Cristian Chivu, tecnico del decimo scudetto dell'Inter Primavera, si presenta nella sala conferenze del Mapei Stadium con Roberto Samaden dopo il trionfo nella finalissima scudetto con la Roma. Prende la parola il direttore responsabile del Settore giovanile: "Cristian ha fatto un grandissimo lavoro ma soprattutto ha avuto la capacità di seguire un percorso, questo non è banale. E' stato un grandissimo campione da giocatore, poi quando cambi mestiere la fretta ti porta a fare scelte non corrette. Ha avuto l'umiltà di fare un percorso con noi, questo è il coronamento di un lavoro lungo. Cristian farà altrettanto bene quando deciderà di allenare i grandi, ma ce lo teniamo stretto, come prevedeva il programma stilato con Marotta, Baccin e Ausilio. Pensiamo che il contributo sia importante in un arco temporale di medio periodo. Siamo contentissimi di Cristian e lo saremmo stati anche perdendo col Cagliari sabato. Abbiamo vinto con due 2005 e due 2004 in campo, ragazzi che sono cresciuti tantissimo per merito di Chivu".
Poi tocca a Chivu:
Hai vinto tanti titoli da calciatore, questo è il tuo primo da allenatore: come ci si sente?
“Prima di tutto sono felice per i ragazzi, i veri protagonisti, non io. Sono contento del lavoro svolto. Questo gruppo l'ho preso tre anni fa. Abbiamo avuto momenti meno belli, per tanti mesi non ci siamo allenati per la pandemia... Io sottolineerei questo, ovvero la fatica che i ragazzi hanno fatto in questi due anni, abbiamo recuperato il tempo perso. Sono felice per loro perché hanno seguito un sogno: abbiamo fatto un patto a Firenze, oggi abbiamo fatto il 17esimo risultato utile consecutivo. Non è facile avere una striscia positiva così lunga nel Settore giovanile. Io conto meno, sono un uomo riservato. Sono loro che devono festeggiare”.
Casadei è pronto per il salto?
“Sta a lui, sta ai ragazzi capire che facendo il salto cambia tutto. Secondo me in tutti questi anni siamo stati capaci di trasmettere cosa è il calcio dei grandi. Ha fatto miglioramenti, è un giocatore eccezionale per struttura, per me lo vedremo in Serie A o all'estero. E' un giocatore che ha mercato come tanti altri, come Zanotti che ha già esordito in prima squadra con l'Inter. Potranno fare carriera e togliersi belle soddisfazioni”.
Te lo aspettavi o è arrivato prima del previsto questo scudetto?
“Io faccio l'allenatore per vincere, me lo aspettavo. Con l'Under 17 il campionato si è fermato a febbraio ma avevamo battuto l'Atalanta; l'anno scorso la delusione è stata grande dopo aver stradominato il campionato. Però abbiamo imparato a gestire diversamente dal punto di vista emozionale i ragazzi. La mia ambizione è migliorare i ragazzi, ma voglio vincere”.
La vittoria in Conference League di Mourinho.
“Sono felice per lui, lui dà sempre qualcosa alle squadra che allena, dal punto di vista umano e mentale. Magari son cose che non si vedono, ha trasmesso in poco tempo la cultura vincente. Con questa Roma ha fatto il massimo. Ci siamo visti a Roma prima della gara della Primavera, gli ho mandato le mie congratulazioni per la Coppa vinta, spero di risentirlo e vederlo presto. I suoi complimenti? Non ho ancora guardato il telefono”.
Quanto è bello vincere con 2004 e 2005 in campo?
“E' tutto merito loro, quando feci giocare Owusu con l'Atalanta qualcuno mi diede del pazzo. Magari ha subito un po' a livello fisico, ma nelle ultime settimane ho visto che è quello che è cresciuto di più. La carta d'identità nel calcio non vale”.
Che cosa ha detto ai suoi ragazzi all'intervallo?
“Ho la fortuna di conoscere i loro pregi e difetti, ma so cosa possono fare. Eravamo in partita, non come col Cagliari quando eravamo sotto 3-0. E' stato un primo tempo non bellissimo, entrambe le squadre hanno giocato col freno a mano tirato. Io ho detto che contava l'episodio, volevo più personalità e scioltezza. Ho vissuto anche io delle finali, siamo stati bravi a recuperare la partita e ribaltarla. Alla fine mi è quasi venuto un infarto. Una squadra celebra e l'altra piange, questo è il calcio".
FcIN - Ha parlato di patto con i giocatori: cosa vi siete detti nello spogliatoio? Si attribuisce dei meriti nella crescita dei ragazzi?
“Ci siamo detti che dovevamo giocare 15 finali, il patto era questo. Giocare 15 partite per avere la chance di fare il playoff, abbiamo semplificato le cose e dato stabilità alla formazione anche per necessità. Siamo l'unica squadra che ha fatto la Youth League, giocavamo ogni tre giorni e dovevamo fare cambiamenti. Però il lavoro del Settore giovanile è fare giocare tutti per capire cosa ti possono dare in futuro. Dopo lo Zilina abbiamo perso convinzione, quel ko ci ha tagliato le gambe, ma essendo abituati a giocare ogni tre giorni lì abbiamo svoltato. Voglio ringraziare Simone Inzaghi e la società che ha trattato i ragazzi come fossero da prima squadra".
Questa Inter si salverebbe in Serie C? Samaden è la stella dei ds del Settore giovanile.
“Io ho avuto la fortuna di giocare in squadre importanti, mi manca un pezzo per rispondere. Samaden dà tanto, non solo per la professionalità ma anche per l'umanità. Non ci mette pressione perché nelle giovanili non conta vincere, io da ragazzo non ho mai vinto niente”.
Un pensiero sullo zoccolo duro, i vari Sangalli e Moretti.
“Noi stimoliamo i ragazzi a fare autocritica. Nell'Inter sei coccolato, non è come fare una Serie C...".
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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