Qual è l’obiettivo stagionale del Napoli? La domanda sorge spontanea visto il continuo ‘giocare a nascondino’ di Antonio Conte, senz'altro uno degli allenatori italiani più vincenti (almeno tra i confini nazionali) ma anche uno di quelli che più ci ha abituato ad abbandonare la nave in corsa quando il profumo di successo inizia a svanire. È accaduto con la ‘sua’ Juventus, quando nel 2014 ‘anticipò’ la separazione mandando una stoccata alla società su un mercato non ritenuto all’altezza per competere in Europa: “Non puoi sederti al ristorante da 100 euro con 10 euro in testa. In Europa ci sono squadre economicamente irraggiungibili, per me sarà molto dura vedere una squadra italiana in finale di Champions League da qui a tanti anni a venire”.
A smentirlo furono i fatti, perché proprio nel 2015 la stessa Juventus sfiorò il Triplete con Massimiliano Allegri in panchina. Chi il Triplete l’ha vinto invece è l’Inter, tornata a giocarsi recentemente la coppa dalle grandi orecchie nella finalissima di Istanbul sotto la guida di Simone Inzaghi, arrivato a Milano proprio per rimpiazzare il salentino dopo l’ennesimo scudetto conquistato in carriera e il conseguente divorzio con ricca buonuscita. Perché quella decisione? Per il motivo di cui sopra: il profumo di successo (almeno nella testa di Conte), cominciava a svanire. Complice la crisi generata dalla pandemia e il conseguente mercato al risparmio a cui sarebbe andato incontro l’Inter di Suning, con cessioni pesanti e dolorose come quelle di Hakimi e Lukaku. Scenario che non ha invece spaventato Inzaghi, che anche con 10 euro ha comunque provato a gustarsi un piatto da 100 sfidando i miliardari del City. Dimostrandosi allo stesso tempo umile nell’accettare le mosse della dirigenza pur di sedersi in una panchina prestigiosa come quella nerazzurra, dove è riuscito a collezionare numerosi trofei e altrettante soddisfazioni.
Domenica sera Conte tornerà a San Siro e sfiderà proprio Inzaghi, che non ha mai nascosto le ambizioni dell’Inter e l’obiettivo scudetto. Neanche nella passata stagione. Il Comandante, invece, nega tra le righe che il Napoli abbia qualche aspirazione tricolore nonostante sia l’unico titolo (insieme alla Coppa Italia) in palio a disposizione. Ma questa volta un “ossessionato dalla vittoria” come Conte, che definisce abitualmente il secondo come “il primo dei perdenti”, sembra quasi infastidirsi quando sente qualcuno dire che il suo Napoli - che a differenza delle competitor come Inter, Juventus, Atalanta e Milan non ha il dispendioso impegno delle coppe europee - viene inserito tra le favorite allo scudetto. E il discorso ha senso. Sia perché Conte non ha mai accettato progetti in cui mancava l'ambizione di vincere sia perché - vale la pena aggiungere - c'è stato un mercato che ha visto l’addio di Osimhen ma anche l’arrivo di pezzi da novanta come Lukaku, McTominay e Buongiorno, oltre ad altri innesti come i vari Neres, Gilmour, Rafa Marin e Spinazzola che hanno fatto lievitare la voce ‘investimenti’ ben oltre la tripla cifra di 100 milioni di euro. Bel al di sotto del mercato low cost diventato ormai habitué negli uffici di Viale della Liberazione.
All'ultima giornata il Napoli ha incassato una sconfitta senza storie con l’Atalanta che ha portato l’Inter campione d’Italia in carica ad avvicinarsi a -1 in classifica, con lo scontro diretto di domenica alle porte. Una gara che Inzaghi dovrà preparare dopo il big match di Champions con l’Arsenal di questa sera, mentre Conte avrà sette giorni pieni per far recuperare le energie ai suoi e studiare le mosse tattiche. Un minimo vantaggio c'è, no? E pensare che poco più di un mese fa, il 2 ottobre nella conferenza stampa pre-Como, il salentino gonfiava il petto mandando frecciate alle rivali: “La storia ha insegnato che gli Scudetti vengono vinti sempre dalla storia, dal valore patrimoniale della rosa e dal il monte ingaggi, salvo rarissime eccezioni. Quando sento parlare qualcuno che vuole mettere pressione su di noi… dico che qualcuno ha voluto la bicicletta ed adesso deve pedalare. A Napoli si dice ca’ nisciun è fess’. No?”. È vero, hai ragione Antò. Ma anche lontano da Napoli nisciun è fess.
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