"Il calcio italiano si ribella all’odio, al razzismo e alla violenza. La nuova crociata per ripulire il pallone è iniziata ieri ed è stata portata avanti da due grandi allenatori (Conte e Sarri), un top club (il Milan), un azzurro (Bernardeschi) e uno stadio intero (la Sardegna Arena). Tutti uniti per dare un’altra immagine del nostro calcio". Il Corriere dello Sport in edicola oggi prende spunto dalla giornata di ieri e pone l'accento sulla lotta al razzismo intrapresa dalla nostra Serie A.

"Come avevano provato a fare anche Ancelotti, pronto a denunciare gli insulti contro di lui al Franchi, o Lukaku, che dopo i buu a Cagliari aveva detto di no al razzismo - riporta il quotidiano romano -. Senza peraltro essere ascoltato visto che, un paio di settimane dopo, Kessie è stato bersaglio dei razzisti a Verona. E poi c’è la vicenda dei tifosi della Juventus arrestati per estorsione al club e della curva tenuta sotto scacco. Veleni su veleni. Un’escalation di odio, insulti e discriminazione alla quale alcuni tra gli attori protagonisti hanno deciso di dire basta. Sarà sufficiente per fermare la valanga? La prima mossa in una giornata che speriamo sia ricordata come quella dell’inizio della battaglia per un calcio più pulito l’ha data il Milan creando una task force interna contro il razzismo che avrà l'obiettivo di «sviluppare un programma articolato di attività per sensibilizzare l’opinione pubblica e affrontare episodi o comportamenti razzisti sui social media e allo stadio. Il club ha deciso di accelerare l’avvio del progetto in seguito ai recenti gravi episodi, avvenuti in alcuni stadi italiani, che hanno generato una reputazione mediatica negativa del sistema calcio italiano sia a livello nazionale che internazionale. E' necessario prendere coscienza e assumere una posizione forte contro i comportamenti razzisti, promuovendo dei valori umani fondamentali che riguardano tutti noi». Concetti ribaditi anche dal presidente Scaroni e in serata sui social rossoneri con un eloquente «Qui il razzismo non è di casa». Il Diavolo avrà al suo fianco l’Inter, che fin dallo scorso dicembre, su preciso input del presidente Zhang, porta avanti la campagna anti razzista Buu (Brothers Universally United). Prima del derby i giocatori rossoneri e nerazzurri esporranno uno striscione per esprimere solidarietà alle vittime di episodi discriminatori".  
 
A testimonianza dell’impegno nerazzurro nel pomeriggio sono arrivate le parole di Antonio Conte, pronunciate sotto gli occhi di Lele Oriali. "Nel calcio - ha detto - non è un problema solo il razzismo, ma qualsiasi forma di insulto per l’avversario. Io sono tornato in Italia dopo tre anni e ho trovato le cose peggiorate all'ennesima potenza: ovunque vedo odio e rancore. Si scrive solo per fomentare la rabbia e siamo colpevoli tutti, anche voi giornalisti. Così non si va da nessuna parte. Dobbiamo fare un esame di coscienza, tutti, nessuno escluso. Bisogna educare diversamente i bambini e le nuove generazioni che crescono davanti a una tastiera con sentimenti sbagliati come il rancore. Per risolvere il problema piuttosto bisognerebbe mandare messaggi positivi, non aumentare la violenza. Ho avuto la fortuna di fare un’esperienza in Inghilterra dove se succede una cosa del genere (intende i buu, ndr), mettono i responsabili in prigione e non li fanno più entrare allo stadio. Qui si va a vedere una partita per insultare l’avversario o la squadra avversaria. E invece sarebbe bello solo incitare la propria formazione". 
 
Federico Bernardeschi ha invece detto la sua attraverso Instagram: "Leggo un’intercettazione nella quale un ultras mi accusa di aver lanciato la maglietta a un gruppo di tifosi diverso dal suo. Vorrei essere chiaro: quando ho la possibilità di ringraziare i miei tifosi regalando la maglia, non faccio distinzioni “politiche”, né calcoli su quale gruppo sia meglio scegliere. Per me non esistono tifosi più o meno degni di ricevere il mio affetto. Per me i tifosi della Juve, quelli che ci sostengono, ci criticano, cantano o fischiano, sono tutti uguali, tutti degni e importanti, perché ad unirli non è il nome del loro gruppo ultras, ma la passione immensa che ci unisce tutti quanti per i colori bianconeri. Il resto sono solo chiacchiere". Tra coloro che hanno applaudito anche Maurizio Sarri: "La risposta di Bernardeschi è stata esemplare e il suo scopo è quello di unire il popolo juventino, non di separarlo. Per il resto la società è in completo silenzio sulla vicenda e io che sono un dipendente mi adeguo".

Sezione: Rassegna / Data: Sab 21 Settembre 2019 alle 09:33 / Fonte: Corriere dello Sport
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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