"I precedenti non vanno in campo", ha detto Simone Inzaghi prima del quarto derby di Milano della stagione. Legittimo dal suo punto di vista, anche perché puntualmente si ritrova di fronte un Milan diverso tatticamente e psicologicamente, tra cambi di panchina e di obiettivi. Dopo campionato e Supercoppa italiana, è la volta della Coppa Italia, utile a capire se l'assioma del tecnico nerazzurro ha fondamenta solide.
L'inizio è a rilento, con i padroni di casa con la sindrome di andare sotto troppo presto che rischiano solo la palla lunga su Tammy Abraham e gli ospiti che non forzano ma trovano comunque il modo per pungere: al 9', dagli sviluppi di un corner, in seguito a un flipper, Joaquin Correa calcia di prima chiamando Mike Maignan al primo intervento. La risposta dei rossoneri arriva al 16' concentrata in un'azione caparbia sulla linea di fondo di Alex Jimenez, che con un rimpallo apre la strada Tijjani Reijnders il crossa forte viene alzato sopra la traversa da Theo Hernandez. Che poco dopo si fa ammonire per un fallo da SPA su Yann Bisseck, pronto a diventare minaccioso sulla corsia destra. Dal calcio di punizione successivo. Hakan Calhanoglu pennella sul secondo palo, per la torre proprio di Bisseck verso De Vrij che non segna l'1-0 per via salvataggio prima della linea di Abraham, con Maignan comunque pronto a parare. E' la miccia che fa accendere la partita: al 26', il Milan lancia Leao che, dopo il solito dribbling verso l'esterno del campo, vorrebbe piazzarla sul secondo palo ma senza l'accordo di Pep Martinez, che si iscrive alla contesa con una parata decisiva. Si va da una parte all'altra, senza soluzione di continuità, con la ricerca ora dell'ampiezza ora della profondità, spesso sporcata da errori tecnici che compromettono le giuste intenzioni tattiche. A proposito di ampiezza, al 33', con Darmian 'aperto', praticamente con i piedi sulla linea laterale, quasi ci scappa l'1-0 dell'Inter: bravo Matteo Gabbia ad anticipare nel duello aereo Correa, che era pronto a colpire di testa verso la porta. Al 37', come da copione, tocca al Milan: dopo una cavalcata di Kyle Walker sulla destra, Reijnders si fa dare palla tra le linee e imbuca per Abraham, anticipato sul più bello dall'uscita provvidenziale di Martinez fino ai bordi della sua area. Al 40', per effetto di una palla persa ingenuamente da Leao e un fallo conseguente di Pulisic su Barella, Calhanoglu va a calciare la punizione dai 25 metri che obbliga Maignan ad allungarla in corner per evitare guai peggiori. Il primo tempo si chiude con una doppia grande occasione per l'Inter: Carlos Augusto verticalizza in area per Thuram, il cui extra pass subisce una deviazione che diventa buona per l'inserimento a fari spenti di Frattesi. Che di testa schiaccia troppo debolmente per poter impensierire Maignan. Sulla prosecuzione dell'azione, Bastoni si trova nell'insolita posizione di tiratore scelto dentro l'area e cicca malamente il pallone.
SECONDO TEMPO -
La ripresa comincia col botto per il Milan, che passa in vantaggio dopo un giro palla prolungato e una carambola fortunata che libera al tiro incrociato di Abraham che non lascia scampo a Martinez. L'errore è di Frattesi, che scala in ritardo su Fofana e permette all'inglese di calciare indisturbato per l'1-0. La reazione interista è rabbiosa e arriva immediatamente: capitan Barella carica a testa bassa, si libera della marcatura di Jimenez e scarica un tiro a giro che non ha l'effetto giusto per sorprendere Maignan. Il tap-in di Darmian è da dimenticare, ma era in posizione troppo angolata per prendere qualcosa di meglio. Gli animi si riscaldano per un petto contro petta tra Jimenez e Carlos Augusto che genera l'ammonizione per Francesco Acerbi, che evidentemente ha detto qualche parola di troppo mentre si trovava a bordocampo per il warm up. La sfida si infuoca, tra contatti al limite e fischi che lasciano a desiderare di Michael Fabbri. Uno scenario che invita Simone Inzaghi a effettuare il triplo cambio in coincidenza con l'ora di gioco: Pavard, Zalewski e Mkhitaryan per Bisseck (ammonito ingiustamente), Carlos Augusto e Frattesi, nettamente il peggiore in campo. Dopo la girandola di cambi, Leao tenta una rovesciata impossibile che va a finire al primo anello blu. Dall'altro lato del campo, invece, cresce la sensazione che l'Inter sulla sinistra diventi col passare del tempo più pericolosa, e infatti proprio da quel lato nasce l'1-1: palla lavorata bene da Barella per Correa che la appoggia per il tiro potente di Hakan Calhanoglu che infila Maignan, coperto da due compagni al momento della parata. Incassato il gol, Sergio Conceicao attua la contromossa richiamando in panchina lo sfiancato Alex Jimenez per Riccardo Sottil. Poco dopo, dentro Joao Felix e Santiago Gimenez per Christian Pulisic e Tammy Abraham. Si vive sul filo fino al triplice fischio: all'80' Zalewski, nella stessa zolla dell'assist all'esordio in nerazzurro proprio nel derby, ha la palla d'oro per il 2-1 ma Maignan si fa grande e copre tutta la porta strozzandogli la gioia in gola. All'84', sull'ennesimo recupero alto, l'Inter manda a calciare Mkhitaryan da posizione privilegiata, ma è ancora Maignan a ergersi da protagonista. Passato il lungo momento di sofferenza, il Milan torna a farsi vivo in attacco: Fofana cattura palla e innesca Leao, il cui tiro a giro soffia non lontano dal palo. Thomas Berenbruch per Correa è l'ultima carta che si gioca Inzaghi. Prima della segnalazione di 3' di recupero. In cui non succede nulla: la semifinale d'andata finisce 1-1.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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