Protagonista della puntata odierna di 'Inter Legends', programma di InterChannel dedicato a chi ha scritto la storia della società nerazzurra, è Esteban Matías Cambiasso Delau, centrocampista classe '80 che ha lasciato Milano nell'estate 2014 dopo aver conquistato 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe italiane, 5 Scudetti, 1 Champions League e 1 Mondiale per Club. Dopo l'esperienza con la maglia del Leicester, in questa stagione ha vestito la maglia dell'Olympiakos, club greco con cui ha firmato un contratto fino al 30 giugno del 2017. Di seguito, quindi, il 'viaggio a ritroso nel tempo' in compagnia del Cuchu argentino.
ARGENTINOS JUNIORS - "Questo club non è solo Maradona. In tanti sono usciti da quel settore giovanile. La tecnica era la cosa più importante, non tutti a volte prendono in considerazione questo aspetto".
PEKERMAN - "Ho imparato molto da lui. Mi ha dato fiducia nella Nazionale giovanile senza aver paura di farmi esordire. Anche grazie a lui il Real Madrid mi ha notato".
INDEPENDIENTE - "Dopo due anni nella cantera del Real mi sono accorto che la mia crescita si stava fermando. La competizione che c'era a Madrid era importante, quindi ho deciso di tornare nel mio Paese per crescere. Con l'allora tecnico Menotti sono migliorato, sono stati tre anni molto importanti per me. In certi posti gli allenatori hanno meno paura di far esordire i giovani, e per me è stata una grande fortuna".
RIVER PLATE - "Diaz mi ha dato fiducia, mi ha voluto tanto e ha convinto il Real nel lasciarmi andare. Ho trascorso un anno super con un allenatore vincente in un club che voleva vincere. Ho grande rispetto per tutte le società che mi hanno aiutato nella mia carriera".
REAL MADRID - "Abbiamo vinto subito il primo anno, dopo la Champions League conquistata con il gol di Zidane. Ho esordito come titolare nella Supercoppa europea, una grande gioia per me, non me lo sarei mai aspettato. Era un periodo in cui il Madrid vinceva sempre, ma nel secondo anno non siamo riusciti a raggiungere grandi traguardi".
INTER, INIZIO DIFFICILE - "All'inizio la maglia da titolare sembrava lontanissima. Alla mia presentazione ufficiale c'erano pochissimi giornalisti, ma le cose sono poi cambiate grazie al lavoro quotidiano. Ho avuto pazienza e sono riuscito a fare una carriera bella con la maglia nerazzurra".
ROMA - "Tantissime partite belle contro i giallorossi, anche i non tifosi interisti e romanisti si divertivano. Ci siamo giocati tanti trofei. Era una squadra che mi ha portato bene a volte, ma non potrò mai dimenticare la finale di Coppa Italia nel 2005 a Milano".
VERON - "Non ci conoscevamo in campo, ma capivamo cosa ci serviva. Ci integravamo bene, anche se parliamo di due giocatori differenti. Ci aiutavamo tanto, puntavamo a tenere la palla più degli altri".
2005-2006 - "Juventus e Milan avevano qualcosa in più, ma noi giocavamo molto bene. Nonostante tutto siamo riusciti a iniziare un qualcosa che ha poi portato al Triplete, proprio con la vittoria in Coppa Italia".
MONDIALE 2006 - "Abbiamo giocato molto bene contro la Serbia (6-0 il risultato finale, ndr). Sono entrato riuscendo a segnare quel bellissimo gol dopo un'azione strepitosa. Stavamo comandando il gioco, non si riusciva nemmeno a contare il numero dei passaggi in quella azione. Eravamo una squadra forte, siamo usciti ai rigori contro la Germania padrona di casa".
2006-2007 - "La prima gara di campionato a Firenze era la prima dopo la scomparsa di Giacinto (Facchetti, ndr). Un periodo strano, delicato e difficile dopo tutto quello che era accaduto. Quando si indossa la maglia dell'Inter bisogna essere vincenti, altrimenti si fanno altre scelte. Sapevamo che sarebbe stata un'annata ricca di pressioni, ma volevamo dedicare a Giacinto il primo Scudetto sul campo".
CHAMPIONS LEAGUE E VALENCIA - "Una partita strana all'andata, sono riuscito a segnare nonostante fossi stirato. Poi sono uscito e al ritorno non ho giocato. Tutti ricordano quello che è successo, sono cose che a volte capitano nel calcio. Credo sia però difficile capire cosa sia accaduto (in riferimento all'episodio di Burdisso, ndr). Non capivamo la reazione del giocatore in panchina, bisognerebbe stare calmi in certi momenti".
DERBY NATALIZIO - "Una grande felicità. L'importante è centrare la porta quando si calcia, poi può capitare qualsiasi cosa. Questo è un concetto che bisogna sempre tenere a mente, e io stesso lo ripeto sempre ai più giovani".
2007-2008 - "Durante una stagione capitano i momenti difficili, ma in campionato si può recuperare rispetto alle coppe. Per fortuna, nonostante il risultato in casa contro il Siena, siamo riusciti a vincere lo Scudetto. Sicuramente il più sofferto insieme a quello del 2009-2010".
MOURINHO - "Cercava di trasmettere sicurezza ai giocatori, una cosa fondamentale. Mi ha impiegato come difensore centrale all'inizio, e in ritiro giocavo quasi sempre in quel ruolo. Non è andata male, anche grazie a compagni eccezionali. Li ringrazio tantissimo, mi hanno dato tanto. Tornando a José, parliamo di un vero e proprio leader, ma potrebbe esserlo in qualsiasi contesto. L'aspetto psicologico è importante, e lui era un grande in questo senso. Ci dava fiducia per poter raggiungere i nostri obiettivi. Non è un allenatore che antepone la tattica per forza di cose, ma predilige la condizione dei giocatori, che devono saper soffrire tutti insieme. Quando succede questo vuol dire che si ha in mano un grande gruppo, direi meraviglioso".
CHELSEA - "Uno stadio pieno, che voleva la qualificazione dopo le precedenti eliminazioni. L'atmosfera era unica, il mio gol è stato molto importante, uno dei migliori della mia carriera. Dentro di me avevo una grande sensazione, l'esultanza dopo la mia rete spiega proprio questo. C'era bisogno di segnare subito dopo il loro pareggio, è stato fondamentale".
BARCELLONA - "Facevo fatica a credere alla qualificazione. Sinceramente non ero molto d'accordo con tutta la felicità dopo aver conquistato la finale. All'andata il 3-1 non è stato un risultato veritiero, e avevo un po' di paura. E al ritorno ho avuto maggior forza proprio per questo. Solo chi vive una passione immensa riesce a vivere certi sentimenti, sono felice nonostante abbia perso qualche anno di vita al 'Camp Nou'".
FINALE - "Per me era uno stadio particolare, ma non perché il Real mi ha 'mandato via'. C'erano tanti miei amici allo stadio, mi sentivo un po' a casa mia. Eravamo consapevoli che avremmo conquistato la Champions League".
LA MAGLIA CON IL 3 - "Avevo nella mia testa l'idea di celebrare un successo del genere insieme a Facchetti, e l'unico modo per poterlo fare era indossare la sua maglietta. Dopo aver ritirato la medaglia mi hanno consegnato quella maglia. Una divisa che ho indossato con tantissimo orgoglio".
2010-2011 - "Con Leonardo ho segnato tanto, e lui me lo diceva sempre. Ma anche in passato ero riuscito a segnare parecchio (ride, ndr). Parliamo di una stagione strana, in cui siamo riusciti a raccogliere comunque dei risultati. Abbiamo vinto il Mondiale per Club e la Coppa Italia. Quest'ultimo sembrava un successo poco importante, ma non era assolutamente così".
2011-2012 - "Un'annata particolare. Venivo dalla Coppa America e avevo saltato la Supercoppa italiana contro il Milan. A Novara una serata da dimenticare, un ricordo brutto. Credo sia però impossibile scrivere una storia senza storie negative, ma per fortuna abbiamo vissuto maggiormente momenti belli".
TOTTENHAM - "Siamo andati vicini alla rimonta, non ci credeva nessuno. Abbiamo messo tutto in campo, dopo aver giocato male a Londra. Sapevamo che ci sarebbero state delle possibilità di passare il turno, purtroppo per poco non ce l'abbiamo fatta".
GIOVINCO - "Non ero arrabbiato con lui. Parlavamo serenamente della partita durante il riscaldamento, poi è arrivata la mia entrata. Ma non per far male, noi calciatori sappiamo quando si entra per danneggiare. E penso che tutti conoscano il mio modo di giocare".
2013-2014 - "Tante partite giocate, ma certi numeri non li considero delle soddisfazioni. Mi piace giocare sempre, ma non riuscirei mai a dire che una stagione è stata positiva senza aver raccolto risultati, pur giocando con continuità".
REDONDO - "Un esempio per me. L'ho sempre ammirato, ancor di più quando abbiamo giocato insieme nel Real Madrid. Un professionista assoluto".
JUAN DIAZ 'CUCHU FLITO' - "Era un personaggio della televisione, non un cartone animato come tutti pensano".
MANCINI - "Un allenatore che ha fatto molto per l'Inter. Con lui sono arrivati i primi successi, questo dimostra che è riuscito a cambiare la mentalità di questa società. Poi con Mourinho è arrivato un ulteriore salto di qualità per vincere in Europa".
IBRAHIMOVIC-ETO'O - "Chi decide rischia. Se uno deve sbagliare è meglio che lo faccia seguendo i propri principi. Moratti ha preso certe decisioni, e ha avuto ragione. Zlatan è stato fondamentale per noi, lo ringrazierò sempre, ma il presidente ha fatto alcune scelte che hanno portato nuove vittorie".
ZANETTI - "Abbiamo iniziato a giocare a calcio perché ci piaceva, senza pensare al futuro. Sono arrivati poi tanti risultati, e insieme abbiamo deciso di creare questo centro di formazione per bambini chiamato 'Leoni di Potrero'".
ALLENATORE - "Futuro all'Inter da tecnico? Questo non lo so. Penso che è un mestiere diverso, prima devo decidere se intraprendere realmente questa strada. Per essere un grande allenatore devono esserci tanti fattori positivi. Ma se un giorno decidessi di ricoprire questo ruolo, beh... impossibile non pensare a questa società".
Autore: Redazione FcInterNews.it
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