Nove lunghi anni: sono quelli che hanno visto come unica protagonista del campionato la Juventus, che dal 2012 al 2020 ha dominato la scena italiana, seminando tra i tifosi della 'gran Milan' una frustrante malinconia rispetto a ciò che era la Milano calcistica, resasi assente dai grandi palcoscenici per un lasso temporale troppo lungo per essere tollerato a cuor leggero da qualunque amante del calcio che si rispetti. Un'assenza quella di Inter e Milan interrotta solo l’anno scorso dalla squadra nerazzurra, andata in crescendo negli anni, un cammino step by step che ha avvicinato a piccoli passi il ritorno in grande che oggi più di ieri gli interisti dovrebbero apprezzare e godere. Ma spesso, si sa, i risultati obnubilano le prestazioni e alla fine di ogni partita, e probabilmente di ogni campionato, a nessuno importa delle percentuali di possesso palla, delle occasioni create, del gioco imbastito e della meraviglia talvolta disegnata.
Emblematico in tal senso il derby del 5 febbraio, lo stesso che probabilmente a posteriori (laddove quel posteriori sarà questa sera alle 20 circa) verrà giustamente indicato come arbitro di questa stagione di Serie A: 70 minuti o giù di lì di (quasi) totale predominio nerazzurro finito a frantumarsi sotto i colpi di Olivier Giroud con la maldestra e anche maledetta (concedetemelo) partecipazione di un blackout della squadra di casa che cestina tutto in soli tre minuti. Di quel derby poco importa e poco è importato del gioco della squadra di Inzaghi, perché al netto di quell'1-2 finale quel bel gioco è giovato a pochi se non ai milanisti che col minimo degli sforzi sono riusciti a beffare l'avversario traendone il massimo dei profitti. Con buona pace di chi colpevolizza ancora il povero Ionut Radu per 'l'episodio' di Bologna, è a quel 5 febbraio che Inzaghi e compagnia dovranno volgere lo sguardo intriso di rimpianto in caso di scudetto al Milan, ed è proprio in caso di '2' o ‘x’ a Reggio Emilia che in pochi ricorderanno, a partire da settimana prossima, della grande stagione - alti e bassi compresi - sostenuta dalla squadra di Inzaghi, bollata ad agosto come candidata al 'contentino' della qualificazione Champions. E allora chissenefrega delle due 'coppette' di consolazione, delle due gare (per esempio) con il Liverpool, di cui va tanto fiero Inzaghi (che peraltro ripeterebbe come più volte ribadito, sacrificando un match di Serie A che cambierebbe le sorti dello scudo). Chissenefrega delle ottime prestazioni, degli otto successi di fila e di tutti i bei discorsi qui fattibili quanto leciti: in caso di scudo al Milan il fallimento Inter sarebbe sulle bocche di tutti ed esorcizzarlo sarebbe un'impresa titanica persino più di vincerlo.
Eppure c'è chi dice no. O meglio, c'è chi dice 'chiunque lo vinca, purché rimanga a Milano', il tutto per amor di un titolo che per due anni consecutivi, finalmente, resta in quella 'famosa' città, troppo a lungo rimasta a secco di titoli (quantomeno sportivi) e se il prezzo da pagare è quello di vederlo sollevare al Milan ben venga purché a vincerlo non è la Juventus. La tanto 'odiata' (passatemi il termine) Juventus. Eppure c'è chi, pur di non vederlo sollevato ancora dalla Milano nerazzurra ha preferito coalizzarsi con 'la tanto odiata', al punto che persino per la Coppa Italia auspicava un gol del Paulino che da domani in poi sembra essere destinato su queste frequenze... Com'è corruttibile l'animo umano! Persino quando a corrompere non sono addirittura neppure i money. D'altronde si sa, l'orgoglio è più forte anche della grana stessa, ma poco importa. Se la squadra di Inzaghi è stata ancora una volta capace, lo scorso 11 maggio, di aggiudicarsi un derby d’Italia che valeva la coccarda tricolore, il derby scudetto è ad oggi un'incognita. Un interrogativo con tanto di coordinate davanti alle quali ogni genere di navigatore satellitare sembra indicare via Aldo Rossi. Ma davvero? Davvero sì, e gli interisti ci si sono arresi dinnanzi al 99% di probabilità, sperando con tanto di scaramanzia in un "non succede ma se succede...". E se fosse destino e l'imponderabile, così impossibile (o quasi) per gli scommettitori, succedesse? In quel caso tutto verrebbe messo in discussione, professione compresa e con essa buona parte di chi la pratica, pronostici, proclami e sentenze annessi.
Non succede ma se succede... E in caso di ko (questo impossibile, per cui tanti auguri al Milan) a Reggio Emilia degli uomini di Pioli, i nerazzurri improvvisamente riavrebbero indietro quel tanto messo in discussione orgoglio di cui tanto si è discusso. In tanti, forse in troppi, ci sperano (chi scrive compresa) al netto di pronostici e realtà. Eppure la verità è che, sebbene ci sia chi sogna un 5 maggio a tema casciavìt (e per 5 maggio non si intende quello del 2010), le critiche verso Inzaghi e giocatori dovrebbero essere messe in discussione a prescindere. "Perché?", chiederebbe chi reclama un 'sei di parte' di troppo... Perché nel derby più lungo della storia recente, quantomeno dalla stagione 1964/65 (quando i nerazzurri di Herrera vinsero il loro nono titolo negli ultimi novanta minuti di campionato ai danni dei cugini), a dispetto dei meriti del Milan, eventuale campione d'Italia, il percorso della squadra di Simone Inzaghi, data per spacciata già a maggio, ha dato modo di far ricredere persino i più cinici dei detrattori, classifica (e risultati fin qui ottenuti) docet.
Ricordiamoci dei giorni assolati dello scorso luglio, delle condizioni che Simone Inzaghi ha dovuto affrontare una volta abbandonata Casa Lazio per tentare l'avventura a Milano. E teniamo a mente il grande spirito di abnegazione col quale lui e il suo staff hanno deciso di plasmare il loro progetto, la loro idea di Inter. E che risultati abbiamo visto sul campo, intesi non solo come traguardi raggiunti. Insomma, dovesse andare come tutti pronosticano, ci si leccherà le ferite ma si dovrà pensare che come anno uno del progetto Inzaghi il bilancio non può essere considerato negativo. Poi, se dovesse succedere l'impossibile...
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