Entro maggio arriverà sul tavolo del Comune il progetto di Inter e Milan per lasciare lo stadio Meazza e costruirne uno nuovo, proprio di fianco all'impianto attuale. A Palazzo Marino sono in attesa delle carte per iniziare con la seconda fase, quella che dovrebbe portare all'ok definitivo. "Adesso i club hanno gli elementi per formulare il progetto dopo aver ricevuto le consulenze chieste a studi professionali italiani e internazionali in campo finanziario, legale e architettonico - assicura Tuttosport -. Erano risposte che servivano per sciogliere i nodi su servizi, capienza, parcheggi e soluzioni per la doppia accoglienza delle zone ospitalità. La data dell’incontro non è stata ancora fissata. Ma non si potrà andare oltre la fine di maggio. Il passaggio a questa fase operativa aiuterà a mettere da parte molte incomprensioni. A partire dalla forte opposizione di tanti ambienti cittadini (politici e non solo) all’abbattimento di San Siro. Un impasse che può alimentare vicende dai contorni poco chiari come quella relativa all’oscillazione anomala al terzo anello blu durante Inter-Atalanta, rilevata ma non ancora descritta in modo approfondito dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano. Una situazione nella quale sembra quasi che si debba certificare la necessità di andare oltre San Siro per consunzione dell’attuale impianto, una struttura che invece appena tre anni fa ha ospitato una finale di Champions League. Nessuna nostalgia però può cancellare una circostanza innegabile: lo stadio necessita di continue migliorie che obbligano Inter e Milan a lavori dispendiosi. Interventi che equivalgono a tante toppe, non a soluzioni definitive. Anche questo entra in gioco nella preferenza accordata all’opzione di un impianto nuovo piuttosto che alla ristrutturazione di uno inaugurato nel 1926. Ma forse sarebbe stato tutto più lineare se i due club avessero imboccato la strada di due impianti moderni e autonomi. La via percorsa dai grandi club europei. E’ evidente che San Siro non è più al passo con l’evoluzione delle nuove cattedrali calcistiche. Ma è altrettanto chiaro che dividere uno stadio non è il massimo per società che ambiscono a tornare grandi a livello continentale: obbliga a comprimere i ricavi sperati e priva dell’effetto appartenenza. Le complesse vicende proprietarie degli ultimi anni impediscono però di inseguire la soluzione ottimale. Elliott, per completare la sua operazione da hedge fund, dovrà rivendere nel medio periodo il Milan. Anche questo può spingere verso una condivisione che abbatte i costi di costruzione. Le stime parlano di circa 700 milioni per lavori che potrebbero essere completati al via della stagione 2023-24. A meno che un mancato accordo con il Comune per la zona di San Siro riporti d’attualità le ipotesi di altre aree cittadine o appena fuori (Sesto San Giovanni)".

Sezione: Focus / Data: Mer 01 maggio 2019 alle 08:45 / Fonte: Tuttosport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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