. Mi ricordo quando sono uscito per fare il riscaldamento nel pre-partita e i tifosi hanno iniziato a farmi dei cori: mi hanno accolto nella miglior maniera possibile. Rete al Montpellier? Me lo ricordo, è una delle caratteristiche della nostra squadra: uscire forte in contropiede. Poi, vabbé, Kylian (Mbappé ndr) mi ha messo un pallone perfetto e dovevo solo completare l'azione che era già incredibile dall'inizio. E' stato bello". 

Chi ti ha fatto più assist?
"Sicuramente Kylian (ride ndr). Dico così perché mi cerca in ogni partita, parliamo molto e questo crea un buon legame tra di noi".

L'adattamento al Psg.
"Mi sono adattato velocemente al gruppo e ai compagni, facilitato anche dalla lingua spagnola. Lo scorso anno è stato un po' di transizione perché mia moglie (Wanda Nara ndr) ha continuato a vivere in Italia con i bambini che avevano scuola. Non sapevamo se avremmo vissuto in prestito a Parigi perché ero in prestito. E' stato un anno in divenire, però quest'anno abbiamo deciso di spostare tutto a Parigi e iniziare una nuova vita qui. Sono molto contento, mi sono integrato bene. Nello spogliatoio c'è un gruppo unito, straordinario: questo si riflette dentro e fuori dal campo. Condividiamo cene, l'asado argentino ti aiuta a creare lo spirito di squadra". 

La differenza tra Ligue 1 e Serie A.
"Sono due campionati molto diversi, in Italia il gioco è più tattico mentre in Francia meno. Ovviamente siamo il Psg e le avversarie ci aspettano, non c'è tanto spazio per giocare facilmente. Ma è una cosa che ho vissuto nella mia tappa italiana. All'Inter ci trovavamo nella stessa situazione, quindi ero già abituato".

Quando hai realizzato di poter fare il giocatore?
"Credo quando sono passato al Barcellona. Lasciare la mia famiglia e vivere da solo a 14-15 anni è ciò che mi ha dato la determinazione per diventare un professionista". 

Gli obiettivi.
"Sono chiari: vincere titoli e fare un sacco di gol. Non ti dirò quanti perché non mi piace mai, però ne voglio fare tanti per aiutare la squadra a vincere. Sicuramente proveremo a vincere di nuovo la Champions, è quello a cui ambiamo tutti". 

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Sezione: Copertina / Data: Mer 28 ottobre 2020 alle 17:57
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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